• Articolo , 7 giugno 2011
  • Ecomafia: Legambiente presenta il rapporto 2011

  • E’ stato presentato stamattina a Roma, nella sede del Cnel, il rapporto 2011 sull’Ecomafia in Italia, una lente di ingrandimento che mette in chiaro un fenomeno in continua espansione

(Rinnovabili.it) – Con 84 illeciti al giorno il rapporto *Ecomafia 2011* di Legambiente descrive un’Italia flagellata dalle scorrettezze e dai danni ambientali. Ma il problema non è rappresentato solamente dai rifiuti (2milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sequestrati), poiché nell’ _elenco nero_ dell’associazione figurano almeno 26.500 nuovi immobili abusivi e 290 clan, 20 in più rispetto allo scorso anno, coinvolti in un giro d’affari che fattura 19,3 miliardi di euro.
Territorio saccheggiato, inquinato, non rispettato a danno di fauna e flora come sottolineato da chi oggi, a Roma, è intervenuto alla presentazione del nuovo rapporto tra cui Vittorio Cogliati Dezza (Presidente nazionale Legambiente), Alfredo Mantovano (Sottosegretario Ministero Interno), Fabio Granata (Vice Presidente Commissione Antimafia) e Antonio Marzano (Presidente CNEL).
“Come un virus, con diverse modalità di trasmissione e una micidiale capacità di contagio” questa l’immagine che descrive il _modus operandi_ dell’ecomafia secondo Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità dell’associazione. “Un virus che avvelena l’ambiente, inquina l’economia, mette in pericolo la salute delle persone; che ha un sistema genetico locale e una straordinaria capacità di connessione su scala globale.”

Come ogni anno è la Campania ad occupare il gradino più alto del podio dell’illegalità ambientale con all’attivo 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale. A seguire Calabria, Sicilia e Puglia a cui è stato assegnato il 45% dei reati ambientali denunciati dalle forze dell’ordine nel corso del 2010.
“Numerose indagini e i rapporti sull’ecomafia finora realizzati dimostrano che il business dell’ecomafia, con la sua capacità pervasiva e la possibilità di occupare stabilmente posti chiave dell’economia, si propaga e si rafforza anche grazie al coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi (impiegati e quadri in ruoli chiave delle amministrazioni) e alle infiltrazioni nell’imprenditoria legale” ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza.

Gli illeciti accertati arrivano a *30.824*, con un incremento del 7,8% rispetto 2009. Del totale il ciclo illegale dei rifiuti e quello del cemento rappresentano il 41%; a seguire i reati contro la fauna per un 19%, incendi dolosi 16%, incendi nella filiera agroalimentare 15% e per le altre tipologia si arriva ad un 6%.
Contro i professionisti del *traffico illecito di veleni* nel 2010 sono state 29 le inchieste con 61 persone arrestate principalmente in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia con percentuali in crescita nel Lazio e in Lombardia.
“L’Agenzia delle Dogane ha inoltrato alle autorità competenti più di 100 notizie di reato per traffico internazionale di rifiuti (art. 259 Dlgs 152/06) e sequestrato nei porti italiani ben 11.400 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, il 54% in più rispetto al 2009.Il 60% di questi diretti in Cina, il 12% in Corea del Sud, il 10% in India, il 4% in Malesia” si legge nel comunicato stampa di Legambiente.
Per il *ciclo del cemento* sono stati accertati 6.922 illeciti, con 9.290 persone denunciate, più di una ogni ora, con in testa la Calabria; non sono da meno le *frodi alimentari*: 4.520 le infrazioni accertate, la maggior parte delle qauli nel settore carni e allevamenti, a seguire ristorazione e prodotti alimentari in genere. 5.835, invece, i reati commessi *contro la fauna* con un +13,2% rispetto al 2009.