• Articolo , 8 marzo 2011
  • Fondazione Gaia: il CDM minaccia l’Africa

  • Sviluppo contro inquinamento. Ecco i grandi temi su cui la Fondazione è entrata in contrasto con il meccanismo Onu per la riduzione delle emissioni, ritenendolo dannoso per l’equilibrio e la stabilità dell’Africa

(Rinnovabili.it) – Il meccanismo di riduzione del carbonio potrebbe causare più di un problema all’Africa. Lo ha rivelato la “Fondazione Gaia”:http://www.gaiafoundation.org/, preoccupata perchè l’attuale mercato, secondo “le proprie interpretazioni”:http://www.gaiafoundation.org/sites/default/files/CDM_Briefing_Feb2011_lowres.pdf, sta sottovalutando i problemi legati alle coltivazioni ogm e a quelle dedicate alla produzione di biofuel, che potrebbero danneggiare le terre africane nel lungo termine.
I dati, ottenuti dalla collaborazione con African Biodiversity Network, Carbon Trade Watch, Timberwatch Coalition e Biofuelwatch hanno esaminato le esperienze del mercato del carbonio delle Nazioni Unite meglio conosciuto come CDM (Clean Development Mechanism) anche in relazione ai problemi e alle minacce emergenti. Attraverso il CDM le nazioni possono compensare le proprie emissioni di inquinanti pagando per la realizzazione di eco-progetti nei paesi in via di sviluppo che riducano l’inquinamento o assorbano la CO2.
Fino ad oggi, dicono i numeri di Gaia, il 2% degli interventi del CDM sono stati realizzati in Africa, la maggior parte dei quali dedicati alla riduzione dei gas climalteranti prodotti dall’attività industriale. Tuttavia il numero crescente di piantagioni destinate all’industria dei biocarburanti stanno aumentando la quota dei piani che rientrano nel meccanismo andando ad incrementare, visto la costante crescita dei progetti, il consumo e il deterioramento delle terre d’Africa.
Preoccupata per la situazione Teresa Anderson, portavoce della Fondazione, ha dichiarato “I paesi africani sperano nello sviluppo o in benefici economici dando vita a progetti che rientrano nel CDM che dovrebbero tenere conto dei problemi finanziari, sociali e ambientali, degli impatti sulla comunità, dei discutibili benefici sul clima e delle scarse probabilità di ricompense”. Al contempo un portavoce Onu ha voluto invece difendere un meccanismo che, secondo l’opinione delle Nazioni Unite “Permette di realizzare progetti per la riduzione delle emissioni in paesi in via di sviluppo ottenendo crediti di riduzione delle emissioni (CER), ognuno equivalente ad una tonnellata di CO2. Questi CER possono essere commercializzati e venduti e utilizzati dai paesi industrializzati come parte dei loro impegni a favore dell’ambiente, contenuti negli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Il meccanismo stimola lo sviluppo sostenibile e la riduzione delle emissioni, mentre concede alle nazioni industrializzate la flessibilità per il raggiungimento dei propri obiettivi green”.