• Articolo , 4 aprile 2008
  • Finanza etica e rinnovabili

  • Un’approfondita analisi sulle potenzialità e le prospettive in Italia di questa straordinaria forma di finanziamento

Solo dieci anni fa in Italia il termine “finanza etica” faceva gridare all’ossimoro. Oggi perfino le banche coinvolte nel traffico d’armi hanno almeno un prodotto che non temono di definire etico. Cos’è successo nel frattempo?
Vi sono state diverse novità: è nata una Banca Etica, sulla spinta di decine di organizzazioni nonprofit, ma soprattutto di migliaia di cittadini; il mondo finanziario è stato scosso da scandali di dimensioni mai viste (come ad esempio Cirio e Parmalat) e dalle squalificanti manovre di importanti gruppi bancari; le grandi organizzazioni internazionali hanno scoperto il microcredito come strumento di lotta alla povertà, e qualche politico di casa nostra se ne è accorto. Così capita di ascoltare qualcuno dei grandi banchieri del momento dichiarare che «se il cliente mi chiede l’etica io la metto a scaffale», gli enti locali – ma anche le regioni e i ministeri – non esitano a cimentarsi in programmi di microcredito e finanza etica.
Cosa c’entra tutto questo con le energie rinnovabili ed il risparmio energetico?
C’entra parecchio, in quanto il mondo della finanza etica è stato probabilmente il primo ad occuparsi di argomenti come questi e a dare fiducia alle realtà che vi lavorano, anche quando nessuno li conosceva e sapeva esattamente di cosa alcuni pionieri stavano parlando.
Un esempio per tutti: il finanziamento del 1991 (peraltro il primo di una serie) della cooperativa finanziaria MAG 4 Piemonte alla coop. “Agriforest” di Torino, prima realtà in zona ad occuparsi di costruzione e gestione di impianti di riscaldamento che utilizzavano cippato di legno in alcune scuole di Collegno e Banchette di Ivrea, in provincia di Torino (valga per ora solo questo: un elenco completo di tutti finanziamenti delle MAG italiane e di banca Popolare Etica sarebbe troppo lungo).

Con questo primo intervento cercheremo di dare una prima panoramica della storia e dell’evoluzione del settore della finanza etica in Italia. Se il tema risulterà di interesse dei lettori proseguiremo con ulteriori specifici approfondimenti sull’operatività, sui prodotti e sui progetti specifici per il settore del risparmio energetico e delle energie rinnovabili dei principali attori italiani di finanza eticamente orientata.

*LE ORIGINI: CASSE RURALI, BANCHE POPOLARI E CASSE DI RISPARMIO*

La finanza eticamente orientata (o “finanza etica” / F.E.) in Europa fonda le sue radici nelle piccole banche di villaggio basate sulla responsabilità solidale create da Raiffesen[1]. a fine 800 e nelle banche popolari in ambiente urbano ideate da Schulze-Delitzsch in Austria.
Il modello delle Raiffesen non tardò a svilupparsi in Italia.
La prima cassa rurale neutra, ovvero non cattolica, nacque nel 1883 a Loreggia per opera di Leone Wollemberg. Essa, stimolando il risparmio e concedendo credito ai contadini, si proponeva come strumento di lotta contro l’usura. Agli inizi del ‘900, le casse rurali ampliarono il loro raggio d’azione rivolgendosi non solo ai contadini, ma anche agli artigiani e ai piccoli commercianti localizzati nei centri urbani ed esclusi dai circuiti finanziari tradizionali.
Le casse rurali devono il loro successo sia a fattori esterni sia interni alla stessa istituzione:

1) fattori esterni:
a) esistenza di una nicchia di mercato ben identificabile,
b) ambiente politico instabile che alimentò un forte sentimento di solidarietà sociale;

2) fattori interni:
a) adozione della forma di mutualismo corporativo,
b) i dirigenti della cassa erano gli stessi beneficiari dei crediti,
c) adozione di procedure di credito semplici e comprensibili per tutti,
d) concentrazione in piccole aree rurali/urbane che rendeva minima l’asimmetria informativa, favorendo il sorgere naturale di ottimi meccanismi di “garanzia sociale”.

