• Articolo , 20 aprile 2009
  • Edifici a prova di futuro

  • Case monolitiche e edifici “porcospino”: la progettazione architettonica sperimenta nuove modalità per raggiungere l’obiettivo del risparmio energetico

Il riscaldamento globale cambierà il nostro modo di vivere. Secondo gli ultimi modelli previsionali gli stravolgimenti climatici indurranno tempeste tropicali sempre più forti e frequenti, una progressiva crescita dei livelli del mare e un aumento del tasso di siccità con le ovvie conseguenze su foreste e vegetazione; e al quadro si aggiunge una prospettiva energetica incerta, fatta di risorse fossili limitate e di una domanda, allo stato attuale, insostenibile. Progettisti e architetti iniziano a prepararsi a queste sfide disegnando case “a prova di futuro”, ovvero capaci di resistere alla ribellione della natura riducendo al minimo il proprio impatto ambientale o sperimentando nuove strade per abbassare i consumi energetici. Nel caso di Monolithic Dome, dell’omonima società Monolithic, l’obiettivo finale è di radunare una serie di vantaggi, dal risparmio energetico alla protezione nei confronti dei disastri naturali, in un unico progetto. Si tratta di cupole monoblocco, ad alta efficienza energetica, realizzate a partire da una base di Airform (struttura gonfiabile in tessuto, composta da nylon rivestito in PVC o tessuti in poliestere) su cui è spruzzato dall’interno una schiuma di poliuretano espanso provvedendo a fornire una barriera al vapore ed un ottimo isolamento (valore di R oltre 60). Il controllo del ciclo energetico della cupola porta ad un dimezzamento dei costi di riscaldamento e raffreddamento rispetto ad un’abitazione convenzionale. Per completare il lavoro viene quindi aggiunto, sempre all’interno, un’armatura in acciaio su cui è applicata una speciale miscela di calcestruzzo. La particolare forma e la sua costituzione, spiegano i realizzatori, rendono Monolithic Dome in grado di resistere a venti di oltre 400 mph (oltre i 500 km/h), terremoti, incendi e muffe. Il prodotto sembra aver già convinto tanti, tra cui l’Energy Star il programma di certificazione volontaria sponsorizzato dal Department of Energy statunitense (DOE) e l’Environmental Protection Agency (EPA).

Strizza l’occhio all’ambiente anche il progetto dello studio di architettura Moxon e lo fa seguendo quello che è il più recente indirizzo progettuale: sfruttare al meglio le risorse naturali che ci circondano prendendo spunto dal mondo animale e vegetale. Per il progetto di solarizzazione passiva dell’Oliver’s Place di Preston, città nella zona nord-ovest dell’Inghilterra, gli architetti britannici si sono lasciati ispirare dai porcospini e dalla loro capacità mantenere freddi i propri corpi anche con alte temperature esterne. Le pareti di questi 3.700 metri quadrati, destinati ad uffici, saranno ricoperte da una serie di ‘canne’ in alluminio anodizzato che mimano per l’appunto la pungente pelle dei ricci; questo rivestimento tridimensionale cambia radicalmente l’aspetto della struttura a seconda della posizione dello spettatore permettendo facilmente alla luce di entrare nelle prime ore del mattino o di inverno quando il sole è più basso, escludendolo invece nelle ore estive più calde. Allo stesso modo funziona da scudo per la pioggia. Escludendo il sole estivo dai locali, ovviamente si riduce l’energia necessaria per raffreddare gli interni così come è regolata quella necessari per riscaldare l’edificio durante i freddi mesi invernali.

h4{color:#FFFFFF;}. Stefania del Bianco