• Articolo , 4 luglio 2008
  • Eco-manifesto dal congresso mondiale degli architetti

  • Si è concluso oggi a Torino il XXIII Congresso Mondiale di Architettura. Grande soddisfazione da parte degli organizzatori per i contenuti emersi nelle giornate di lavoro e per la grande partecipazione di pubblico: oltre 10.140 iscritti, di cui la metà stranieri, provenienti in particolare da Brasile, Colombia, Giappone, Nigeria, Cina e India. Il manifesto conclusivo […]

Si è concluso oggi a Torino il XXIII Congresso Mondiale di Architettura. Grande soddisfazione da parte degli organizzatori per i contenuti emersi nelle giornate di lavoro e per la grande partecipazione di pubblico: oltre 10.140 iscritti, di cui la metà stranieri, provenienti in particolare da Brasile, Colombia, Giappone, Nigeria, Cina e India. Il manifesto conclusivo ha una forte impronta ecologista. Nel documento sono sintetizzati i problemi dell’architettura di oggi e le principali sfide di domani: “Per un nuovo modello di sviluppo che si riconcili con la natura e la tuteli in una nuova alleanza; per una società post consumistica che rimetta al centro dell’attenzione i valori primari dell’umanità. Per ridefinire i contorni della modernità affinché ristabilisca l’armonia con i cicli della natura. Per un’architettura che si faccia interprete della natura, che difenda e valorizzi la biodiversità declinata a tutti i livelli: estetica, etica e politica”. Questo in sintesi l’impegno futuro del mondo dell’architettura nell’incipit del Manifesto di Torino in cui è sintetizzato il lavoro di questo congresso. “Perché gli architetti si fanno carico di queste problematiche? – recita ancora il Manifesto – Perché questa professione è profondamente connessa con i processi di trasformazione del territorio e il loro ruolo, assieme ad altre figure, può essere decisivo nella regìa di una complessità di saperi da mettere in gioco. E perché nessuno deve delegare le proprie responsabilità. Come dice Barry Commoner, “Se si deve fare pace con il Pianeta, siamo noi a doverla fare”. Tra le dichiarazioni conclusive quella di Raffaele Sirica, presidente del Consiglio Nazionale degli archietti pianificatori paesaggisti e conservatori italiani, è particolarmente significativa per le sue implicazioni ambientali. “L’architettura dell’era elettronica -ha detto- deve contribuire a neutralizzare le patologie delle grandi aree urbane, andare oltre i linguaggi, sia accademici che sperimentali, ormai in fase involutiva, che ignorano la crisi ambientale e sociale. Ciò può avvenire solo attraverso un processo, quello della Democrazia urbana per la qualità, ovvero attraverso consultazioni nelle comunità e l’intreccio virtuoso tra architettura sostenibile e urbanistica, per realizzare trasformazioni condivise”.