• Articolo , 3 maggio 2010
  • Fotovoltaico “alla frutta” anche per gli Usa

  • Dalle bacche di una pianta americana e dall’evoluzione della nanotecnologia la scommessa fotovoltaica della Wake Forest University

(Rinnovabili.it) – Quando si parla di fotovoltaico organico si pensa subito a Italia, Giappone e Germania, punti d’eccellenza a livello mondiale per quanto riguarda la ricerca sulle nuove dye sensitized o sulle celle plastiche. Ad entrare in questo specifico ramo sono ora anche gli Stati Uniti con il lavoro condotto dal Nanotech Center della Wake Forest University. Gli scienziati americani hanno selezionato un colorante vegetale da impiegare come strato assorbente della loro nuova cella e più precisamente il succo rosso proveniente dalle bacche di phytolacca americana, anche conosciuta come uva turca.
Sulla scelta della pianta ha influito anche la sua capacità di crescere su terreni rocciosi e aridi o in condizioni di siccità. La Wake Forest University ha già ottenuto il brevetto per il suo fotovoltaico a base di nanofibre polimeriche dall’European Patent Office, un nuovo dispositivo composte da milioni di piccole”scatole” di plastica che intercettano la luce fino a quando la maggior parte di essa non viene assorbita, aumentando la superficie e dunque gli angoli di raccolta. Le fibre sono stampate su fogli di plastica con la stessa tecnologia utilizzata per collegare la parte superiore delle lattine di bibite.
Il colorante vegetale della phytolacca viene quindi spruzzato per ricoprire la base. Secondo i ricercatori la cella è in grado di produrre il doppio della potenza dell’attuale tecnologia fotovoltaica piatta e potrebbe innescare un ciclo produttivo a favore dei paesi in via di sviluppo. Le piante da cui estrarre il colorante infatti potrebbero essere benissimo coltivate anche nelle zone rurali e le celle prodotte come substrato negli States verrebbero poi portate in paesi terzi dove lavoratori locali le rivestirebbero con il colorante preparandole all’installazione.