• Articolo , 28 aprile 2008
  • EBB pronta a fare dei biocarburanti “il prodotto più sostenibile al mondo”

  • Pur ritenendo particolarmente severi i criteri di sostenibilità proposti a livello comunitario, l’European Biodiesel Board è pronta a raccogliere la sfida

Le critiche che stanno piovendo da più fronti sulla produzione dei biocarburanti non spaventano l’EBB (European Biodiesel Board), che attraverso le parole del Segretario Generale, Raffaello Garofalo, dichiara di essere pronta ad accettare le imposizioni della Commissione europea per fare dei biocarburanti “il prodotto più sostenibile al mondo”. Ma per Garofalo è anche l’occasione per puntualizzare alcuni aspetti poco conosciuti, che caratterizzano la situazione attuale, tra cui le importazioni di olio di palma che sono passate, dal 2002 al 2007, da due milioni di tonnellate a cinque e mezzo, andando a soddisfare principalmente il settore dell’industria alimentare, e riservando solo il 2% alla produzione di biocarburanti. Secondo l’EBB sarebbe opportuno estendere i criteri di sostenibilità anche all’industria alimentare, così come si dovrebbe tenere in considerazione il profondo impatto ambientale dell’estrazione del petrolio dalle sabbie bituminose. Si tratta, infatti, di un processo non convenzionale che in termini di CO2 produce sei volte tanto le emissioni provocate dall’estrazione normale. Il Segretario Generale di EBB sottolinea pertanto che per fare una valutazione corretta bisogna quindi considerare che i biocarburanti vanno ad incidere proprio su questo mercato dell’estrazione non convenzionale. Inoltre Garofalo ricorda che i biocarburanti riducono le emissioni di CO2 dal 50% al 95%, sono biodegradabili al 100%, e la produzione europea eliminerebbe la dipendenza dai paesi terzi. Riguardo all’aumento dei prezzi dei generi alimentari, diretta conseguenza secondo alcuni della produzione di biocarburanti, l’EBB evidenzia che a far crescere i prezzi hanno contribuito, tra l’altro, due annate di raccolti scarsi, dovuti alle mutate condizioni climatiche, andando quindi a puntare il dito accusatore sull’eccesso di emissioni di CO2, piuttosto che sui biocarburanti.