• Articolo , 30 marzo 2009
  • Ecco quelli che non ci credono

  • Conformismo catastrofista, ambientalista come comunismo, ma anche confutazione dei modelli matematici… alcune delle motivazione di chi non crede al riscaldamento globale e a chi cerca di porvi rimedio

“Global warming? Una fesseria”. “Climate change? Una pagliacciata catastrofista”. C’è chi al mondo la pensa davvero così e proprio in questi ultimi giorni si sono levate un certo numero di voci contro l’idea che l’inquinamento umano possa causare un innalzamento delle temperature e cambiamenti climatici che, superata una certa soglia, diverrebbero irreversibili trascinando la terra in una catastrofe globale. Che queste conclusioni vengano da laboratori, università, istituti e centri di ricerca non collegati tra loro, che partono da presupposti diversi, che utilizzano metodologie e che lavorino con obiettivi diversi, ma che alla fine concordino con le previsioni succitate, per qualcuno non conta, anzi non conta nulla.
Ad esempio per Vaclav Klaus, presidente della Repubblica Ceca e presidente di turno dell’Ue, che è uno di quelli che non ci credono e ultimamente lo sta dicendo da New York a Milano. Non crede che lo zampino dell’uomo c’entri nel riscaldamento globale. Addirittura ha definito questa come un’ideologia catastrofista e illiberale. Secondo la sua opinione metterebbe addirittura “in serio pericolo la libertà delle persone”. Non solo, costringe anche i governi a sottoscrivere protocolli soprannazionali, a suo avviso, chiaramente ispirati a principi limitativi della crescita e dei consumi. Ha spiegato poi che l’ideologia ambientalista è molto simile a quella “comunista” perché mira a dominare il mondo stravolgendo la libertà economica.
Sulla stessa lunghezza d’onda Nigel Lawson, ex politico britannico dell’era-Thatcher, membro della Camera dei Lord, secondo cui non avverrà nessuna delle catastrofi annunciate dai sostenitori del riscaldamento climatico.
Per Lawson il protocollo di Kyoto e il fondamentalismo ecologista di Al Gore sono costruiti su menzogne coperte dalla propaganda. Non crede ai dati raccolti nel rapporto Stern (prodotto sotto il governo Blair e che valuta in chiave catastrofica l´impatto economico del global warming) e per lui è “scientificamente valido quanto può esserlo il Codice Da Vinci”. In più come Vaclav è convinto che “l´ecofondamentalismo abbia sostituito il marxismo”.

Nel fronte degli “increduli” c’è anche Richard S. Lindzen, niente meno che professore di Scienze Atmosferiche al celebrato “Massachusset Institute of Technology”. Anche lui ce l’ha con quei catostrifisti del “climate change” e del “global warming”. Lui parla sicuramente un linquaggio più scientifico degli altri due, ma la musica non cambia granchè. Ad esempio Lindzen critica i vari modelli matematici usati per fare proiezioni sul futuro andamento della temperatura terrestre. Infatti a suo avviso i modelli matematici sviluppati introducono il cosiddetto “positive feedback”, un fattore che aumenta artificiosamente la risposta del sistema climatico rispetto all’aumento della CO2. E per confutare questi errori, ricorre al confronto con le rilevazioni fatte dai satelliti.
Insomma la pluralità di opinioni è un bene per la democrazia e, crediamo, anche per la scienza. Certo alcune motivazioni sono un po’ debolucce, come quella che taccia di “comunista” chi crede nel dover combattere i cambiamenti climatici. Ma il dissenso è il sale della vita e la storia si incaricherà di distribuire torti e ragioni.