• Articolo , 12 marzo 2009
  • Dopo la Toscana, anche la Puglia andrà ad idrogeno

  • Si progetta la rete di distributori di idrogeno per auto

La Puglia è pronta per realizzare la prima rete in Italia di distributori di idrogeno per i veicoli. Dopo l’esperienza toscana, con l’idrogenodotto urbano di Arezzo e il distributore di idrogeno Agip, la regione pugliese si appresta a seguirne l’esempio ecologico facendo le cose in grande. La notizia è trapelata dalla presentazione di Energethica 2009, il salone dell’energia rinnovabile e sostenibile in programma dal 5 al 7 marzo alla Fiera di Genova.
Dopo l’accordo di programma, siglato il 10 aprile dello scorso anno, tra la Regione Puglia ed il Ministero dell’ambiente, che prevedeva uno stanziamento di 5 milioni di euro per sei distributori nelle sei province pugliesi, il progetto aveva avuto una battuta di arresto.
Ora invece ci sarebbero le condizioni per ripartire creando la
più grande rete di distributori di idrogeno d’Italia, derivante da energie rinnovabili e non da metano.
Il momento per una svolta in direzione rinnovabile è molto favorevole, per due motivi: in primo luogo la profonda crisi dell’auto che impone una riconversione ecologica, con l’utilizzo di energie rinnovabili, diminuendo gradualmente la dipendenza dal petrolio; in secondo luogo il regolamento dell’Unione Europea approvato il 4 febbraio, che prevede l’omologazione delle auto a idrogeno su tutto il territorio europeo entro due anni.
Secondo il fisico Nicola Conenna, padre del progetto pugliese nonché presidente dell’Università dell’Idrogeno H2U, “l’energia radiante proveniente dal sole è la fonte energetica alla quale facciamo riferimento per la produzione di idrogeno – sottolinea Conenna – non inquina ed è garantita per 3-4 miliardi di anni’’.
L’industria automobilistica è in grado di produrre motori elettrici senza alcun problema ma, probabilmente, si passerà attraverso una fase transitoria, che garantirà una minore efficienza, con l’utilizzo dell’idrometano: una miscela di metano e idrogeno che consentirebbe di alimentare l’attuale parco circolante di auto a metano (circa 500 mila veicoli).
(di Alessandro Ingegno)