• Articolo , 3 febbraio 2009
  • Energia, made in Sicily d’esportazione

  • di Giuseppe Croce Oltraggio: i terroni siciliani rubano il lavoro ai sudditi di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Quello che sta succedendo in questi giorni nel Regno Unito ha del paradossale: migliaia di operai britannici che scioperano e protestano contro un’azienda siciliana, la Irem Spa di Siracusa, che avrebbe avuto il torto di impiegare i […]

di Giuseppe Croce

Oltraggio: i terroni siciliani rubano il lavoro ai sudditi di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra. Quello che sta succedendo in questi giorni nel Regno Unito ha del paradossale: migliaia di operai britannici che scioperano e protestano contro un’azienda siciliana, la Irem Spa di Siracusa, che avrebbe avuto il torto di impiegare i suoi tecnici di fiducia, non solo siculi ma nessuno britannico, per eseguire un appalto regolarmente vinto per costruire un nuovo impianto in una raffineria di proprietà della Total nel Lincolnshire.
Scene d’altri tempi, gli operai hanno persino esposto cartelli e striscioni con scritto: “British jobs for British workers” e la protesta si sta allargando anche al Galles e alla Scozia. Di certo alla Irem non se l’aspettavano: abituati a lavorare in mezzo mondo in vari settori dell’industria energetica (impianti petrolchimici, raffinerie, gasdotti e oleodotti e molto altro ancora), l’appalto da 200 milioni di sterline alla Total doveva essere solo routine. Invece, forse a causa della crisi, gli operai inglesi hanno rispolverato la loro storica tendenza allo “strike”, memori delle epiche battaglie dei tempi della Thatcher.
Non si è fatto attendere il commento indignato del governatore della Regione siciliana Raffaele Lombardo: “Interverrò presso il ministero degli Esteri, perché voglio chiarire i contorni della vicenda dello sciopero in una raffineria inglese contro i lavoratori di una società siciliana”. Il governatore, però, prosegue con il suo progetto di federalismo energetico che prevede la richiesta di sede legale in Sicilia (con contorno di tasse e tributi locali) per le aziende dell’energia che hanno impianti nell’isola, e afferma a gran voce che la Sicilia è stanca di esportare energia in mezza Italia senza ottenere nulla in cambio.
Recentemente, da alcuni pezzi grossi della Regione è arrivato anche un chiaro monito alle aziende del settore: ogni Mw in più prodotto in Sicilia da fonte rinnovabile corrisponderà a un Mw in meno da fonte tradizionale. Insomma, tutto per i siciliani, stanchi di inquinamento, incidenti sul lavoro in raffineria (l’ultimo, a Gela, pochi giorni fa) e qualità della vita compromessa da un sistema industriale a dir poco obsoleto. In realtà, di ciò che dice Lombardo assai poco è vero e lo si può dimostrare sia in teoria che in pratica.
Cominciamo dalla teoria: un Mw da rinnovabile in più e uno in meno da fonte tradizionale. Tecnicamente impossibile, come ha ammesso persino il segretario nazionale dell’Anev (Associazione nazionale energia del vento) Simone Togni al microfono di un giornalista. Economicamente impensabile, come ha spiegato allo stesso giornalista il segretario regionale siciliano della Uil Giovanni Sardo che ha puntualizzato che, crisi globale a parte, il mondo vuole sempre più energia e sarebbe sbagliato sprecare l’opportunità occupazionale derivante dalle rinnovabili o, peggio ancora, sacrificare in loro nome le migliaia di posti di lavoro sicuri negli impianti alimentati da fonti tradizionali.
Si tratterebbe, detto in altri termini, di deindustrializzare l’energia. L’assessore regionale siciliano al Territorio e Ambiente Sorbello, al quale abbiamo fatto una domanda specifica in merito, non è stato molto chiaro nella risposta ma ha tenuto a dire che non ci saranno posti in meno nel futuro siciliano dell’energia.
Continuiamo con la pratica, e questa è la parte più interessante per i lettori di Pagine di Difesa. Perché parlare tanto di Sicilia? Che interesse possono avere i lettori di Cuneo o Treviso per le sorti di quest’isola dimenticata da tutti? Molto, perché la Sicilia è la porta di uno dei corridoi energetici europei e, a breve, lo sarà ancor di più. Approvato il primo rigassificatore (a Porto Empedocle), si tratta per il secondo (a Priolo-Gargallo). Se entrambi verranno costruiti e messi in funzione l’attuale rete di gasdotti siciliani, che già trasporta il gas proveniente da Algeria e Libia verso il resto d’Italia, si dimostrerà presto insufficiente.
Per questo Snam Rete Gas sta già predisponendo la posa di un ulteriore tubo sul fondo dello Stretto di Messina (attualmente sono due). Ma non solo, recentemente da Palermo è arrivato anche lo ‘sta bene’ per un progetto molto più interessante: la Sealine Tirrenica. Si tratta di un collegamento nuovo di zecca tra la Sicilia e la Campania con punto d’uscita del gas in provincia di Messina (inizialmente era previsto il comune di Monforte San Giorgio, poi sostituito per le proteste dei cittadini con Fondachelli Fantina) e punto di entrata in Campania a Policastro Bussentino, in provincia di Salerno.
A Fondachelli verrà istallata una stazione di compressione del gas della potenza di circa 50 Mw, che servirà a spingere il gas da sud a nord. Detto questo è abbastanza evidente che le intenzioni del governo regionale siciliano non siano quelle di una “crescita a somma zero” tra rinnovabili e fonti tradizionali. Al contrario si tratta di una crescita complessiva del settore energetico diretta all’export massiccio di gas e (se il raddoppio dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi andrà in porto) anche di energia elettrica. Detta in altre parole, propaganda a parte, in Sicilia si può fare di tutto, purché si paghino le tasse ai siciliani. Una visione forse un po’ miope, ma ormai abbastanza chiara.
Non stupisce, allora, che parlando degli scioperi inglesi Lombardo abbia dichiarato: “Se fossero confermate le notizie in merito a odio xenofobo contro i siciliani, non avremmo esitazioni a interrompere le trattative con il gruppo Erg-Shell, che dall’Inghilterra propone di realizzare un rigassificatore proprio nella provincia di Siracusa, a Priolo”.
Da ricordare, in chiusura, la valutazione strategica sui rigassificatori in Sicilia fatta da Eni (proprietaria di Snam Rete Gas) già diversi anni fa: un rigassificatore nell’isola è assurdo, perché troppo lontano dalle zone di consumo del prodotto importato. Ma siccome i rigassificatori nel frattempo sono diventati due, ecco pronta la Sealine per veicolare (previo pagamento del pedaggio) il gas che Enel (Porto Empedocle) e Erg-Shell (Priolo) tra qualche anno faranno entrare in Sicilia.