• Articolo , 15 febbraio 2011
  • Eolico: ANEV e UIL analizzano il potenziale occupazionale

  • E’ notevole il potenziale occupazionale legato al comparto eolico che si potrebbe concretizzare, qualora si raggiungessero gli obiettivi al 2020, in 67mila occupati su tutto il territorio

Le fonti rinnovabili, oltre ad essere eccezionali alleate sul fronte della riduzione degli inquinanti risultano essere, dal lato economico, una fucina di nuovi posti di lavoro. A rivelare i particolari la pubblicazione dello “*Studio sul Potenziale Occupazionale*”:ftp://151.13.8.203/Potenziale%20Occupazionale%20Eolico%20ANEV_UIL.zip redatto da ANEV e UIL e contenente i dati aggiornati al 2010 con lo scopo di contribuire alla valorizzazione del settore.
Dalle analisi condotte da ANEV e UIL è emerso che a lavorare nel comparto sono *attualmente occupate 8.200 persone* con un indotto che arriva a coinvolgere 28mila persone e con la previsione di raggiungere *i 67mila occupati* qualora si riuscisse a mettere a regime il _potenziale nazionale_ di 16.200 MW al 2020 (27,54 TWh). Il potenziale eolico calcolato dagli esperti è stato valutato su tutto il territorio nazionale tenendo conto delle aree regionali di interesse paesaggistico-ambientale, delle aree vincolate e dei corridoi migratori oltre alle aree che per motivi morfologici e orografici non risultano idonee con dati che, basandosi sulla quota istallata annualmente, hanno dato modo di tracciare l’andamento futuro, desumendo *_una media di 5.000 nuovi occupati l’anno_* con un incremento costante che si affianca ad una crescita della potenza istallata pari a 1.100 MW l’anno.
“Lo sviluppo delle fonti rinnovabili non è solo finalizzato al rispetto dell’ambiente ma può innescare processi produttivi rilevanti e conseguenti risultati occupazionali positivi, così come in particolare l’eolico ha finora dimostrato. Credo sia giusto che il Sindacato continui a valorizzare questo percorso” ha commentato Luigi Angeletti, Segretario Generale della UIL “La scelta delle fonti rinnovabili – a cominciare dall’eolico – oltre ad essere _salutare_ per i lavoratori e i cittadini tutti, deve sempre più, trasformarsi in un utile sostegno per i conti economici, per i redditi e per l’occupazione”.

A sostenere l’occupazione, l’industria per ciò che concerne la componentistica, la produzione e la commercializzazione sia la gestione e manutenzione degli impianti, come sottolineato anche dal presidente dell’ANEV, Oreste Vigorito “I dati del presente Studio, aggiornati a tutto il 2010, dimostrano inequivocabilmente come dal settore eolico ci si possa aspettare in termini assoluti grandi cose. Gli obiettivi già raggiunti in termini di occupazione hanno determinato, e possono continuare a farlo, migliaia di nuovi posti di lavoro in un periodo peraltro di estrema necessità e in aree con bassissimo tasso di occupazione. Il settore intero si aspetta ora dal Governo un quadro certo per raggiungere gli obiettivi della Direttiva Comunitaria. Se ciò non avverrà, perderemo una parte di questi posti di lavoro, e quasi tutti quelli potenziali, un rischio che siamo certi il Governo vorrà scongiurare.”
Gli obiettivi da raggiungere al 2020 stanno in questo senso stimolando le realtà a seconda delle opportunità di sviluppo territoriali che, se esaminate a livello regionale, riguardano soprattutto le aree del centro-sud che presentano un potenziale eolico maggiore. Dai dati pubblicati la regione con il maggiore potenziale occupazionale è risultata la *Puglia, con 11.714 nuovi posti di lavoro* tra diretti (2463) e indiretti (9251); ultima in classifica *l’Emilia Romagna, con 771 impieghi* nel settore.
Interessanti i benefici ambientali quantificati da ANEV e UIL nel rapporto: con 16.200 MW istallati e 27,54 TWh prodotti risultano *evitate all’atmosfera 19.250.460 tonnellate di CO2* ed così come un risparmio di 37.770.559 barili di petrolio.