• Articolo , 20 maggio 2009
  • Eolico, il vento imbrigliato

  • Le accuse dell’Anev alla Regione Basilicata. Troppa burocrazia e interferenze improprie. Criticato il nuovo piano energetico e chiesta una politica chiara

Il vento imbrigliato dai lacci e lacciuoli della burocrazia. E’ in sintesi l’accusa che lancia alla Regione Basilicata Simone Togni, segretario generale dell’Anev, l’Associazione nazionale energia del vento. Non si può da una parte dirsi paladini delle energie rinnovabili – dice in sostanza Togni – per poi, dall’altra parte, bloccare le iniziative imprenditoriali con una politica che non facilita le aziende.
Anzi, che le ostacola in maniera impropria. Lo sfogo di Togni nasce in realtà da un’altra questione, quella delle strozzature che le linee elettriche oppongono alla diffusione dell’energia eolica. In pratica, soprattutto nel Sud Italia, le reti di distribuzione dell’energia elettrica sono a volte così inadeguate che l’energia prodotta dai campi eolici si blocca.
Come nel collo troppo stretto di un imbuto. «Bisogna considerare l’energia elettrica come fosse acqua – semplifica Togni – e i cavi come dei tubi.
Se l’acqua è troppa, il tubo può subire danni». La delibera dell’Autorità dell’energia n. 330 del 2007 prevede in questi casi una modulazione della produzione di energia: per prevenire situazione critiche, si dice ai titolari di campi eolici di limitare la produzione, o addirittura d’interromperla.
La delibera in questi casi prevede anche una remunerazione per chi è costretto a limitarsi. I vertici dell’Anev hanno scritto al ministro per lo Sviluppo economico
chiedendo che i criteri di remunerazione siano modificati, perché gli operatori
li considerano inadeguati. Ma è una questione specifica che peraltro interessa poco la Basilicata. Invece Togni, se gli si chiede un parere sul recente Piano energetico della Regione, il Piear, ha parole dure. «Contiene tali e tante contraddizioni – sostiene – che a breve subirà una lunga serie di azioni». E quando gli si chiede di andare più nello specifico, Togni cita addirittura la Magna Carta: «Mi sembra di capire – afferma – che la riforma del titolo V della Costituzione (la legge costituzionale del 2001 sui poteri degli enti locali, ndr) invece di creare conoscenza, capacità e professionalità, ha portato le Regioni a non saper gestire le proprie potenzialità.
Invece di verificare che i limiti di legge siano rispettati e che le aziende utilizzino la migliore tecnologia possibile per tutelare l’ambiente, cioè il mestiere delle Regioni, ci si impelaga in compiti impropri».
Cioè? «C’è un eccesso di burocrazia richiesta – aggiunge – non per niente criticata dall’Unione europea». E le altre Regioni? «Hanno scelto altre strade – risponde Togni – raggiungendo risultati sicuramente migliori. Basti pensare che la Basilicata ha 200 megawatt installati e potenzialità per quasi 800. Fra il 2007 e il 2008 c’è stato un incremento di impianti eolici, in Basilicata, del 7%. E’ il peggior risultato italiano se si eccettuano le Regioni che non hanno fatto nulla, ossia Liguria, Emilia Romagna e Umbria. La media nazionale – comprese anche
queste ultime tre regioni a quota zero – è 37,1%».
Le accuse non si fermano qui: «Dal 1999, in Italia, la produzione dell’energia elettrica è un’attività imprenditoriale libera. Forse non tutti lo hanno compreso. Mi chiedo: a un calzaturificio la Regione Basilicata chiede che faccia mille scarpe al giorno? No, perché non può e non deve chiederglielo.
Da me può pretendere il ripristino dei luoghi il giorno in cui vado via, certo. Ma nel merito della mia iniziativa imprenditoriale non deve entrare». La Regione Basilicata aveva deciso tempo fa la cosiddetta “moratoria” dell’eolico, una sospensione sine die dei progetti del settore. «Noi abbiamo fatto opposizione e la legge ci ha dato ragione», commenta Togni. L’agguerrito segretario dell’Anev
nega che alcun progetto in Italia sia mai stato bloccato dall’intervento di ambientalisti e comitati cittadini. E alle accuse di alcuni nemici dell’eolico risponde: «Noi non diciamo che in un determinato territorio si debba per forza fare eolico. Noi spieghiamo le potenzialità esistenti, e siamo contenti se s’investe in fonti rinnovabili, che siano il vento, il sole, l’acqua, le biomasse. Per noi l’importante è che le Regioni abbiano una politica chiara.
Se si fanno partire i progetti e poi si blocca tutto, e le aziende ci hanno
buttato milioni di euro, non ci sta proprio bene». Ogni riferimento alla Basilicata è puramente voluto.
(Rocco Pezzano)