• Articolo , 5 ottobre 2007
  • Energia da…un buco nell’acqua

  • La costante disponibilità di energia elettrica, ottenuta tramite stoccaggio da fonti rinnovabili di diversa natura, potrebbe portare entro il 2020 a rendere concreta l’ipotesi della completa autonomia da fonti fossili

Nell’era dell’energia da fonti alternative ormai si sa, le risorse naturali e rinnovabili si possono sfruttare in ogni modo, più o meno efficiente e a rendimento differente, con tecnologie sempre più avanzate che non temono confini. Rimane però un ostacolo al totale sfruttamento, o per meglio dire, al distacco definitivo dalle fonti fossili ed inquinanti: questo limite è identificabile nella disponibilità effettiva delle risorse rinnovabili di energia che, benché molto diffuse e pressoché illimitate, per la loro natura organica e naturale, per la loro essenza vitale diremmo, risultano incostanti e poco controllabili dall’uomo e dalla sua potente tecnologia. La radiazione del Sole, la forza del vento, l’energia delle maree, la disponibilità di materiale organico e gas naturale, sebbene di illimitata estensione e reperibilità sono incostanti ed intermittenti, per intensità, forza o continuità. Ed ecco che, sembra banale dirlo, il solo modo per avere energia pulita senza interruzioni sarebbe poter disporre di un sistema che riesca ad integrare e a far interagire tra di loro le diverse fonti, con lo scopo di ottenere energia da qualsivoglia di esse e rendere costante la produzione nonché lo stoccaggio. Ebbene, sembra proprio che qualcuno ci abbia già pensato, ipotizzando un “mondo a parte”, concentrato attorno ad un’isola artificiale, sulla quale le diverse fonti naturali di energia sono sfruttate e intrecciate, fino ad ottenere un complesso sistema dinamico e interattivo che rende completamente autonoma a livello energetico l’intera isola. È risaputo che la possibilità di immagazzinare energia aumenta l’affidabilità tecnica e la disponibilità di energia stessa, contribuendo nel migliore dei modi a stabilizzarne il prezzo di mercato (soprattutto per quello elettrico), oltre a costituire ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di CO2. Il programma/progetto di cui si sta parlando è Energy Island, sviluppato da KEMA (società multinazionale che opera nel campo dell’energia e dello sviluppo tecnologico), Lievense (società che si occupa della produzione ed installazione di condutture e canali navigabili) e dai fratelli Rudolph e Robert Das (è loro l’idea dell’isola), che hanno progettato un’isola artificiale conformata come un atollo. La riserva interna di acqua è un bacino profondo 50 metri, quindi più del mare dal quale è circondato, la cui formazione è resa possibile dal materiale fangoso di cui è composto il fondale del mare dei Paesi Bassi, dragato ed accumulato per dare la forma voluta a questo “Paradiso dell’energia”. Concepita esattamente per essere un’”isola energetica”, su di essa trovano posto non solo i grandi impianti eolici e solari, ma anche un impianto chimico di depurazione ed un terminal per il rifornimento di gas naturale, entrambi progettati per essere disposti abbastanza lontano dai centri abitati (LNG). Lo stoccaggio dell’energia, costante sfida per l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile, trova nell’Isola una soluzione estremamente innovativa. L’Energy Island, che dopo un’attenta analisi potrebbe essere definita come una mega-batteria Offshore, introduce un nuovo concetto di immagazzinaggio di energia derivante da fonte idrica, in questo caso l’acqua marina, con una stazione di accumulo disposta in mare aperto (IOPAC) e supportata da un “campo” di turbine eoliche. Sull’anello esterno dell’atollo infatti saranno installate le turbine, con questa finalità: quando sull’Isola c’è un’eccedenza di energia eolica, questa viene usata per pompare l’acqua di mare dal laghetto artificiale interno nel mare circostante. Quando l’energia del vento è scarsa, invece, l’acqua di mare viene fatta fluire nuovamente dentro il “lago” tramite generatori comuni e disponibili in commercio. Questo modo di immagazzinare energia e pompare l’acqua funziona molto meglio se affiancato all’energia prodotta dalle turbine eoliche, giungendo ad una efficienza dell’80-90%. È stato stimato che la potenza dell’impianto di stoccaggio costituita dalle turbine eoliche può costituire fonte di energia per 12 ore consecutive ad una potenza di 1,5 Gigawatt, il che significa un surplus pari a circa 20 GWh ogni anno che, tradotto in emissioni nocive, sono pari a circa 500-800 tonnellate di CO2 risparmiate. I requisiti tecnici e prestazionali dell’Isola, sono stati minuziosamente descritti in un documento redatto a più mani dai diversi responsabili del progetto, che hanno steso un rapporto dettagliato dei diversi dispositivi presenti, compreso il loro funzionamento ed i disegni tecnici di conformazione dell’atollo e della tecnologia insediata, corredato di analisi e valutazioni sulla reale produzione di energia secondo il funzionamento e la disponibilità delle fonti naturali. Il risultato di questo impegno è la constatazione che non solo quest’Isola è tecnicamente e tecnologicamente realizzabile, ma è anche economicamente sostenibile. Il valore aggiunto, a valle di un enorme impegno di ricerca e ad una non meno ingente spesa, è senza dubbio la possibilità di ridurre in modo drastico le emissioni di gas a effetto serra, oltre ad una futuribile autonomia energetica e al graduale abbandono delle fonti fossili inquinanti. (Fonte EnvironmentalNewsNetwork)