• Articolo , 19 gennaio 2009
  • Effetto CO2: conferme sull’acidificazione degli oceani

  • Una ricerca australiana-statuniense, raccoglie prove dell’acidificazione dei mari, da parte dell’anidride carbonica, che provoca un disequilibrio nell’ecosistema marino anche a 6 chilometri di profondità

Una ricerca effettuata da una spedizione di studiosi ed esperti australiani e statunitensi negli abissi, al largo delle coste meridionali australiane, ha esaminato la “Tasman Fracture Zone”, una frattura quasi verticale nella crosta terrestre che arriva ad una profondità di oltre quattro chilometri.
La ricerca è durata quattro settimane ha previsto l’impiego di un sottomarino, Jason. Di proprietà della statunitense “Woods Hole Oceanographic Institution”, il Jason è equipaggiato per riprendere e fotografare ambienti fino ad una profondità di 6000 metri. Il sottomarino ha fatto 14 immersioni della durata di 48 ore.
Dalle osservazione e i rilevamenti effettuati, gli studiosi del “California Institute of Technology” e della “Csiro” hanno dichiarato che alcuni tra i coralli raccolti, sono a rischio di estinzione. Quel che è peggio è che ciò, secondo i dati raccolti, porta a valutare in modo sempre più concreto il pericolo dell’acidificazione degli oceani e del cambiamento climatico nelle barriere coralline dei mari australiani.
Cosa significa? Vuol dire che il carbonio emesso da industrie, dall’autotrasporto e dalla produzione energetica, non si limita ad aumentare la temperatura globale, ma provoca quello che gli scienziati definiscono “acidificazione dell’oceani”, cioè il processo che si verifica in seguito all’assorbimento da parte dei mari di una percentuale pari al 25% di CO2 in emesso.