• Articolo , 24 novembre 2010
  • Economie emergenti, a loro la leadership climatica di domani

  • Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica. Ecco le cinque economie che, secondo il WWF, a differenza delle grandi si stanno distinguendo per impegno e progetti in favore della riduzione delle emissioni e dello sviluppo delle green tech

Dopo le “pagelle agli stati europei”:http://www.rinnovabili.it/climate-change-promossi-e-rimandati-nella-pagella-del-wwf595966 il WWF ha pubblicato oggi il documento che rivela come anche le economie emergenti stiano facendo molto per la lotta al cambiamento climatico.
Nel rapporto _ Economie emergenti – In quale modo il mondo in via di sviluppo inizia ad affrontare la nuova era della leadership nel settore dei cambiamenti climatici_ sono infatti state esaminate le tendenze relative alle emissioni delle cinque maggiori economie del terzo mondo, ovvero Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica. Il ritratto di questi paesi? Determinati e impegnati, a volte anche più dei paesi occidentali, affinché il livello tecnologico aumenti e l’economia progredisca senza impattare negativamente sull’ambiente.
Il documento contiene anche i progetti futuri dei cinque paesi, come sottolineato dalla responsabile del Clima a WWF Italia Mariagrazia Midulla che ha commentato “In alcune delle principali economie emergenti del pianeta la gara per la creazione di mercati per le tecnologie pulite e per abbracciare un futuro a basse emissioni di carbonio appare bene avviata. Questi paesi hanno ora la possibilità di costruire robuste iniziative a livello nazionale, per dimostrare la loro leadership internazionale nell’ambito dell’azione delle Nazioni Unite per il clima. A Cancun, Brasile, Sudafrica, Cina, India e Messico sono ben posizionati per spingere all’azione sulla base di innovative fonti di finanziamento pubblico e per un accordo sul clima legalmente vincolante nell’ambito dell’UNFCCC”.

Andando a fondo il Messico si sta impegnando integrando i piani per il rallentamento degli effetti negativi e provando a ridurre le proprie emissioni del 50% entro il 2050 rispetto a quanto rilevato nel 2000. La Cina, invece, sta modificando il proprio mix energetico per far in modo, entro il 2020, di riuscire a fornire almeno il 15% dell’elettricità da fonte rinnovabile seguendo l’impegno definito in occasione del Summit di Copenhagen. Al contempo il Sudafrica sta scegliendo la via del futuro low carbon cercando di ridurre del 34% le emissioni dannose dandosi tempo fino al 2020.
Il Brasile invece si sta impegnando a fermare la deforestazione: dal 2004 è stato registrato un calo del 54%. Stabilendo nuovi obiettivi al 2017 la nazione ha dichiarato di voler ottenere il -70% rispetto ai livelli medi registrati tra il 1995 e il 2006.
In India il settore che sta registrando notevoli impulsi è il solare affiancato dall’eolico, grazie ai quali probabilmente il paese riuscirà addirittura a superare gli obiettivi di generazione che mirano ad aumentare del 10% la produzione da fonte pulita entro il 2012. “Questi paesi dovrebbero spingere sull’acceleratore per raggiungere tutti gli obiettivi previsti dai rispettivi impegni nazionali, e con queste iniziative dovrebbero riuscire a incoraggiare ed aiutare i paesi che appaiono ancora in ritardo nella corsa verso le energie rinnovabili”, ha dichiarato la Midulla concludendo “Considerate le sfide della riduzione dei livelli di povertà e dell’investimento nello sviluppo, è incoraggiante notare come queste economie emergenti si siano impegnate per ribaltare le attuali tendenze crescenti delle emissioni e stiano seguendo strategie finalizzate a uno sviluppo caratterizzato da basse emissioni di carbonio. Riteniamo che queste iniziative dovrebbero basarsi su un clima di maggiore collaborazione tra i paesi sviluppati, come la UE, e le economie emergenti, e che un simile contesto potrebbero imprimere un nuovo slancio ai negoziati delle Nazioni Unite sul clima”.