• Articolo , 17 giugno 2008
  • Eva e il paradiso energetico

  • Uno pensa alle energie rinnovabili e magari gli vengono in mente paesi come la Germania o l’Olanda, con verdi paesaggi dominati da file di eliche di impianti eolici. Per vedere in azione siti di produzione di energia pulita non è però sempre necessario andare tanto lontano dai nostri confini. Basta andare a Correggio, in provincia […]

Uno pensa alle energie rinnovabili e magari gli vengono in mente paesi come la Germania o l’Olanda, con verdi paesaggi dominati da file di eliche di impianti eolici.
Per vedere in azione siti di produzione di energia pulita non è però sempre necessario andare tanto lontano dai nostri confini. Basta andare a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, dove da meno di un mese è in costruzione una centrale per la produzione di energia e calore esclusivamente da fonti rinnovabili. Si chiama Eva, e sfrutterà il sole, la terra, e le biomasse. Una centrale a “bilancio serra” positivo, che utilizzerà pannelli fotovoltaici per l’energia elettrica, pannelli solari termici per scaldare acqua, la geotermia, sempre per l’acqua calda ma anche refrigerata. Per quanto riguarda lo sfruttamento delle biomasse vi saranno impianti di cogenerazione che utilizzeranno sostanze legnose, olio vegetale e biogas prodotto dalla fermentazione a secco di vegetali. Eva sarà per buona parte un luogo di sperimentazione. Nonostante ciò il suo potenziale non scherza: l’energia che immetterà nelle reti Enel e la rete d’acqua che potrà scaldare saranno infatti sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico di un quartiere di mille abitazioni. Per saperne di più su questa “creatura”, Emilianet ha incontrato il sindaco di Correggio, Marzio Iotti che ha seguito da vicino fin dall’inizio la nascita di Eva. In poco tempo Iotti si è costruito quel bagaglio di conoscenze tecnico scientifiche, in tema di sostenibilità ambientale, che in questi tempi di crisi energetica globale dovrebbe far parte della cultura di tutti gli amministratori.

Per la realizzazione di Eva, vi siete ispirati a qualche realtà esistente? A qualche esperienza già realizzata all’estero?

No, non ci siamo ispirati a esperienze fuori dall’Italia. Il punto di partenza è stato la preparazione e l’approvazione, nel 2005, di un pacchetto di politiche che allora era chiamato “pacchetto energia” ma che in realtà comprendeva un insieme di iniziative per la sostenibilità futura: ambientale, energetica e sociale. Personalmente penso infatti che non esistano sostenibilità separate; quella sociale è strettamente legata a quella ambientale e anche a quella energetica.
Eva è un progetto che sta dentro questo piano energetico comunale. Si chiama così perché è la prima creatura nata da quella visione d’insieme.
Tre anni fa non si è pensato solo a realizzare impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Si è tentato, allo stesso tempo, di ridurre i consumi energetici, o perlomeno, di contenerli. Il regolamento edilizio, ad esempio, è stato modificato per adattarlo a una politica di efficienza energetica e, dal 2006, impone di progettare edifici con caratteristiche precise, pena la non agibilità.

L’energia che produce Eva riesce anche a pagare i soldi investiti? In quanti anni?

Non è facile fare un calcolo preciso del rientro dell’investimento di un progetto di questo tipo. Eva ha una caratteristica in particolare: non è un prodotto finito, è un laboratorio che deve produrre energia elettrica e calore unendo però una serie di tecnologie che sono in continua evoluzione.
Alcune di queste hanno dei tempi di rientro abbastanza certi. E’ il caso della parte fotovoltaica, che ha tempi di rientro intorno ai dieci anni. Per le parti di gasificazione, che sono una tecnologia meno diffusa, noi supponiamo dei tempi di rientro di non più di quattro anni. Stesso arco di tempo vale per le parti a olio vegetale. A causa di questa evoluzione continua, noi non siamo in grado di dire se Eva si ripagherà esattamente in cinque anni, piuttosto che in sei o sette.

Eva è un esempio che altri comuni dovrebbero seguire?

Nel momento in cui siamo partiti con quest’esperienza, lo abbiamo fatto pensando anche che fosse utile ad altri comuni. Non è però che tutti debbano costruire una centrale come quella che stiamo costruendo a Correggio.
Eva è una realtà didattica, formativa, promozionale delle energie rinnovabili, in un unica struttura. Mentre abbiamo pensato di produrre energia abbiamo anche cercato a un modo di renderne divulgativa l’attività. Abbiamo voluto dare impulso alle energie rinnovabili, ma non pensiamo che tutto ciò che viene fatto all’interno di Eva indichi la strada maestra. Su questi temi, c’è bisogno di ricerca e sviluppo applicati al territorio. La tecnica della gasificazione dei residui vegetali che stiamo provando, ad esempio, e che ci pare essere una strada interessante dal punto di vista dell’efficienza e della resa, la dobbiamo applicare alla nostra filiera locale di vigneti.
I bilanci complessivi si faranno più avanti. Magari emergerà che alcune tecniche provate non sono così convenienti come si credeva all’inizio, mentre può emergere, mettiamo, che la geotermia funzioni al di là delle aspettative.

Il fatto che vi sia questo grande contenuto di sperimentazione comporta anche un po’ di rischio d’impresa…

Sì, perché qui non si tratta di soldi pubblici che vengono messi lì a fondo perduto. Per l’attuazione del progetto, il Comune ha costituito una società di scopo, Encor, che ha chiesto credito agli istituti bancari, si è quindi indebitata. Anche per questo motivo le sue attività devono funzionare, e ripagarsi. Esiste dunque quest’aspetto molto concreto del reggere alla sfida, che è anche un incentivo a vincerla.

Andrea Bassi