• Articolo , 24 febbraio 2009
  • Efficienza energetica: sviluppare modelli di business compartecipativi

  • La razionalizzazione dei consumi e la riduzione degli sprechi è la leva più efficace per raggiungere gli obiettivi UE. Ecco come implementarla

Si è svolto oggi a Milano il convegno “Il sistema di incentivazione dell’efficienza energetica: confronto fra il modello Usa e il meccanismo italiano”, organizzato congiuntamente da Edison e dal Consolato Generale degli Stati Uniti per richiamare allo stesso tavolo protagonisti del mondo industriale, accademico ed istituzionale e disegnare insieme un quadro esaustivo sul tema. Ciò che è emerso sono due realtà ancora distanti, da un lato gli Usa con lo “stimulus plan” dal presidente Obama che ha fatto delle iniziative di contenimento dei consumi energetici strumento strategico contro la crisi economica-finanziaria, dall’altra l’Italia in cui, nonostante il potenziale a disposizione, l’efficienza energetica non ha ancora acquisito il ruolo portante per garantire nello sviluppo industriale e nella trasformazione tecnologica. Ad oggi, infatti, importanti risultati si possono ancora raggiungere nel settore residenziale e nel terziario che insieme che attraverso opportune riduzioni degli sprechi e ottimizzazione nell’utilizzo dell’energia consentirebbero di recuperare circa 7 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio); a seguire il settore dei trasporti con 2 Mtep e quello industriale con 1,8 Mtep.

Il convegno è stata l’occasione per ricordare gli strumenti italiani finora a disposizione in tal senso, dal Piano di Azione per l’efficienza energetica, varato nel luglio 2007, che prevede, al 2016, una riduzione dei consumi di energia primaria pari a 10,8 Mtep, all’implementazione del sistema dei Titoli di efficienza energetica da parte dell’Authority. Ottimi presupposti per dare avvio ad una rinnovata cultura energetica, che richiedono tuttavia d’essere supportati con nuove leve di intervento, che sappiano eliminare gli ostacoli. E l’incontro ha focalizzato per questo la necessità che l’attuale sistema regolamentare progredisca dalla focalizzazione degli “obblighi” all’introduzione di modelli di business compartecipativi, su esempio statunitense, che portino ad una condivisione dei benefici e del peso economico delle iniziative da parte delle società energetiche virtuose e dei consumatori. Il tutto ovviamente realizzando un ‘lavoro di squadra’ tra società del settore e istituzioni e attività regolatoria.