• Articolo , 20 ottobre 2008
  • Festival della Scienza ‘08: “Pista!!! Arrivano le macchinine…fritte!”

  • L’olio vegetale esausto diventa biodiesel: si può produrre energia e ridurre l’inquinamento ambientale! All’edizione 2008 del Festival della Scienza (Genova, 23 ottobre – 4 novembre) scuole, insegnanti, ragazzi e genitori avranno l’opportunità di partecipare al laboratorio didattico sul recupero dell’olio fritto per la produzione del biocarburante. Il progetto “Pista!!! Arrivano le macchinine…fritte!” è realizzato dal […]

L’olio vegetale esausto diventa biodiesel: si può produrre energia e ridurre l’inquinamento ambientale!
All’edizione 2008 del Festival della Scienza (Genova, 23 ottobre – 4 novembre) scuole, insegnanti, ragazzi e genitori avranno l’opportunità di partecipare al laboratorio didattico sul recupero dell’olio fritto per la produzione del biocarburante.
Il progetto “Pista!!! Arrivano le macchinine…fritte!” è realizzato dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova e da DPLubrificanti s.r.l. di Aprilia (LT), in collaborazione con Also s.r.l. e A&A Fratelli Parodi di Campomorone (Genova).

Mare fritto…
In Italia si consumano annualmente circa 600-700 mila tonnellate di olio di oliva e circa 600-700 mila tonnellate di olio di semi per un totale di 1.400.000 mila tonnellate di oli vegetali. Attualmente l’unico recupero di olio alimentare esausto è effettuato presso grandi utilizzatori (ristoranti, fast food, mense, etc.) per circa 35.000 tonnellate/anno (dati 2007). Si è calcolato che circa 800.000 tonnellate annue di olio finiscono nell’ambiente attraverso le reti fognarie. L’olio vegetale esausto è un rifiuto che costituisce un grave pericolo se disperso nell’ambiente. L’olio disperso nel sottosuolo deposita un film sottilissimo attorno alle particelle di terra e forma così uno strato di sbarramento tra le particelle stesse, l’acqua e le radici capillari delle piante, impedendo l’assunzione delle sostanze nutritive. Se l’olio raggiunge la falda freatica, forma sopra di essa uno strato lentiforme con spessore 3-5 cm, che si sposta con la falda stessa verso la valle e può raggiungere pozzi di acqua potabile anche molto lontani, rendendoli inutilizzabili; infatti un litro di olio mescolato a un milione di litri d’acqua basta per alterare il gusto in limiti incompatibili con la potabilità. L’olio che raggiunge un qualsiasi specchio d’acqua superficiale, può andare a formare una sottile pellicola impermeabile che impedisce l’ossigenazione e compromette l’esistenza della flora e della fauna. Anche dove esistono impianti fognari adeguati, lo smaltimento di queste enormi quantità di residuo oleoso pregiudica il corretto funzionamento dei depuratori influenzando negativamente i trattamenti biologici rendendoli inoltre più costosi (la presenza di oli nei depuratori viene risolta nella fase preliminare del trattamento attraverso la realizzazione di appositi disoleatori basati sul principio della flottazione, per separare gli oli e i grassi che galleggiano nel liquame). L’olio disperso in mare forma un velo sottilissimo che impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari con evidenti danni all’ambiente marino.
I danni ambientali, riflettendo su tutti questi dati, risultano evidenti, ma salta subito all’occhio l’impatto ambientale del rifiuto oleoso domestico non gestito, pensando che anche solo 1 chilo di olio esausto copre una superficie di circa 1000 metri quadrati…
La raccolta domestica dell’olio fritto potrebbe garantire il recupero di 100.000 tonnellate di olio vegetale esausto, per raggiungere questo obiettivo la divulgazione tramite il laboratorio al Festival della Scienza e la formazione nelle scuole risulta particolarmente efficace.

…o fritto di mare?!
“Pista!!! Arrivano le macchinine…fritte!”, è il progetto che si propone di evidenziare l’importanza del comportamento del singolo nel tentativo di creare una coscienza sociale, inducendo al recupero di questo residuo in un modo gustoso e divertente, che non demonizza l’utilizzo dell’olio per la frittura, ma valorizza la tradizione gastronomica e l’innovazione tecnologica di questo processo di trasformazione. Il laboratorio illustrerà dettagliatamente il procedimento per la produzione di biodiesel. Il gruppo di partecipanti sarà accolto da animatori che offriranno un assaggio di patatine e dolci fritti. L’olio di frittura sarà recuperato e trasformato in biodiesel direttamente e il processo descritto dagli animatori in termini chiari e comprensibili per tutti attraverso filmati e pannelli fotografici dell’impianto della DP Lubrificanti ad Aprilia (Latina). I partecipanti avranno così modo di assistere alla trasformazione dell’olio fritto in biodiesel “in diretta” in tutte le fasi: dalla filtrazione dell’olio esausto, alla reazione chimica di trasformazione dall’olio a biodiesel, fino alla decantazione, fase in cui i partecipanti potranno vedere la separazione del biodisel dal suo sottoprodotto, la glicerina..
In chiusura il biodiesel sarà utilizzato per alimentare un generatore di energia elettrica per caricare le macchinine radiocomandate che saranno a disposizione per giocare insieme! Chi lo desidera potrà anche imparare e realizzare con la glicerina una crema per le mani, confezionarla in un barattolo, etichettarla e portarla via con sé!

Durante il laboratorio sarà presentata una breve parte teorica sull’olio, sulle sue caratteristiche, sulle modificazioni indotte dal calore e sui danni determinati dal suo rilascio nell’ambiente, divulgando tramite materiale informativo anche i metodi e i punti di raccolta dell’olio esausto.

Il progetto ha ottenuto il Patrocinio del Comune di Genova e di AMIU – Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana Genova S.p.A. che ha inserito l’olio esausto da frittura nel progetto pilota di raccolta differenziata Porta A Porta.