• Articolo , 14 aprile 2010
  • E ora che accadrà in Puglia?

  • C’è molto fermento in Puglia tra coloro, e sono tanti, che hanno deciso di approfittare della legislazione favorevole per realizzare un impianto fotovoltaico in regione. Dopo la sentenza n. 119 del 22 Marzo, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato di fatto la incostituzionalità della legge 31 della Regione Puglia, che legiferava appunto in […]

C’è molto fermento in Puglia tra coloro, e sono tanti, che hanno deciso di approfittare della legislazione favorevole per realizzare un impianto fotovoltaico in regione. Dopo la sentenza n. 119 del 22 Marzo, con la quale la Corte costituzionale ha dichiarato di fatto la incostituzionalità della legge 31 della Regione Puglia, che legiferava appunto in materia di impianti derivanti da fonti rinnovabili, la situazione è diventata a dir poco caotica. Infatti la legge regionale n.31 era quella che permetteva con una semplice Dia, rilasciata dal comune di competenza, di poter realizzare, in assenza di qualsiasi tipo di vincolo sul territorio, gli impianti fotovoltaici di potenza inferiore ad 1 MW, in deroga alle direttive nazionali che invece prevedono, per gli impianti di taglia superiore ai 20 kW, la lunga trafila della autorizzazione unica. Il ricorso presentato un anno fa dal Governo, sotto la spinta dell’agguerrito ministro Fitto, ex presidente pugliese, voleva sanare quella che in effetti sembrava una sorta di prevaricazione da parte della giunta pugliese sulla legislazione statale in una materia di competenza non regionale. Un ricorso che, però, voleva anche e soprattutto contrastare la politica regionale della giunta Vendola, in vista delle elezioni amministrative che si sono appena svolte. Con il risultato che ora chi potrebbe risentirne di più è l’investitore, che senza commettere alcun tipo di infrazione, rischia di vedersi bloccare i lavori, proprio nel momento di massimo sforzo per raggiungere gli obiettivi prospettati dal Conto Energia.
A sentire gli esperti e gli addetti ai lavori, la situazione in Puglia, infatti, rischia di trasformarsi in un vero e proprio caos normativo, con ricorsi, controricorsi e minacce di richiesta danni ai vari comuni pugliesi che hanno avuto il solo “torto” di rispettare le condizioni fissate dalla legge regionale. Molte sono le interpretazioni che gli studi legali e gli esperti in diritto costituzionale stanno cercando di dare dopo la pubblicazione della sentenza della Consulta, sentenza che era comunque attesa, ma che, in questo momento, genera molte confusioni. Infatti, senza una chiara presa di posizione da parte della Regione Puglia e del Governo, sembra difficile che si possa arrivare ad una soluzione definitiva senza un intervento fermo e deciso per dare soluzione a una situazione diventata ormai paradossale. In alcuni comuni del Salento sembra che alcuni ufficiali comunali, dopo aver intascato le laute “provvigioni”per il rilascio delle autorizzazioni, abbiano dapprima revocato le Dia, e in un secondo momento, minacciando cause legali e richieste di risarcimenti danni milionari, abbiano immediatamente revocato la loro prima decisione. Ma questo è solo l’inizio. Basta, infatti, scorrere in maniera attenta le motivazioni della sentenza per capire come la situazione si presti ad interpretazioni di ogni tipo.

Secondo quanto riportato dalla Consulta, infatti: “pur non trascurandosi la rilevanza che, in relazione agli impianti che utilizzano fonti rinnovabili, riveste la tutela dell’ambiente e del paesaggio, occorre riconoscere prevalente risalto al profilo afferente alla gestione delle fonti energetiche in vista di un efficiente approvvigionamento presso i diversi ambiti territoriali”.
Verrebbe da dire: un colpo al cerchio ed uno alla botte. Intanto l’esecutivo dell’Unione Europea, ha stabilito in questi giorni che entro il 2020 il 20 per cento del consumo energetico totale dovrà essere costituito da energie rinnovabili. Tra i paesi virtuosi attualmente ci sono la Slovenia, la Grecia, la Romania e la Bulgaria, che rispetteranno i rispettivi target nazionali. Cinque paesi membri, compresa l’Italia, tuttavia, riusciranno a raggiungere il loro obiettivo solo facendo ricorso a importazioni di energia verde (sole, vento e biomasse) da Stati terzi. Insomma, se da un lato si riconosce che le fonti rinnovabili sono un patrimonio da diffondere e da sviluppare, dall’latro si blocca chi cerca di agevolarne l’utilizzo e lo sfruttamento, come aveva fatto la Regione Puglia, che non a caso dal 2009 è diventata la regione con la maggiore potenza di energia rinnovabile prodotta dal sole, scalzando anche la vecchia primatista Lombardia. L’assessore all’ecologia della prima giunta Vendola, Losappio, ha fotografato chiaramente la situazione paradossale che si è creata in regione, commentando: “la Corte riconosce la inosservanza del Governo Nazionale rispetto ai propri compiti e stigmatizza l’assenza di linee guida e di indirizzo per il territorio ma, di fronte a cotanta inerzia, considera improprio l’intervento delle Regioni”. Ma l’assessore ha anche aggiunto che “la Corte esclude che la Regione possa tutelare le aree protette e le zone di maggior valore paesaggistico e naturalistico con la proibizione e installazione parchi eolici e fotovoltaici, ma conferma l’obbligo, per le imprese, di passare attraverso la Via (Valutazione d’impatto ambientale) e le Valutazioni di incidenza per ogni singolo progetto determinando nei fatti un affaticamento per gli Uffici della Regione e delle Province che nella grande maggioranza dei procedimenti porterà comunque allo stesso risultato di diniego”. Losappio ha poi voluto sottolineare un terzo aspetto poco chiaro: “la Corte valorizza le energie alternative ma annulla la scelta della Regione di incrementare la produzione attraverso la semplificazione delle procedure nelle aree ammesse attraverso la semplice Dia finora 1MW mentre da oggi in poi si tornerà ai 0,020 MW”.
Insomma la situazione rischia di generare un enorme danno a chi decide di investire nel settore, ai Comuni e anche alla politica energetica del paese intero, perché quello che spaventa maggiormente gli investitori è l’incertezza che grava su tutta la questione, perché ancora non è ben chiaro se la sentenza della Corte Costituzionale avrà un effetto immediato. Ancora non si sa, dunque, se gli impianti in fase di realizzazione saranno autorizzati oppure se gli stessi, pur con i lavori già in fase avanzata, correranno il rischio di essere bloccati. E’ anche per questo che tutte le associazioni di categoria stanno chiedendo a gran voce che nel nuovo Conto Energia (atteso per Giugno) siano inserite anche delle linee guida in materia di autorizzazioni, che possano essere un valido aiuto per risolvere dubbi e controversie nate dopo la lettura della sentenza della Consulta.