Oggi le casse rurali sono diventate Banche di Credito Cooperativo (BCC), le quali, nonostante un campo di azione molto più ampio, hanno mantenuto la mission originaria, ovvero promuovere lo sviluppo locale. Alcune BCC sono coinvolte in progetti di microfinanza nel sud del mondo (ad esempio il progetto Codesarrollo in Ecuador) e in Italia attraverso partnership con istituzioni terze.
Nella categoria degli intermediari finanziari orientati ai settori marginali si possono anche includere le Banche popolari e le Casse di Risparmio.
La prima banca popolare sorse a Lodi nel 1864, quale risposta efficace non solo alle esigenze di espansione produttiva di commercianti e artigiani, ma anche di crescita personale e sociale.
Le banche popolari e le casse di risparmio hanno dimostrato di possedere capacità di innovazione finanziaria indispensabile per servire segmenti di mercato fino ad allora non considerati dal sistema tradizionale del credito.

*LE ESPERIENZE DI FINANZA ETICA IN ITALIA*

In questi ultimi anni sono state realizzate numerose ricerche sulla F.E. in Italia, da quella di Etimos – Sodalitas al rapporto in preparazione dell’Associazione Finanza Etica al lavoro pubblicato di recente delle Fondazioni Giordano dell’Amore e Guido Venosta. Tali ricerche hanno fornito una visione di insieme delle iniziative italiane riconducibili al movimento del microcredito e della finanza locale evidenziandone un’elevata varietà di metodologie e strumenti adottati.
Il risultato è che in Italia vi è ancora un numero limitato di esperienze e di proposte innovative. Inoltre, i sistemi alternativi finanziano maggiormente le cooperative, le associazioni, le società di mutuo soccorso e i programmi etici piuttosto che l’avvio di micro attività economiche.
Gli enti, che hanno realizzato le ricerche, hanno incontrato molte difficoltà nel classificare le iniziative analizzate. Vi sono molti dubbi nel classificare certe iniziative come progetti di microcredito. Dubbi che riguardano principalmente la definizione di microcredito a cui si rifanno gli ideatori del progetto, i principi ispiratori, le garanzie richieste e gli importi erogabili.
A causa della suddetta difficoltà di classificazione, proponiamo un elenco degli addetti ai lavori meglio rappresentativi delle tipologie di iniziative di finanza etica e finanza locale realizzate in Italia.
Tra gli attori operanti nel settore della finanza etica si possono quindi ricordare, come primo “sguardo” e senza pretesa di esaustività:

• le MAG,
• la Banca Popolare Etica,

Infine, negli ultimi anni, diversi enti pubblici si sono interessati al microcredito come strumento efficace di politica attiva del lavoro e lotta alle situazioni di usura, sviluppando interessanti sinergie con attori locali ed istituzioni di credito. In questa direzione si sono mossi, ad esempio, il Comune di Torino con lo Sportello Unico delle attività produttive, il Fondo per il Microcredito della Regione Lazio e il dipartimento delle pari opportunità della Regione Toscana. Quest’ultimo ha promosso la costituzione di una rete di istituti in grado di soddisfare, previa analisi del caso da parte dell’ente pubblico, le esigenze di soggetti in difficoltà economico-finanziarie. Il dipartimento non eroga direttamente i finanziamenti, bensì svolge l’importante funzione di accompagnamento del soggetto nell’iter di richiesta di un finanziamento ad un istituto tradizionale di credito.
Anche il mondo bancario tradizionale si sta avvicinando al settore della finanza etica, ma le azioni concrete sono ancora limitate.

*LE MAG* (Mutuo Auto Gestione)

