• Articolo , 20 settembre 2010
  • E’ italiano ‘l’occhio’ più alto dell’Osservatorio Atmosferico Globale

  • L’Osservatorio italiano Everest-Pyramid ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di stazione globale del programma Global Atmosphere Watch (GAW), divenendo così il 33° punto di monitoraggio “globale” nel ricco network dell’Agenzia ONU

(Rinnovabili.it) – L’Everest-Pyramid del CNR entra a far parte del programma “GAW – Global Atmosphere Watch”:http://www.wmo.int/pages/prog/arep/gaw/gaw_home_en.html (Osservatorio Atmosferico Globale), la rete ad alta efficienza creata dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale per monitorare l’andamento dell’atmosfera terrestre. Otto obiettivi strategici e le sue oltre 600 stazioni regionali e 33 ‘globali’ fanno del GAW un network ben collaudato, in grado non solo di migliorare la disponibilità dei dati e il loro utilizzo ma anche potenziare comunicazione e la cooperazione tra tutti i componenti dell’Osservatorio e la comunità scientifica.
Un lavoro complesso dunque, a cui oggi si aggiunge una delle eccellenze italiane quale per l’appunto *l’Osservatorio Italiano Everest-Pyramid* del Comitato Ev-K2-CNR. Una perla quasi necessaria per la collana del GAW: con la sua localizzazione a oltre 5.000 metri di quota ai piedi del Monte Everest è da tempo fonte di “informazioni preziose”:http://www.rinnovabili.it/everest-mai-cosi-inquinato-concentrazioni-simili-a-quelle-dei-centri-urbani595473 e uniche sulla composizione dell’atmosfera e ora anche il 33° punto ‘focale’ di monitoraggio della composizione dell’atmosfera terrestre.
“È un prestigioso riconoscimento per la comunità scientifica italiana e per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, che svolge attività sia scientifiche sia tecnologiche all’avanguardia, come dimostra il funzionamento ininterrotto dal marzo 2006 della stazione Everest–Pyramid, che fornisce da oltre 5000 metri di quota informazioni preziose e uniche sulla composizione dell’atmosfera”, osserva Giuseppe Cavarretta, Direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del CNR. Un prestigio ancor più grande se si valuta che Everest-Pyramid è la prima stazione italiana ad ottenere questo importante riconoscimento affiancandosi così ai già ottanta paesi coinvolti.
Creata nell’ambito del _progetto SHARE_ (Stations at High Altitude for Research on the Environment), l’Everest–Pyramid o Nepal Climate Observatory–Pyramid “è attiva nell’ambito di progetti strategici per il monitoraggio della composizione chimico-fisica dell’atmosfera e per lo studio degli effetti dei cambiamenti climatici nell’Asia meridionale”, come precisa Paolo Bonasoni dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC-CNR), coordinatore di SHARE e responsabile della stazione GAW. “Quest’area è infatti particolarmente influenzata dalla presenza delle cosiddette ‘Atmospheric Brown Clouds’ (ABC), le nubi di inquinanti che durante il periodo invernale e pre-monsonico si estendono dall’Oceano Indiano all’Himalaya per effetto delle emissioni di particelle e gas dalle vaste aree urbane e industriali, agricole e forestali, con conseguenze su clima, qualità dell’aria, sistema monsonico e agricoltura, e offre quindi un’unica opportunità nel rilevare i processi legati ai cambiamenti climatici. Queste misure hanno registrato che elevate concentrazioni di particelle carboniose e altri inquinanti possono raggiungere e superare le pendici del Sagaramatha (il ‘dio del cielo’ come i nepalesi chiamano l’Everest), depositandosi sui ghiacciai, modificandone l’albedo ed influenzandone la fusione”.