• Articolo , 30 ottobre 2009
  • Ekò, la lampadina ecologica che viene dal riciclo

  • Realizzata con lampadine a fine vita, sarà utilizzata dal FAI Fondo Ambiente Italiano nelle sue proprietà in tutta Italia

(Rinnovabili.it) – E’ una fluorescente compatta, a risparmio energetico e basso contenuto di mercurio realizzata impiegando bulbi giunti al termine del loro ciclo di vita. Si tratta di Ekò, la lampadina ecologica per eccellenza presentata in anteprima ad Ecomondo 2009 dalla fiorentina Wiva Group. Un’attenzione all’ambiente che si accompagna a prestazioni tecniche di alto livello: 10.000 ore, circa 7 volte maggiore rispetto alle lampadine normali. Tutte le lampadine distribuite a marchio Viva da Wiva Group contengono da settembre 2009 meno di 2,5 mg di mercurio la metà del mercurio consentito per legge (5 mg) e attualmente usato per il funzionamento di questa tipologia di sorgenti luminose. Per ottenere ciò l’azienda innanzitutto recupera mercurio e fosfori dalle lampadine giunte al termine del loro ciclo di vita, completando successivamente la rigenerazione con gli altri materiali, come vetro, plastica o metalli. L’aspetto ecologico non trascura neanche il pakaging, realizzato al 100% con cartone riciclato. “Ekò – spiega Giuseppe Ranieri, amministratore delegato e fondatore di Wiva Group – dimezza la potenzialità d’inquinamento delle sorgenti a basso consumo, ma soprattutto risolve il problema dello stoccaggio delle merci riciclate attraverso il loro riutilizzo. In questo modo si instaura un circolo virtuoso, che auspichiamo sia preso in considerazione e seguito anche da altre aziende. Per questo motivo abbiamo deciso di non brevettare Ekò”.
Il prodotto ha convito da subito il FAI, Fondo Ambiente Italiano, che utilizzerà la lampadina nelle sue proprietà come spiega Costanza Pratesi, responsabile Ufficio Paesaggio e Territorio, “per dare un segno concreto della nostra attenzione alla tutela ambientale. L’ecosostenibilità è uno dei valori che da sempre ci contraddistingue, di pari passo con la protezione del patrimonio artistico e naturalistico. La luce che illuminerà i luoghi del FAI sarà così una luce “verde”, proprio perché originata dal riutilizzo di materiali, tra cui alcuni inquinanti”.