• Articolo , 3 settembre 2008
  • Eolico off-shore: da Greenpeace l’idea di una maxi rete nel Mare del Nord

  • Un nuovo rapporto dell’organizzazione ambientalista ha per la prima volta rivelato come un approccio regionale integrato allo sviluppo su larga scala dell’eolico marino potrebbe fornire energia pulita affidabile per milioni di case

Una gigantesca rete che colleghi fra loro tutte le fattorie eoliche marine nella zona del Mar del Nord per consentire un flusso stabile dell’energia elettrica così prodotta nei sistemi di alimentazione di sette paesi diversi: Regno Unito, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Norvegia. E’ questa l’idea alla base del rapporto “North Sea Electricity Grid (R)evolution” redatto da Greenpeace Europa e sottoposto ora allo studio della Commissione UE. Il vantaggio di una tale operazione consisterebbe nel porre rimedio alle fluttuazioni che solitamente questo tipo di forniture energetiche possono incontrare (es. l’alta frequenza di tempeste marine). “Un calo di produzione in un’area di mare potrebbe essere compensato dai picchi di produzione di un’altra area anche lontana centinaia di chilometri di distanza, fornendo energia elettrica a milioni di famiglie europee”, ha spiegato Frauke Thies responsabile delle campagne di Greenpeace UE. Secondo lo studio, i 118 parchi eolici offshore nel Mare del Nord, in previsione di realizzazione entro il 2030, avranno una potenza complessiva di 68 GW.
Lo sviluppo di questa rete gigante avrebbe un costo compreso tra 15 e 20 miliardi di euro, ma l’investimento consentirebbe oltre all’ampia integrazione delle fonti di energia rinnovabile, anche importanti opportunità commerciali legate alla compravendita dell’elettricità tra i Paesi che si affacciano sul Mare del Nord. E non ha tardato ad arrivare il commento da parte di Hans Van Steen, responsabile per le energie rinnovabili alla Commissione europea, che giudica il progetto “ambizioso ma fattibile”, sottolineando come “sarebbe anche una risposta importante a quanti criticano l’eolico per l’oscillazione nelle forniture”.