• Articolo , 2 maggio 2008
  • EcoFashion: la nuova frontiera della moda

  • Dai materiali naturali alle nuove sperimentazioni, la moda è sempre più “verde”

L’accorato appello globale alle tematiche ambientali, è giunto anche alle “orecchie” dello sfavillante mondo della moda. I primi tentativi di avvicinamento tra moda e ambiente risalgono al 1991, quando la catena Esprit lanciò una linea di indumenti biologici. Oggi, a quasi vent’anni da quell’esperimento che peraltro non ebbe all’epoca grande seguito, il vento è cambiato. All’estero ormai il trend è sempre più ecosostenibile. Grandi nomi e piccole aziende si sono buttate nel business del biologico e la ricerca continua a far passi da gigante, proponendo tecnologie che sempre meglio si sposano alla filosofia degli stilisti più eco-sensibili. Ma come si è mosso il settore della moda? Percorrendo strade differenti, tutte rivolte a rispondere al richiamo del nostro malandato pianeta. Materiali biologici, impatto ambientale dell’industria del fashion, commistione tra risparmio energetico e abbigliamento o impegno a sostegno di associazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umanitari. Queste le principali preferenze delle case di moda. Di esempi ce ne sono tanti. Tra i più interessanti quello dell’azienda Patagonia, che ha al suo attivo il titolo di “Ecobrand dell’anno” conferitole durante il Volvo Eco Design forum di Monaco, durante lo show della fiera ISPO. L’azienda è nota in tutto il mondo per l’innovazione dei suoi prodotti, la grande qualità e il suo attivismo ambientale. Già agli inizi degli anni ‘90 Patagonia utilizzava unicamente cotone organico per tutta la sua linea d’abbigliamento. Nel 2005 ha lanciato il Common Threads Recycling Program, un programma teso al riciclo dei capi d’abbigliamento. La collezione del 2008 è quasi completamente prodotta in fibre ecologiche (cotone organico, canapa, poliestere riciclato, lana sottoposta ad un lavaggio delicato senza l’utilizzo di cloro) il 53% dei capi sono riciclabili, tra cui la prima giacca hard shell (impermeabile/traspirante) in nylon completamente riciclabile. Ma il marchio non si è fermato a questo. All’inizio dell’anno l’azienda ha lanciato il Footprint Chronicles sul proprio “sito”:http://www.patagonia.com. Questo mini-sito permette all’utente di monitorare l’impatto di cinque specifici prodotti di Patagonia a partire dalla progettazione per arrivare alla consegna.
Strada differente per FIN, la casa di moda norvegese che realizza abiti in cotone organico privo di prodotti chimici. FIN produce il cotone che utilizza, permettendo l’eliminazione dei passaggi intermedi, da questo deriva la competitività dei prezzi. E per sposare maggiormente la causa ambientale, l’azienda acquista quote di emissione di CO2 attraverso il CDM (il meccanismo per uno sviluppo pulito), un progetto approvato dalle Nazioni Unite.
Anche i vip, non si fanno sfuggire l’occasione di proclamare il proprio impegno “ecologico”, e il successo è assicurato. Soprattutto se il nome non è nuovo al sostegno di cause ambientali e sociali. Paul Hewson, in arte Bono, leader del gruppo dublinese U2, è da sempre un attivo sostenitore di Greenpeace e tra le voci più assordanti nella lotta contro la povertà nel Terzo Mondo. Da qualche tempo, insieme a sua moglie, ha fondato il marchio Edun che promuove l’autonomia di centri di produzione locali in Africa, Sudamerica e India. La collezione di streetwear di alta qualità punta su standard etici ed ecologici. Il cotone utilizzato è al 100% organico e viene coltivato in Africa, al fine di promuovere lo sviluppo dell’occupazione di aree in via di sviluppo del mondo. I prodotti sono per questo “nati e cuciti” in Africa. Il ricavato delle vendite confluisce in progetti locali autogestiti, secondo lo slogan “Trade not Aid” (commercio, non aiuti).
