• Articolo , 12 settembre 2007
  • E il clima non è affatto sereno

  • Un Convegno del Cambiamento Climatico di tono istituzionale che nella prima giornata ha visto le presenze: dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano a quello del senato Marini, dal ministro dell’Ambiente, che fa da padron di casa, ad altri rappresentanti dell’esecutivo. E poi studiosi, esperti, addetti ai lavori per ascoltare amare verità, che molti già conoscono e che comunque sono già sotto gli occhi di tutti

Si inizia male. Nel senso di cattive notizie. La temperatura in Italia è infatti aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo. Come record di “climate change” non è il massimo. Ce lo raccontato ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, nella sua introduzione alla Conferenza Nazionale sul Clima. Ma non c’è solo questo, infatti le piogge calano del 5% nell’ultimo secolo, la siccità aumenta, la desertificazione si affaccia ma come problema non solo nel Sud Italia, ma addirittura nella Pianura Padana. E la lista delle ”bad news” che Pecoraro Scanio snocciola non finisce. I nostri ghiacciai, ad esempio, sono ridotti alla metà del volume, mentre sul mare un chilometro su tre delle nostre spiagge va scomparendo. E ancora il Po, e con lui gli altri nostri fiumi, registra continue riduzioni della portata media e d’altra parte accresce la variabilità tra piene e secche. La temperatura in Italia e’ aumentata quattro volte di più che nel resto del mondo.
E’ ovvio, ha sottolineato il ministro che contro questi cambiamenti climatici, occorre ”un vero e proprio pacchetto sulla sicurezza ambientale, fondamentale per il futuro del nostro Paese”. Questa la ben poco lusinghiera apertura della conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, promossa dal ministero dell’ Ambiente e organizzata dall’ Agenzia per la protezione dell’ ambiente (Apat). ”L’ emergenza climatica e’ davanti agli occhi di tutti. La conferenza – ha aggiunto Pecoraro Scanio – è un solo segnale chiaro e non si deve ragionare solo sulla mitigazione e su come ridurremo la Co2, ma anche come, essendo il clima già cambiato, l’ Italia si attrezza per la tutela del mare, delle coste, sul risparmio idrico. Ci vuole anche un segnale sul fronte dell’ adattamento, che permetta ai nostri cittadini di avere più sicurezza ambientale”.
Le parole del ministro evocano immagini, informazioni e dati che sicuramente tutti gli addetti ai lavori conoscono ormai da tempo, ma anche per la maggior parte dei politici non è certo materia sconosciuta. Siamo alle solite, se da questa conferenza usciranno solo buoni propositi e altrettanto buone intenzioni i rischi aumenteranno in maniera esponenziale. Occorre fissare date e soglie precise che vadano rispettate da tutti i livelli di governance, da quello comunale, su, su, per arrivare all’amministrazione nazionale. Ovviamente questo riguarda anche i privati
Sottolinea polemicamente Pecoraro Scanio: “Le aziende italiane farebbero bene a preoccuparsi di come tagliare le emissioni di anidride carbonica. Periodicamente alcuni lanciano il rischio black out, per non parlare dei veri problemi. Inoltre rischiamo di pagare miliardi di multe per Kyoto – ha aggiunto il ministro – perché alcune aziende, invece di fare innovazione, fanno solo allarmismo. Lavoriamo su cose serie. Riducendo gli sprechi, si può evitare il rischio black out”

*ALCUNI INTERVENTI DELLA SECONDA GIORNATA*

FRANCO MARINI: “ITALIA INDIETRO RISPETTO AD ALTRI PAESI UE”

