• Articolo , 31 luglio 2008
  • Dopo Torrevaldaliga Nord altra centrale a carbone in Calabria

  • Il progetto di una nuova centrale di carbone, comprensiva anche di stoccaggio della CO2 emessa. Ma dalla Regione a Legambiente si oppongono nettamente all’iniziativa

E’ partita la campagna di informazione sul progetto della centrale a carbone che dovrebbe essere realizzata dalla società SEI, (partecipata della società svizzera Rätia Energie) a Saline Joniche (RC), che allo scopo ha infatti acquistato l’area industriale dell’ex Liquichimica. Nei confronti di questo progetto si è già espressa in modo negativo la giunta della Regione Calabria. Allo stesso modo, le associazione ambientaliste non hanno manifestato certo un parere favorevole nei confronti di questo piano. In particolar modo Legambiente, il cui presidente nazionale, Vittorio Cogliati Dezza, in un comunicato congiunto con Antonino Morabito, presidente regionale, e Nuccio Barillà, membro del Direttivo nazionale, boccia in modo deciso e netto il progetto.
“In uno scenario nazionale di grave ritardo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra obbligatori secondo il Protocollo di Kyoto – fanno sapere i dirigenti di Legambiente – la costruzione di una nuova centrale a carbone come quella proposta dalla Sei, non farebbe altro che aumentare il contributo dell’Italia al riscaldamento globale. Con questa nuova centrale si aumenterebbe la produzione di CO2 in atmosfera del nostro Paese di oltre 7,5 milioni di tonnellate di cui dobbiamo assolutamente fare a meno. Il nostro Paese deve smettere di temporeggiare e per evitare le multe salate previste anche dal nuovo accordo europeo di riduzione del 20% della CO2 entro il 2020, deve trasformare il suo sistema energetico in modo sostenibile, puntando sul gas come fonte fossile di transizione e fondandolo sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, così come fatto in Germania dove il settore delle fonti pulite garantisce occupazione a 250 mila persone”.
Legambiente insiste ricordando che “… non esiste una tecnologia in grado di abbattere al camino l’anidride carbonica emessa e nonostante il progetto della centrale preveda potenzialmente un impianto tecnicamente idoneo alla cattura della CO2 per il successivo deposito geologico al largo delle coste ioniche, attualmente non è prevista l’effettiva realizzazione dello stoccaggio che aumenterebbe i costi, rendendo il carbone meno competitivo di altri combustibili”.
“Questo nuovo progetto – recita quindi la nota Legambiente/Regione Calabria – oltre a aumentare l’inquinamento locale sarebbe l’ennesimo tassello del clamoroso fallimento del disegno di ‘industrializzazione forzata’ della Calabria che nel corso degli ultimi 35 anni, ha continuato ad investire in opere, di grande impatto sull’ambiente e fallimentari sul piano economico ed occupazionale. La Sei prenda atto anche dell’opposizione della giunta regionale della Calabria e abbandoni questo progetto”.