• Articolo , 7 novembre 2008
  • Dossier Legambiente: Energia dai rifiuti senza CO2

  • Presentato nell’ambito della fiera Ecomondo di Rimini, il documento illustra le potenzialità energetiche della frazione organica dei rifiuti e i traguardi raggiunti in altri Paesi europei

Esiste in Italia una fonte di energia rinnovabile vasta ma ancora inutilizzata. Quale? Semplicemente tutta la frazione organica dei rifiuti, dagli scarti urbani, forestali e dell’industria agroalimentare agli effluenti zootecnici e i fanghi di depurazione, che ad oggi, in assenza di raccolta differenziata, non fanno altro che finire nelle discariche aumentando i livelli di CO2. A mettere a fuoco la questione è Legambiente, nel suo dossier “Energia dai rifiuti senza CO2: la gestione sostenibile degli scarti organici” redatto con lo scopo di stimolare e promuovere politiche virtuose, sia a livello locale che nazionale per una gestione sostenibile dei rifiuti. Secondo quanto riportato nel documento dai rifiuti e dalle biomasse di origine agroindustriale si potrebbero ottenere 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno, pari a circa il 10% del fabbisogno di gas naturale italiano. “Trattando in maniera adeguata gli scarti organici si ottengono vantaggi su più fronti – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Si riduce il fabbisogno delle fonti fossili, si aumenta la qualità dei suoli italiani, particolarmente poveri di sostanza organica, si sequestrano nel terreno enormi quantità di CO2”. “Gli impianti di digestione anaerobica – spiega l’associazione – permettono di trasformare i rifiuti in biogas (ricco di metano) e in una parte residuale solida. Questa componente organica può essere trattata negli impianti di compostaggio e trasformata in ammendante agricolo, utile al miglioramento della qualità dei suoli”. “Oggi – conclude Legambiente – si sente parlare molto di agroenergie per la produzione di biodiesel e bioetanolo, un pò meno di biometano come prodotto dagli scarti organici dei rifiuti. E questo nonostante le auto con alimentazione a biometano percorrano tre volte la distanza coperta dalle auto alimentate a biodiesel ottenuto da un ettaro di terreno coltivato per la produzione di biomasse, e più del 50% della distanza se il confronto avviene con il bioetanolo”.