“Nonostante le misure previste nella legge finanziaria per il 2007 e nell’ultimo Dpef dobbiamo constatare che siamo ancora troppo indietro rispetto ai nostri partner europei”. Queste le parole del presidente del Senato, Franco Marini, che ha aperto oggi i lavori della seconda giornata della Conferenza nazionale 2007 sui cambiamenti climatici.
Secondo Marini per ritornare competitivi a livello europeo “occorre ripartire, in modo determinato e convinto, consapevoli anche delle opportunità offerte all’economia e all’occupazione alla ricerca e all’innovazione orientata verso lo sviluppo sostenibile. Molto ancora bisogna fare – ha proseguito – sul versante internazionale, per concentrare e indirizzare scelte e comportamenti individuali e imprenditoriali”. Urge inoltre “uno sforzo di sintesi e coordinamento fra amministrazioni statali competenti”. L’impegno per il clima deve divenire insomma “una priorità nell’azione di governo”.
L’intervento del presidente del Senato si è concluso con questo augurio: “Auspico che questa conferenza, voluta dal governo italiano, segni per il nostro paese una rinnovata presa di coscienza verso politiche e scelte che dobbiamo promuovere con determinazione, se vogliamo, fino in fondo, assumerci tutte le responsabilità concrete che oggi, i cittadini chiedono alla politica”.

FABIO MUSSI: “C’È BISOGNO DI RICERCA, RICERCA, RICERCA”

Durante la tavola rotonda di stamattina, Fabio Mussi, ministro dell’Università e della Ricerca, ha dichiarato che la delicata questione ambientale “non è il regno dell’armonia politica”. “Quando si vede concretamente come ottenere aria e acqua pulita, le cose si fanno più spinose: l’ambiente è diventato la più dura e più grande battaglia dell’umanità”. In passato si negava che i cambiamenti climatici fossero diretta responsabilità dell’azione degli uomini “ora qualcosa sta cambiando e si accetta che questo effetto è misurabile e misurato”. Mussi ha sottolineato come “siamo in un boom di spese militari, è come se il mondo si preparasse alla terza guerra mondiale. Se della crescita dell’economia molto va in armamenti, soldi per il resto non ce ne saranno” ma allo stesso tempo sono determinanti i comportamenti individuali: “Le grandi scelte passano anche per quelle dei singoli cittadini che non comprano i Suv ma i pannelli solari e fanno raccolta differenziata”.
Per far fronte al problema del cambiamento climatico comunque, ha sottolineato il ministro dell’Università, occorre “ricerca, ricerca, ricerca”.

ERMETE REALACCI: POLITICA UTILE SE RISOLVE PROBLEMI DEL FUTURO

“La politica deve indicare una strada praticabile per risolvere problemi come quello dei cambiamenti climatici, altrimenti avrà fallito il suo compito”. Così si è espresso Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, moderatore della sessione dedicata a “Gli strumenti di adattamento”.
Realacci, approfittando dell’occasione per ricordare che martedí 18 settembre avrà luogo una sessione straordinaria di Montecitorio, dedicata proprio ai temi della Conferenza, ha dichiarato che i leader del mondo hanno compreso il ruolo e l’utilità del loro lavoro, cioè quello di affrontare le sfide del futuro e dare sicurezza ai cittadini, e “bisogna arrivare a questo livello di condivisione anche in Italia”. I cambiamenti climatici “sono un fattore oggettivo e un problema di oggi, per quanto si possano dare diverse valutazioni”, dunque è necessario “fare qualcosa da subito”. La sfida dell’ambiente, a cui ormai non ci si può più sottrarre, può inoltre rivelarsi molto proficua a livello di innovazione tecnologica e di sviluppo economico.

ALTERO MATTEOLI: NIENTE CATASTROFISMO

“Credo che il ministro dell’Ambiente abbia fatto del catastrofismo, spero per attirare l’attenzione, anche se il problema dei cambiamenti climatici esiste”. Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato ed ex ministro dell’Ambiente, ha così commentato i precedenti interventi e le dichiarazioni dell’attuale ministro Pecoraro Scanio. Matteoli ritiene che rispetto all’emergenza clima “ci voglia più pragmatismo per affrontare più serenamente il problema” e che “l’uomo abbia la possibilità di rimediare ai disastri che ha causato, dal punto di vista tecnico e scientifico ha questa risorsa”.
Ha inoltre risposto, a chi prospetta un ritorno al nucleare, che “è una soluzione che funzionerà fra 20 anni. Sarebbe un errore nascondersi dietro questa ipotesi: abbiamo bisogno di affrontare il problema prima” Da prospettare invece è “un mix di fonti, dalle rinnovabili al gas, ma anche il carbone pulito”.

