• Articolo , 16 febbraio 2011
  • Ewea, le norme a salvaguardia dell’avifauna potrebbero bloccare il settore

  • Norme troppo rigide rischierebbero, secondo quanto dichiarato dall’Awea, di rallentare lo sviluppo del settore che ha un potenziale energetico stimato in 34 GW, in grado di creare 27mila nuovi posti di lavoro e di muovere un flusso economico da 38 miliardi di dollari

(Rinnovabili.it) – Solo la scorsa settimana il dipartimento degli Interni statunitense, in collaborazione con il “Fish and Wildlife Service”:http://www.fws.gov/, ha pubblicato la guida sulla fauna selvatica ribadendo come spesso l’attività antropica interferisca danneggiando gli ecosistemi e costringendo flora e fauna ad adattarsi a nuove condizioni. La guida però, secondo quanto dichiarato dall’Awea, l’American Wind Energy Association, potrebbe portare conseguenze negative e bloccare lo sviluppo del comparto. Ad esempio, ritardare la costruzione degli impianti di tre anni e richiedere valutazioni delle strutture già operative che potrebbero richiedere anche 2-4 anni di lavori porterebbe dei costi aggiuntivi che non tutte le società sono in grado di affrontare. Richiedendo la _gestione adattiva_, con l’ipotesi di disattivare le turbine in determinati periodi dell’anno si andrebbe invece ad abbassare la produzione e ad aumentare i costi per le aziende così come potrebbero rappresentare un danno anche richieste di studi audiometrici legati alla realizzazione e al funzionamento dei rotori in relazione ad un eventuale impatto su flora e fauna del luogo.
Gli analisti di settore hanno dichiarato che più di 34 GW di potenziale eolico, 68 miliardi di dollari di investimenti e 27mila posti di lavoro sono attualmente a rischio a causa della politica statunitense di tutela dell’avifauna redatta dall’USFWS (U.S. Fish and Wildlife Service), numeri destinati a crescere completando l’analisi dei nuovi orientamenti proposti. Dati che sembrerebbero minacciare la capacità della nazione di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni e l’aumento della quota di energia prodotta da fonte pulita. Gli impianti eolici, più volte accusati di danneggiare l’avifauna, sono risultati però meno pericolosi per gli uccelli rispetto agli edifici, alle autostrade e ai cavi dell’alta tensione che causano un numero superiore di incidenti rispetto ai rotori in funzione. La tesi, è stata inoltre avvalorata da un ulteriore analisi condotta dal NYSERDA (New York State Energy Research and Development Authority) che pone al centro dei problemi della fauna non le pale eoliche bensì le fonti tradizionali di energia puntando il dito soprattutto contro l’utilizzo di carbone. Lo studio, che ha preso in considerazione carbone, petrolio, gas naturale, idroelettrico ed eolico ha riscontrato come il vento rappresenti la fonte con i minori rischi per gli uccelli.
Affermando l’impossibilità di seguire le indicazioni così come sono state redatte, l’AWEA si è riservata di commentare il documento 90 giorni dopo la Notice of Availability (NOA) per cercare di trovare strade in comune che garantendo il rispetto della natura permettano al paese di usufruire dell’energia da fonte rinnovabile.