La finanza etica, radice su cui poggia il microcredito italiano, nasce con le Mag (Mutua Auto Gestione), cooperative finanziarie autogestite che raccolgono il risparmio tra i propri soci al fine di finanziare progetti con elevata utilità sociale[2], secondo i principi di trasparenza e partecipazione.
Le Mag nascono e si diffondono tra la fine degli anni 70 e gli anni 90. La prima Mag nasce a Verona nel 1978 come risposta alla necessità di dar lavoro agli operai che volevano autogestire le aziende in crisi o in procinto di chiudere. Visto che le banche tradizionali non erano propense a finanziare questi progetti, sorse l’idea di creare una propria cooperativa finanziaria, chiamata Mag Verona.
Da allora sono state costituite altre sette Mag, distribuite soprattutto nelle città del Nord: Milano (MAG2, 1980), Udine (Autogest, 1983), Padova (Mag3, 1983), Torino (Mag4, 1987), Reggio Emilia (Mag6, 1988), Genova (Mag7, 1991), Venezia (Mag Venezia, 1992).
La MAG è un’istituzione locale che funziona in quanto legata ad uno specifico ambito locale, per questo motivo non avrebbe avuto senso creare una grande MAG nazionale e quindi sono nate diverse entità tutte accomunate dagli stessi obiettivi.
Oggi, operano solo cinque Mag: non esistono più Autogest Udine, in fase di liquidazione e confluita in Banca Popolare Etica, e Mag3, confluita nel 1989 nella cooperativa CTM-MAG (poi divenuta Consorzio Etimos[3]).
Nonostante le differenze relative alle metodologie operative adottate e al target servito, tutte le Mag sono cooperative finanziarie che raccolgono il risparmio dei soci per sostenere iniziative che intervengono sul territorio in settori comuni agli stessi soci che vi aderiscono: pace, disarmo, ecologia, risparmio energetico, tecnologie appropriate, utilizzo di fonti rinnovabili di energia, controinformazione, educazione allo sviluppo, emarginazione, immigrazione, solidarietà sociale, educazione giovanile, commercio equo e solidale. Si tratta di realtà (associazioni, fondazioni, enti religiosi, imprese non profit) che per le loro caratteristiche trovano difficile accedere al sistema del credito tradizionale.
Il “mondo Mag” critica il sistema creditizio tradizionale ma soprattutto lavora per creare un ponte tra risparmiatore e progetti ad alto valore sociale aggiunto con problemi di liquidità. Il denaro è ciò che passa su quel ponte.
Le Mag permettono un passaggio epocale per ciò che concerne lo sguardo sul denaro: da una connotazione simbolica (emblema dello sfruttamento umano, della natura e contaminante proprio del sistema capitalistico) ad una pragmatica (strumento attraverso il quale realizzare uno scopo sociale più ampio).
Nell’impianto costitutivo alla base di ogni Mag le parole chiavi sono: trasparenza e partecipazione. La trasparenza consente di promuovere tanto la critica al sistema bancario ordinario (infatti la banca tende a tutelare la riservatezza delle operazioni che compie con il cliente e della sua gestione del denaro) quanto la qualità della Mag, che si propone come nodo trasparente di raccordo tra risparmiatore e finanziato (la Mag rende di dominio pubblico le operazioni che compie con i finanziati: i soci Mag sono puntualmente informati sulle realtà finanziate, sull’entità dei prestiti e della relativa situazione).
Lo sviluppo delle Mag, rapido e costante fino agli anni ’90, venne rallentato da due provvedimenti legislativi:

• Nel 1991 venne emanata la cosiddetta legge anti-riciclaggio (D.Leg 197/91), che limitava l’attività di impiego del denaro solo a quelle organizzazioni che possedevano un capitale sociale almeno pari a un miliardo di lire (pari a 516.456,89 euro);

• L’introduzione del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Leg. 385/93) che restrinse radicalmente l’ambito dei soggetti abilitati a svolgere l’attività di intermediazione creditizia, riservando solo alle aziende bancarie la raccolta del risparmio tra il pubblico e l’erogazione del credito.

A seguito dell’introduzione delle nuove norme sulle società finanziarie si è assistito ad una netta diversificazione all’interno del “mondo Mag”.
Oggi le Mag si distinguono per la modalità di raccolta delle risorse e la tipologia di target servito. In particolare:

• Mag2 e Mag6: raccolgono risorse solo attraverso la sottoscrizione di quote di capitale sociale e finanziano sia persone fisiche sia persone giuridiche;

• Le altre Mag (Mag 4 e Mag Venezia): raccolgono il risparmio solo da persone giuridiche socie e limitano i finanziamenti alle stesse. Si crea una sorta di struttura che prevede il deposito da parte dei soci persone fisiche a cooperative di base (non finanziarie), le quali a loro volta depositano il denaro in Mag, di cui sono socie.

Ciò che accomuna tutte le Mag è il forte legame con il territorio e l’attività di credito rivolta a realtà molto piccole.