In Italia il processo va a rilento. Molte iniziative, poco riscontro. Tra i marchi nazionali impegnati nella causa ambientale troviamo Relight Up. L’iniziativa ha alle spalle il contributo del gruppo Relight, leader nel mercato italiano dell’energia rinnovabile. La collezione che si compone di 60 pezzi (ispirandosi all’obiettivo indicato dall’Unione Europea per contrastare i cambiamenti climatici, 20% di energia da fonte rinnovabile, 20% di riduzione delle emissioni di gas serra, 20% di aumento dell’efficienza) sono tutti realizzati con fibre naturali: cotone, alghe, soia e mais. Paradossale, ma vero, è proprio l’alta moda a darci qualche soddisfazione. Fino ad ora sembrava che lo stile ecologico fosse inconciliabile con l’immagine di lusso dell’Alta Moda invece nomi blasonati del nostro made in Italy si stanno muovendo verso il “verde”. Giorgio Armani sta utilizzando sempre più, per le sue collezioni, poliestere riciclato, canapa e cotone ecologico. E se non sono i materiali ad essere protagonisti, in primo piano c’è la tecnologia. Durante l’ultima kermesse fiorentina Pitti Uomo, il prestigioso marchio Ermenegildo Zegna ha presentato la sua ultima creazione, frutto di una proficua collaborazione tra l’affermata casa di moda italiana e la tedesca Interactive Wear: la giacca solare. Nel collo del capo sportivo sono stati applicati due piccoli pannelli solari che consentono, con una ricarica di sole otto ore, di sopperire al fabbisogno dei propri dispositivi portatili, lettori mp3 o cellulari.
Anche il settore degli accessori non è da meno. Tra gli esempi più interessanti per coesistenza tra materiali ecocompatibili e glamour, merita una menzione speciale, la casa Charmoné di New York. Scarpe raffinate, trendy e assolutamente eco-friendly grazie all’utilizzo di materiali sintetici che sostituiscono la tradizionale pelle. E c’è lo zampino del Belpaese, infatti, Charmoné utilizza microfibre italiane di alta qualità che vengono realizzate per avere le stesse caratteristiche del cuoio, mantenendone le proprietà fondamentali come la traspirazione e la leggerezza. Inoltre il processo di creazione della microfibra è meno inquinante per l’ambiente rispetto al processo di concia e di trasformazione del cuoio. Le scarpe vengono realizzate in Italia e in Brasile, in questo modo la casa garantisce la qualità artigianale senza contribuire a dure condizioni di lavoro. In aggiunta, a minimizzare l’impatto della produzione, Charmoné dona il 5% di tutti i profitti in beneficenza per il sostegno di persone, animali e ambiente. Le mosse della moda etica stanno finora portando ottimi risultati. Anche grazie a manifestazioni nazionali ed internazionali nate proprio per promuovere il “vestire sostenibile”. Tra le più importanti: quest’anno durante la quinta edizione di “Fà la cosa giusta” a Milano, sono stati presentati abiti di nozze “made in dignity” disegnati in Italia, ma realizzati in India in modo equosolidale, gioielli creati con materiale “di scarto” e tante altre produzioni equosolidali. A New York, in occasione dell’Earth Day, è stata organizzata la seconda edizione del Project Earth Day una manifestazione dedicata interamente all’EcoFashion. Creazioni di giovani stilisti, realizzate interamente con le più innovative fibre tessili e materiali organici. I marchi ecologici registrano, grazie alla risonanza che il settore sta vivendo, un aumento del proprio giro di affari in crescita di anno in anno. Peccato che i costi siano ancora piuttosto proibitivi per la gente comune. L’EcoFashion è ancora un bene di lusso. Auguriamoci che i costi scendano in fretta e che la moda “verde” non vada fuori moda.

*Link*

“Patagonia”:http://www.patagonia.com/web/eu/footprint/index.jsp
“Charmone shoes”:http://www.charmoneshoes.com/
“Edun”:http://www.edunonline.com/
“Project Earth Day”:http://www.projectearthday.com/index.html