• Articolo , 17 febbraio 2008
  • Energia solare, la regione frena

  • La Regione emana una direttiva e impone regole molto rigide sulle aree destinate alle imprese che vogliono produrre energia da impianti solari. Dopo l’eolico, la Giunta Soru dichiara guerra anche all’energia solare. O quanto meno inizia a stringere i cordoni della borsa. Con buona pace di chi sperava di poter abbattere le emissioni di gas […]

La Regione emana una direttiva e impone regole molto rigide sulle aree destinate alle imprese che vogliono produrre energia da impianti solari.
Dopo l’eolico, la Giunta Soru dichiara guerra anche all’energia solare. O quanto meno inizia a stringere i cordoni della borsa. Con buona pace di chi sperava di poter abbattere le emissioni di gas nell’isola (prima in graduatoria per quanto riguarda il rapporto tra anidride carbonica e abitanti) grazie proprio allo sviluppo dell’energia del vento e del sole.

LA DIRETTIVA Nonostante il piano energetico regionale preveda un consistente sviluppo di fotovoltaico, solare termodinamico e biomasse («complessivamente circa 400 megawatt su 1700 totali», spiegano i sindacati), negli ultimi mesi l’assessorato dell’Industria ha assunto alcune decisioni che restringono il campo d’azione delle imprese che avevano deciso di puntare sulle fonti rinnovabili. La Regione, infatti, ha confinato i pannelli solari nelle aree industriali della Sardegna. Nei giorni scorsi, il 6 febbraio, l’assessore Concetta Rau ha deciso di dare una nuova stretta. Una direttiva, infatti, stabilisce che hanno diritto all’assegnazione di aree per l’installazione di impianti fotovoltaici solo le imprese che hanno come progetto «anche la creazione di attività manifatturiere, quali l’assemblaggio dei moduli fotovoltaici, la produzione di componentistica e tecnologia applicata», o comunque che realizzino anche attività manifatturiere. La scelta, secondo l’assessorato, è legata alla necessità di promuovere, insieme alla produzione di energia da fonti rinnovabili, anche una «crescita occupativa». Non solo. Per evitare alzate di testa di qualche amministratore dei Consorzi industriali, peraltro ormai prossimi alla riforma, la Regione impone che venga concordata con l’assessorato «la sussistenza dei presupposti nella valutazione delle richieste di insediamento di impianti fotovoltaici». E lo stesso vale anche per le aree già assegnate. In altre parole, anche le imprese che hanno già ottenuto un’area per installare pannelli fotovoltaici, dovranno avere il via libera dalla Regione, con la possibilità anche di «revoca, in caso di incompatibilità con gli indirizzi» stabiliti dall’assessorato. Una retroattività che non sarà ben accolta dalle imprese, che chiedono solo di poter produrre energia, senza altre imposizioni, così come previsto dalla progettazione integrata.
Se il commissariamento dei Consorzi industriali non è formale poco ci manca. Tutto sarà deciso dunque dall’amministrazione centrale, senza alcuna autonomia da parte degli enti consortili.

I COMMENTI Le scelte della Regione, se da un lato garantiscono la conformità delle decisioni dei Consorzi con la politica energetica regionale, allo stesso tempo rischiano di bloccare o quanto meno di rallentare fortemente il processo di incremento della produzione di energia solare. «Con il rischio di commissariamento della Regione», spiega Giorgio Asuni, segretario regionale della Filcem-Cgil. «La Sardegna ha un tasso altissimo di inquinamento da anidride carbonica e il Governo centrale, sulla base delle indicazioni della Ue, ha fissato parametri molto rigidi per l’abbattimento delle emissioni», aggiunge, «ma se gli obiettivi non saranno raggiunti arriverà un commissario ad acta per imporre provvedimenti che sblocchino l’incremento di produzione dell’energia da fonti rinnovabili».