• Articolo , 10 febbraio 2010
  • Est Europa. Nuova frontiera del fotovoltaico?

  • Mentre in Italia il settore del fotovoltaico discute animatamente su quale potrebbe e dovrebbe essere la nuova politica degli incentivi del Conto Energia dopo la fatidica data del 31/10/2010, qualcuno, forse più lungimirante, comincia a guardarsi in giro per cercare di scoprire quale potrebbe essere il nuovo eldorado per il solare in Europa, considerando che […]

Mentre in Italia il settore del fotovoltaico discute animatamente su quale potrebbe e dovrebbe essere la nuova politica degli incentivi del Conto Energia dopo la fatidica data del 31/10/2010, qualcuno, forse più lungimirante, comincia a guardarsi in giro per cercare di scoprire quale potrebbe essere il nuovo eldorado per il solare in Europa, considerando che la Spagna è ormai out, la Germania quasi e il nostro paese è in per il momento in una sorta di limbo. Molti speravano nella Grecia, che grazie ad una politica di incentivi assai generosa e promettente e condizioni climatiche assai favorevoli, sembrava poter diventare luogo assai appetibile per gli investitori e gli operatori del settore fotovoltaico. Ma prima le difficoltà dal punto di vista dell’iter autorizzativo, addirittura maggiori che nel nostro paese e poi le note vicissitudini politico economiche determinate dalla grave crisi che rischiano addirittura di mandare in default lo stato ellenico, hanno determinato una fuga in massa da parte degli investitori da quel paese, che non a caso è agli ultimi posti in Europa per potenza installata.
Qualcuno ha cominciato a guardare con interesse alla Francia, considerato l’impegno che il nuovo governo sembra riservare al piano energetico alternativo al nucleare. Il nuovo Conto energia prevede, infatti, per gli impianti integrati un incentivo che ammonta a circa di 0.6 Euro a kW per un periodo di 15 anni, che, secondo i progetti del governo per quanto riguarda il solare fotovoltaico, la crescita dovrà essere notevolissima, tanto che la potenza installata da qui al 2020 dovrà moltiplicarsi per 400. Ma per gli investitori esteri la situazione francese presenterebbe molti ostacoli e costi comunque troppi elevati rispetto a paesi considerati storicamente molto più vantaggiosi.
Ecco che allora, escludendo paesi come la Gran Bretagna o i Paesi Bassi che oltre a non avere praticamente politiche incentivanti, hanno caratteristiche climatiche poco favorevoli, che l’attenzione degli operatori si è diretta allora verso quei paesi come Bulgaria, Romania e Polonia dove invece accanto a politiche di incentivi molto generosi esistono anche diverse facilitazioni ,sia dal punto di vista delle autorizzazioni che dei costi industriali. Questi paesi oltre ad avere politiche incentivanti piuttosto interessanti, infatti, mettono infatti a disposizione degli investitori anche i generosi fondi europei che vengono erogati per attirare capitali esteri.

La Polonia per esempio sembra destinata a diventare uno dei paesi maggiormente interessanti per il settore eolico. Secondo lo studio “The outlook on wind energy development in Poland till 2020” elaborato dal Renewable Energy Institute presso la Commissione polacca della Wind Energy Association, infatti,il contributo delle centrali eoliche alla produzione di energia aumenterà notevolmente nel paese polacco. Le stime parlano di un +24% entro il 2020 e del 45% entro il 2030. La Polonia vorrebbe raggiungere la quota del 21% dell’energia da fonte rinnovabile entro il 2020. Attualmente il solo eolico produce il 15% dell’energia, con l’intenzione di arrivare ad una quota pari al 62% entro il 2020. Mentre Albania e Kosovo sembrano ancora voler puntare sulle fonti fossili come carbone petrolio e nucleare, Slovenia e Romania stanno impegnandosi per sviluppare oltre ad importanti progetti legati alle biomasse anche uno sviluppo nel solare e nell’eolico con l’apertura di bandi per il finanziamento di grandi progetti di sviluppo energetico, anche perché entrambi i paesi mirano a raddoppiare da qui al 2020 la percentuale di energia prodotto da rinnovabili, che attualmente si aggira sul 10% per la Slovenia e del 13% per la Romania. Secondo alcune indiscrezioni il governo sloveno si appresterebbe in questi primi mesi dell’anno a preparare un nuovo piano di incentivi che dovrebbe essere altamente premiante proprio per gli impianti fotovoltaici e da biomasse. Piuttosto interessante appare anche la Macedonia, considerando che per il fotovoltaico sono previsti oltre 0,4 euro per kW per 20 anni, e non a caso infatti il piccolo paese balcanico sta in questi ultimi mesi raddoppiando la potenza installata.
Ma i due paesi che maggiormente hanno beneficiato e beneficeranno della generosa politica di incentivi statali per il settore sono senza dubbio Repubblica Ceca e Bulgaria. La repubblica Ceca è stata fino a qualche mese fa la regina pressoché incontrastata del solare nell’est europeo, basti pensare che li sono stati installati ben 54 MW di potenza da energia fotovoltaica, a fronte dei circa 64 in tutta l’Europa dell’est. Qualcuno parla che da qui a fine anno saranno installati quasi 200 MW, ma l’intenzione da parte di Praga di ridurre dal 2010 i generosi incentivi dovrebbe rappresentare un volano per lo sviluppo della vicina Bulgaria, che di recente ha approvato un generoso piano di incentivi per il solare che da molti esperti del settore sembrano destinati a fare del paese uno dei più attrattivi d’Europa. Il governo di Sofia, infatti, si è solennemente impegnato a raddoppiare la produzione di energia da fonti rinnovabili da qui al 2020. Per gli impianti di più di 5 kW gli incentivi sono circa di 0.38 per 25 anni mentre pere quelli sotto i 5 kW gli incentivi raggiungono la cifra di 0,43 sempre per 25 anni. Qualcuno parla di oltre 1000 MW di progetti di parchi solari nel paese balcanico da qui ai prossimi cinque anni. Molte società italiane con in testa Enel hanno, per questo motivo, già pianificato investimenti nel settore nel paese bulgaro.