• Articolo , 27 maggio 2009
  • Eolico/ Bruschi(UnendoEnergia):Si paga Ici ma non in tutta Italia

  • L’Ici sull’eolico in Italia si paga a macchia di leopardo. Lo indica Enrico Bruschi, amministratore delegato di UnendoEnergia e socio di Aper (Associazione produttori energie rinnovabili). Tuttora poco noto, e applicato dalle singole agenzie del territorio, “l’Ici sull’eolico, in vigore dal 2008, è pari al 5-7 per mille del valore dell’investimento, però viene pagato in […]

L’Ici sull’eolico in Italia si paga a macchia di leopardo. Lo indica Enrico Bruschi, amministratore delegato di UnendoEnergia e socio di Aper (Associazione produttori energie rinnovabili). Tuttora poco noto, e applicato dalle singole agenzie del territorio, “l’Ici sull’eolico, in vigore dal 2008, è pari al 5-7 per mille del valore dell’investimento, però viene pagato in alcune Regioni e in altre no” – ha indicato Bruschi a margine del forum di Legambiente ‘Quale energia?’, in corso oggi a Roma – dipende dalle locali agenzie delle entrate. Dal 2008 gli impianti di produzione delle rinnovabili sono equiparati ad opifici e sottoposti all’imposta dell’Ici, incassata dai Comuni per occupazione del loro territorio e stabilita con un calcolo complesso. Un impianto eolico infatti è composto di pale in superficie e un sistema di cavidotti sotterranei. Il suo valore catastale è definito attraverso una attualizzazione del valore dell’investimento, cioè a partire da una data fissata, e che poi diventa valore di riferimento. Significa che oggi – prosegue Bruschi – nei piani economico-finanziari di un’azienda va inserito anche questo 5-7 per mille: ad esempio per il nostro impianto eolico da 36 MW e 60 milioni di euro di investimenti a Troia (Foggia) è pari a 150mila euro l’anno. A queste spese si aggiunge la royalty da pagare al Comune, che di solito è una percentuale sull’energia prodotta. Ma l’Ici oggi non si paga in tutta Italia. Ad esempio a Bologna non viene applicato, perché lì l’impianto eolico non è assimilato a un opificio. A Foggia sì”. E urgente dunque, per Bruschi, fissare l’Ici con un metodo omogeneo nazionale, “altrimenti diventerebbe un deterrente per le aziende”. Altro punto cruciale per il futuro prossimo delle rinnovabili in Italia è la battaglia in corso da parte delle imprese produttrici contro la proposta di estendere l’Ici anche al fotovoltaico per gli impianti a terra. “Se passasse questa proposta, per le nostre imprese, specie quelle che hanno già avviato investimenti – ha chiarito Bruschi – sarebbe la fine”.