*ALCUNI INTERVENTI DELLA PRIMA GIORNATA*

IL PRESIDENTE NAPOLITANO: EUROPA PARLI CON UNA SOLA VOCE
“Per influenzare intese e sforzi coordinati che devono realizzarsi a livello mondiale per fronteggiare il problema del cambiamento climatico innanzitutto é essenziale che l’Europa parli con una sola voce”. E’ il capo dello stato che parla prima di lasciare la sede della Fao dove ha assistito alla sessione di apertura della Conferenza sui Cambiamenti Climatici.
Giorgio Napolitano aveva insistito che è necessario che si porti davvero avanti quella politica europea integrata dell’ambiente e dell’energia che è stata avviata nel Consiglio Europeo in primavera, e che l’Italia faccia la sua parte”. Inoltre ha sottolineato che “il problema del cambiamento climatico e del futuro dell’ambiente è uno dei più gravi e complessi problemi globali del nostro tempo”. Nel suo saluto, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ha citato un analogo richiamo di Giorgio Napolitano: “energia e ambiente sono sfide che possono essere vinte solo se stiamo uniti in una politica comune”.

BERTINOTTI: C’E’ POLITICA DI RAPINA NATURA
”I cambiamenti climatici andrebbero chiamati in un altro modo, perché questa espressione appare “neutrale”, non dà conto delle cause e delle responsabilità, che risiedono nella politica di rapina e di dominio della natura che per un lungo ciclo economico ha perpetrato un tipo di sviluppo fordista-taylorista”, ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti, stamattina alla conferenza sui cambiamenti climatici, che si è aperta alla Fao alla presenza di Giorgio Napolitano. Bertinotti ha sottolineato che la sfida si presenta difficile perché deve fare i conti con “inadeguatezze culturali e dure resistenze di interessi”

DAVID HARCHARIK, (vicedirettore Fao): LE VITTIME DELLA FAME DIPENDONO ANCHE DA CLIMA
“Sono 852 milioni le persone vittime della fame nel mondo e 815 vivono nei Paesi in via di sviluppo: questa cifra sta aumentando e la situazione peggiora di anno in anno. Le ragioni sono tante e complesse e i cambiamenti del clima è una di queste”.
“I cambiamenti climatici nel Pianeta – ha affermato Harcharik – sono una realtà, studi fatti parlano di alluvioni più frequenti, aumento della siccità, innalzamento dei mari e rialzo della temperatura: dobbiamo da ora riuscire ad adattarci a questa realtà”. E secondo il vicedirettore della Fao ” alla luce di questi cambiamenti occorre cambiare, ad esempio, le pratiche agricole, per poter assicurare cibo a tutti”.

VIGLIONE (APAT): ADATTAMENTO NON SIGNIFICA ARRENDERSI

I cambiamenti climatici, oltre ad essere un rischio, possono diventare “un’opportunità da cogliere con rapidità”, specialmente per quanto riguarda l’adattamento, “che non significa arrendersi, come lascerebbe intendere il termine inglese, e tanto meno limitarsi a minimizzare gli effetti – ha evidenziato,il Commissario Straordinario dell’APAT, Giancarlo Viglione – Nonostante si veda già qualche segnale positivo la Prima Conferenza nazionale sul clima, dovrà servire per colmare il gap esistente tra l’Italia e altri Paesi, per quanto riguarda le politiche ambientali, creando gli elementi guida per una strategia di adattamento”.
Altrettanto importante è anche la nascita di una consapevolezza nuova nei giovani, che l’APAT cerca di favorire attraverso una Conferenza Junior che, ha concluso Viglione, “ospiterà domani sempre alla FAO 100 giovani delle scuole superiori italiane, che con giochi di simulazione si renderanno conto dell’impatto del cambio di clima”.

A margine della prima giornata va sottolineato che come in ogni convegno di questo tipo ci si è preoccupati di neutralizzare l’anidride carbonica generata dalle attività della conferenza compensata con la piantagione di almeno 3mila alberi in un’area di 5 ettari all’interno del Parco dell’Appia a Roma. Lo ha assicurato l’assessore capitolino all’Ambiente, Dario Esposito.