• Articolo , 4 maggio 2010
  • Eolico off-shore a servizio della difesa di sua Maestà

  • Cadono le resistenze del Ministero della Difesa britannico che per anni era stato contrario alla costruzione di nuovi impianti a causa degli effetti delle turbine sui radar. Via libera a investimenti da 16 milioni di sterline e alla realizzazione cinque nuovi progetti

(Rinnovabili.it) – Senza spendere una sterlina per potenziare i suoi armamenti, il Regno Unito si prepara a una vera e propria rivoluzione nella difesa nazionale, grazie agli impianti eolici off-shore. Un serio cambio di rotta per il ministero della Difesa inglese che in passato si era fermamente opposto alla costruzione di circa 1.000 turbine a largo delle coste orientali del paese, temendo che gli impianti potessero interferire con i sistemi di rilevamento radar usati a scopo difensivo. Molti dei progetti di parchi eolici off shore, infatti, sono stati oggetto di contestazione per anni in Inghilterra a causa dei dati sulla possibile interferenza delle turbine sui sistemi di controllo dello spazio aereo e la creazione di punti di oscurità, conosciuti come “zone di blackout”. Le pale degli impianti possono muoversi a una velocità di 200 miglia orarie, rendendo sfocate le immagini degli oggetti presenti sui radar. Un elemento che ha fatto temere, ad esempio, di non rilevare con tempestività attacchi aerei o dirottamenti di voli di linea.
Ora, invece, le compagnie produttrici di impianti eolici off-shore hanno deciso di investire 16 milioni di sterline per istallare nuovi sistemi di rilevazione radar in prossimità delle turbine, consentendo così al Regno Unito di accelerare nella produzione di energia pulita. L’accordo è stato siglato tra un consorzio di imprese di settore che ha acquistato i nuovi radar dalla Lockheed Martin e in cambio il Ministero della Difesa britannico ha dato il via libera alla costruzione di cinque nuovi impianti, alimentati da altre 1000 turbine. Attualmente la RAF e le compagnie che lavorano nelle energie rinnovabili stanno continuando a discutere su altri aspetti tecnici degli impianti come il possibile uso di materiali “radar assorbenti” per le turbine, al fine di renderle in futuro completamente invisibili.