• Articolo , 27 gennaio 2011
  • Enti Montani sul decreto rinnovabili: rimodulare i certificati verdi

  • Audizione Uncem al Senato sul decreto legislativo relativo alla promozione dell’uso di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nel mercato interno. Sul tavolo certificati verdi e biomasse

(Rinnovabili.it) – Non è la prima voce che porta a galla la questione degliincentivi alle rinnovabili nell’ambito della discussione sul Dlgs ora all’esame di Palazzo Madama. Anche per l’Uncem, l’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani, il sistema tariffario dedicato alle green energy rappresenta un tema caldo da affrontare delicatamente. Secondo quanto riferito dalla delegazione Uncem durante l’audizione con la Commissione Attività produttive del Senato, il sistema di incentivazione italiano dedicato alle eco-energie necessita ora di essere rimodulato “in maniera tale da garantire certezze nei tempi e negli investimenti e valorizzare le risorse naturali della montagna in un’ottica di sussidiarietà”. “La maggior parte di tali impianti (la gran parte dei quali collocati in territori montani) ha una progettualità di oltre 60 anni, e che quindi richiedere un aumento della produttività per la concessione dei certificati verdi sia una spinta propulsiva verso l’ammodernamento dell’intero settore”, ha sottolineato la delegazione ricordando come il sistema dei CV abbia fatto sì nel tempo che anche i grandi impianti idroelettrici venissero fatti oggetto di ammodernamento.
Allo stato attuale però è in grado di fornire una copertura appena sufficiente per ulteriori e importanti investimenti nel settore idroelettrico. “La soluzione più lineare per non fermare gli investimenti nel settore – ha detto il presidente Uncem Enrico Borghi – è la previsione di una norma di garanzia che assicuri un livello minimo, ma certo, di incentivo, al fine di programmare seriamente gli investimenti”.
La delegazione ha affrontato anche il tema delle agroenergie per il quale propone a livello degli incentivi l’introduzione di un criterio di premialità per le biomasse forestali montane a filiera corta, quelle vale a dire che puntano su impianti di piccola taglia inserendosi in processi di certificazione ambientale. “Essendo risorse pubbliche – ha osservato Borghi – occorre canalizzare gli incentivi per premiare gli investimenti che sono sostenibili ambientalmente e creano un’economia di mercato a filiera locale, anziché garantire la speculazione e la rendita di grandi impianti a biomassa proveniente spesso dall’estero, che oggi è incentivata in maniera analoga. Occorre in altri termini puntare sulla qualità anziché sulla rendita”.