• Articolo , 26 settembre 2008
  • Direttiva UE: Governo e Confindustria non convincono Legambiente

  • “Gli oneri menzionati sono gonfiati” afferma l’associazione chiedendo che siano resi pubblici gli studi che calcolano per il settore industriale tra i 20 e i 30 miliardi di euro l’anno i costi derivanti dal pacchetto europeo su energia e ambiente

Secondo il Governo Italiano, così come per Confindustria, l’applicazione della direttiva europea su energia e clima costerebbe alle industrie italiane tra i 20 e i 30 miliardi di euro l’anno. “Ma secondo quali stime? Perché il Governo non rende pubblici i dati alla base di questi calcoli? I numeri forniti dalla commissione Ue sono altri e assolutamente differenti da quelli sparati dal Governo in questi giorni”, sostiene Edoardo Zanchini, responsabile Energia di Legambiente. “Secondo la commissione europea infatti l’adeguamento alla direttiva 20-20-20 costerà all’Italia 8 miliardi di euro l’anno, senza contare i vantaggi in termini di riduzioni delle importazioni e di risparmio rispetto alle attuali spese per i danni da inquinamento, oltre ai benefici relativi all’efficienza e all’ammodernamento industriale. Un totale quindi di gran lunga inferiore ai 20-30 miliardi di euro l’anno citati recentemente anche dal Ministro Prestigiacomo e mai esplicitati pubblicamente”. “In proporzione – ha sottolineato Zanchini – per l’Italia si può stimare un risparmio di 4,4 miliardi di euro per i costi degli idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro per i costi dell’inquinamento. I costi effettivi quindi scendono fino a un decimo delle stime paventate per l’Italia. Senza contare che già oggi i ritardi nell’adeguamento al protocollo di Kyoto ci stanno costando 1 miliardo e 100 milioni l’anno senza alcun beneficio in termini ambientali e di sviluppo economico, e che al 2012, i costi sulle spalle dei contribuenti potrebbero arrivare a 7 miliardi di euro”. “E’ evidente la strategia che vuole portare a rivedere gli impegni sul clima – conclude Zanchini -, ma certo non è accettabile farlo utilizzando dati non verificabili pubblicamente. Le uniche stime certe sono quelle fornite dalla commissione Ue e bene farebbe il governo ad acquisirle per cercare di adeguarsi al più presto alla direttiva, come stanno facendo tutti gli altri paesi europei, invece di continuare a pietire sconti imbarazzanti”.