• Articolo , 1 marzo 2011
  • Dopo la cenere, il Vulcano islandese Eyjafjöll porterà in Europa l’elettricità

  • Realizzare il cavo elettrico più lungo del mondo per portare il proprio surplus energetico nel Vecchio continente. Una mossa che secondo gli analisti fornirebbe il 10% del PIL dell’Islanda

(Rinnovabili.it) – Tutti ricordano ancora la spettacolare e problematica eruzione del vulcano Eyjafjöll del 2010 la cui nube di ceneri paralizzò completamente il traffico aereo di alcuni paesi dell’Europa centro-settentrionale per un lungo lasso di tempo. Ora per Eyjafjöll è arrivato il momento del riscatto. Il vulcano, ancora oggi geotermicamente attivo, potrebbe infatti ‘partecipare’ a un innovativo progetto nel settore delle fonti rinnovabili. A spiegare l’iniziativa nei dettagli è stato in questi giorni il “ministro dell’Industria islandese”:http://eng.idnadarraduneyti.is/, Katrin Juliusdottir.
La nazione sta conducendo uno studio di fattibilità dedicato alla costruzione di *cavo di alimentazione di 1.170 km* che porti il surplus di energia green islandese fino in Scozia. Il progetto si focalizzerà su *18 TWh di energia idroelettrica e geotermica* – anche proveniente dall’area dell’Eyjafjöll – potenzialmente producibili; un quantitativo sufficiente ad alimentare 5 milioni di case europee.
“Gli islandesi convivono con terremoti e attività vulcanica, ma il vantaggio è che ora siamo in grado di monetizzare questa energia”, ha spiegato a Bloomberg Valdimar Armann, economista manager di GAMMA. Armann stima, che le esportazioni annuali di energia pulita potrebbe raggiungere circa un decimo del PIL nazionale. Aumentare le entrate della Nazione è ovviamente il fine ultimo dal momento che il crollo delle due banche principali (Landsbanki e Glitnir) e le difficoltà della Kaupthing Bank hanno finanziariamente messo in ginocchio il paese. Divenire il forte esportare d’energia per il Vecchio Continente, concorrenza della Danimarca e della Svezia permettendo, sarebbe senza dubbi la mossa giusta soprattutto considerando che il governo stima che in Islanda *il 75 per cento dell’energia potenziale* non è ancora stato sviluppato.