*LA BANCA POPOLARE ETICA*

Negli anni delle novità in materia di leggi bancarie e creditizie nacque per alcune Mag e per alcune tra le principali organizzazioni del terzo settore presenti in Italia l’esigenza di creare una banca alternativa, che a livello nazionale potesse fare ciò che facevano le Mag a livello locale dando così una notevole opportunità di sviluppo al Terzo Settore. Inoltre cresceva il numero di risparmiatori disposti ad investire il proprio denaro in attività positive dal punto di vista sociale ed ambientale.
L’insieme di questi fattori ha portato nel dicembre del 1994 alla costituzione dell’Associazione Verso la Banca Etica. Successivamente fu costituita la Cooperativa verso la Banca Etica per lo sviluppo del progetto imprenditoriale, la raccolta del capitale sociale e l’individuazione di un soggetto più definito nei rapporti con Banca d’Italia. Raggiunto il capitale necessario, l’8 marzo 1999 aprì a Padova il primo sportello della Banca Popolare Etica, da lì a poco seguito da Milano, Brescia, Roma, Vicenza, Bologna, Torino, ecc, fino all’ultima apertura di sportello a Palermo (fine 2007).
Come afferma Fabio Salvato nella lettera del presidente nel Bilancio Sociale 2003, “La Banca Popolare Etica non nasce per caso, non è il frutto di un’elaborazione dell’ufficio di marketing, ma è il risultato di un lungo percorso iniziato negli anni ’70 con le esperienze delle Mag…”. Proprio il percorso che porta alla sua costituzione è uno degli elementi distintivi di Banca Etica. Essa è l’unico istituto creditizio, nato in un contesto di terzo settore, la cui attività ed obiettivi si ispirano ai principi della finanza etica, intesa come strumento, trasparente, di gestione del risparmio finalizzato allo sviluppo dell’economia civile (sociale e non profit).
Banca Etica offre numerosi prodotti finanziari quali credito, risparmio e servizi di pagamento; inoltre fornisce ai propri clienti consulenza nella redazione al business plan, corsi di formazione ed assistenza tecnica.
Sin dall’inizio delle attività i settori del risparmio energetico e delle energie alternative hanno costituito uno dei settori fondamentali di attività della banca, che ha addirittura dato recentemente vita, in partnership con altre realtà del c.d. “terzo settore”, ad una E.S.Co. (Energy Service Company), di cui ci occuperemo in un approfondimento successivo.
In conformità alla propria mission, Banca Etica si occupa anche di microcredito e lo finalizza a due tipologie di interventi:
1. programmi per la creazione o il sostegno di micro e piccole imprese (con particolare riguardo a quelle sociali);
2. programmi di natura socio-assistenziale (esempio: inserimento abitativo acquisto di un mezzo di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro, altre spese straordinarie).
Per la realizzazione di interventi a forte contenuto sociale, Banca Etica stabilisce rapporti di partenariato con le Associazioni Locali sanciti da apposite convenzioni. Inoltre la banca è stata contattata da vari enti locali per valutare la possibilità di sperimentare strumenti e servizi di microcredito a livello locale. In tal senso sono stati avviati rapporti con il Comune di Roma, di Napoli, di Marano (NA) ed il Comune e la Provincia di Torino.

*Segnalazioni e ringraziamenti*:
• Siti utili: “www.finansol.it”:http://www.finansol.it (con links di approfondimento su tutte le realtà di finanza etica e di microcredito italiane, comprese le MAG e Banca Popolare Etica, nonchè vari altri approfondimenti sul tema)
• SI RINGRAZIA LA DOTT.SSA CINZIA ARMARI PER LA COLLABORAZIONE AL TESTO

fn1. _Le caratteristiche che rendono unico il modello delle cooperative Raiffeisen sono: solo i membri della cooperativa possono richiedere i prestiti; richiesta la garanzia di due cofirmatari, portati da colui che ottiene il prestito; i profitti ottenuti non vengono distribuiti, ma sono destinati all’aumento del capitale sociale e/o a investimenti di pubblica utilità. Oggi le cooperative Raiffeisen sono state trasformate in banche amministrate e controllate dai membri stessi, ma mantengono come obiettivo primario quello originario, ossia la promozione degli interessi degli associati. Tale modello corporativo si è diffuso in tutta Europa, Nord America, Cina e India._

fn2. _Per “utilità sociale” si intende quell’insieme di attività e servizi volti al miglioramento della qualità della vita degli individui e dell’ambiente e che spesso non trovano un interlocutore abbastanza attento e sensibile nel circuito finanziario tradizionale._

fn3. _Etimos è un consorzio no profit formato da 250 organizzazioni (botteghe del mondo, ONG, cooperative sociali, associazioni, fondazioni), socio fondatore della Banca Popolare Etica e di SEFEA (primo consorzio europeo di banche etiche e alternative). Etimos raccoglie risparmio solidale (attraverso la sottoscrizione di quote di capitale sociale o l’apertura di libretti di risparmio a vista o vincolati) che, tramite i propri partner nel Sud del mondo, investe in programmi di microcredito. La raccolta di risparmio dai soci gli permette di essere indipendente dalle donazioni esterne. Accanto all’attività di intermediazione finanziaria, Etimos, attraverso CHOROS-SERVIZI elabora progetti, studi di fattibilità, analisi e valutazione dell’impatto sociale e ambientale dei programmi di microcredito e formazione in Italia e nei PVS su microfinanza, microcredito, finanza etica e commercio equo e solidale._