• Articolo , 1 marzo 2011
  • Ecosistema scuola 2011: in stallo le best practies della sostenibilità

  • Cala il dato sulla corretta gestione dei rifiuti mentre è buono il trend del risparmio energetico con la crescita nell’arco di quattro anni delle scuole che utilizzano fonti d’illuminazione a basso consumo da 46,5% a più di 63% e quelle che utilizzano le rinnovabili, giunte a oltre l’8%

(Rinnovabili.it) – “Serve più coraggio nell’investire in sostenibilità e buone pratiche”. Questa la sentenza di Legambiente per le scuole italiane. Con la presentazione oggi a Lucca della XI edizione “Ecosistema scuola”:http://risorse.legambiente.it/docs/ECOSISTEMA_SCUOLA_2011_-_DEF-1.0000002328.pdf, l’associazione ambientalista aggiorna il suo rapporto sullo stato dell’edilizia scolastica italiana. E la situazione fotografata nelle pagine del dossier non fa presagire sostanziali mutamenti rispetto quanto rilevato lo scorso anno, facendo bensì luce una battuta d’arresto, che ancora si scontra con nodi vecchi di anni. Sebbene l’emergenza in cui versano gli edifici scolastici sia divenuto di pubblico dominio e i cittadini si stiano rendendo più consapevoli del fenomeno, mancano ancora strategie efficaci tali da portare ad una inversione di tendenza. I dati parlano chiaro: su 42.000 istituti analizzati il 36% necessita di urgenti interventi di manutenzione, oltre il 50% è situato in aree a rischio sismico e solo il 58% possiede il certificato di agibilità. Nessun progresso neppure nel campo della sostenibilità. La situazione di stallo si replica infatti anche in tema di investimenti da parte delle amministrazioni sui fronti dell’innovazione strutturale e dell’eco-gestione degli edifici. Se da un lato la raccolta differenziata sembra essere una pratica consolidata – anche se per il primo anno presenta per tutti i materiali un dato al ribasso – ha ancora parecchio terreno da conquistare la produzione di energia rinnovabile. Tuttavia questa ultima voce insieme al dato sulla presenza di fonti d’illuminazione a basso consumo sono in crescita, la prima addirittura raddoppiata, attestandosi nel 2010 rispettivamente sull’8,24% e il 63,92% degli edifici scolastici. Gli investimenti sul fronte delle eco-energie nelle scuole presentano una significativa differenza percentuale a livello regionale con dati di eccellenza in Puglia (17,95%), Toscana (16,29%) e Abruzzo (15,91%), mentre poco incoraggianti appaiono Molise, Sardegna, Umbria e Campania. Entrando più nel dettaglio: le città con il dato percentuale maggiore in termini di impiego sulle rinnovabili sono Imperia, Prato, Ragusa e Vicenza.
Rispetto ai parametri sul rischio ambientale è alta la percentuale di comuni (82,05%) che hanno effettuato il monitoraggio sulla presenza di amianto nelle scuole; tuttavia non bisogna sottovalutare il restante 18% che ancora non l’ha realizzato, così come il dato sulla bonifica dell’amianto che è in calo a fronte di un aumento di casi certificati di amianto negli edifici scolastici.
Ancora molto indietro infine gli edifici costruiti secondo criteri di bioedilizia (0,39%).
Per uscire dallo stallo e garantire che il sistema-scuola italiano divenga terreno di riqualificazione e di gestione edilizia d’eccellenza si deve puntare sulla “possibilità di lavorare su una programmazione e pianificazione a medio e lungo termine, che dia modo di analizzare i bisogni del patrimonio edilizio scolastico nazionale nella sua complessità ed interezza” spiega Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione dell’associazione. E Legambiente ha pronte le soluzioni per trasformare tutti le voci in trend positivi. A livello dei dati sulla sostenibilità l’Associazione raccomanda:
* l’individuazione di un meccanismo amministrativo e finanziario che faciliti i comuni e le province ad infrastrutturare le scuole con sistemi energetici da fonti rinnovabili, impegnando gli EELL a rinvestire i proventi del conto energia nella manutenzione ordinaria e nelle ristrutturazioni improntate al risparmio energetico.
* La valorizzazione del ruolo delle scuole autonome per una più efficace gestione dei fondi ed una maggiore tempestività degli interventi per la piccola manutenzione.
* L’attivazione di piani di formazione per il personale docente e non docente sulla gestione sostenibile della scuola e sull’utilizzo in chiave educativa dell’edificio scolastico stesso.