• Articolo , 19 settembre 2008
  • Fotovoltaico: come calcolare con certezza costi e ricavi

  • Facciamo chiarezza sui fattori “certi” di un business-plan in un settore dove operatori ed “esperti” ci bombardano di proposte a volte divergenti

Per cercare di percorrere i canali di accesso al finanziamento del proprio impianto fotovoltaico di tipo residenziale e di piccola potenza, è opportuno analizzare gli aspetti sia economici che finanziari correlati a questa tipologia di impianto. In fase di analisi di fattibilità è necessario che il professionista incaricato o la ditta specializzata elaborino un dettagliato piano economico relativo allo specifico impianto commissionato dal cliente. E’ altresì opportuno che tale piano economico sia accompagnato da una attenta simulazione finanziaria relativa ad una o più ipotesi di finanziamento del costo dell’impianto stesso. Cercando di tenere ben distinto l’aspetto economico da quello finanziario, proviamo a fare chiarezza su alcuni quesiti che spesso il cliente (ma non solo! basti pensare agli operatori bancari) rivolge al professionista incaricato. La domanda più frequente è sicuramente quanto costa l’impianto fotovoltaico. Senza avere la pretesa di esaurire in questa sede tale argomento (oggetto peraltro anche’esso di dettagliati approfondimenti) possiamo evidenziare nel mercato italiano dei benchmark di riferimento, relativi alla forbice 5400 € – 7.000 € per kW installato, in riferimento a piccoli impianti (fino a 100 kW), per poi scendere di prezzo su impianti di grande potenza (nell’ordine dei MW si può tranquillamente arrivare sotto i 5.000 € per kW installato). Tali indicazioni di prezzo sono suscettibili di modifiche in relazione alla tipologia di impianto (uno integrato architettonicamente costa senza dubbio di più di uno a terra) così come sono da considerare spese aggiuntive eventuali lavori extra impiantistici/edili/burocratici etc. Esaurita la voce di costo principale (quelo dell’impianto) ci sono da aggiungere altre voci di spese minori. La manutenzione ordinaria annuale può essere stimata intorno all’1% del costo dell’impianto. Anche in questo caso ci possono essere delle differenze legate alla tipologia di impianto; per un impianto domestico di piccola taglia in zone non particolarmente impegnative (vicinanze del mare, zone polverose, vicino a cementifici etc.) si può assumere la manutenzione ordinaria annua come un controllo visivo e strumentale dei cablaggi e una pulita al vetro superiore dei moduli fotovoltaici con una spesa inferiore all’1% del costo-impianto preventivato. Se invece siamo in presenza di impianti di potenza medio-alta e, ad esempio realizzato con inseguitori solari (mono-biassiale), la manutenzione può essere più impegnativa e, di conseguenza il costo più elevato.
Nota di rilievo è il costo di manutenzione straordinario dovuto in genere alla fine della vita operativa del convertitore statico (inverter) che avviene normalmente tra il 10° e 15° anno o comunque entro il tempo di vita dell’intero impianto fotovoltaico (non meno di 30 anni). In genere l’incidenza della sostituzione degli inverter è stimabile intorno al 7% del costo dell’impianto.
Altre voci di costo minori sono legate a quei servizi aggiuntivi che a volte vengono richiesti dai clienti (e spesso da banche ed assicurazioni). Parliamo delle polizze incendio e furto, nonché copertura assicurativa sulla mancata produzione in caso di guasto e/o mancanza di soleggiamento adeguato, sistema d’allarme e videosorveglianza (in genere richiesto da banche ed assicurazioni relativamente ai grandi impianti), formula assicurativa all-risc etc. Un costo orientativo per la sola assicurazione incendio e furto può essere stimato in 20-25 €/anno per kW assicurato. Quindi le principali voci di costo possono essere riassunte in:
– Costo impianto (5.000 – 7.000 €/kW)
– Manutenzione ordinaria (1% costo-impianto)
– Manutenzione straordinaria (7% costo-impianto)
– Servizi accessori (variabile)

*Esaurite le voci di costo analizziamo le voci di ricavo.* Esse sono essenzialmente da ricondurre agli incentivi statali ed al risparmio in bolletta elettrica (mancato esborso verso il distributore di energia elettrica). C’è da aggiungere la quota parte di ricavo derivante dalla vendita di energia in eccesso, ossia prodotta dall’impianto ma non utilizzata dalle utenze se il proprietario opta per il regime di vendita (ossia autoconsumo + vendita) . Quest’ultima voce di ricavo verrà trascurata in questa sede in quanto tratteremo esclusivamente impianti di piccola taglia su immobili residenziali ed in regime di scambio sul posto (regime in generale più redditivo rispetto al regime di vendita di energia). Data l’elevata casistica presa in considerazione dal dispositivo di legge che regola gli incentivi nazionali (vedi il decreto sul “Conto Energia”:http://www.conto-energia-online.it/decreto_conto_febbraio_2007.pdf) si rimanda ad apposite sezione il suo approfondimento. Ci preme solo sottolineare, al momento, l’evidente attenzione nel premiare impianti di piccola potenza (< 3kW) e completamente integrati architettonicamente rispetto ai grandi impianti non integrati architettonicamente (posizionati, ad esempio, a terra). Tornando al nostro esempio. Per un impianto residenziale di 3 kW su tetto a falda posizionato su tegole lo stato riconosce una tariffa incentivante pari a 0,44 €cent per ogni kWh prodotto dall’impianto stesso per una durata di 20 anni. Un impianto del genere posizionato a Roma con un’inclinazione ed esposizione buona, ma non ottimale (140° azimuth, 18° inclinazione) fornisce una produzione stimata di circa 4200 kWh annue. Quindi al 1° anno potremo fare affidamento su un incentivo statale di 0,44×4200 = 1.848 €. Tale incentivo statale oltre le ovvie fluttuazioni relative alla reale produzione energetica e non quella stimata (se la radiazione giornaliera media annuale è più elevata di quella prevista ovviamente maggiore sarà la produzione di energia e quindi l’incentivo statale e viceversa), subisce anche gli effetti del decadimento prestazionale dei moduli fotovoltaici, stimabile in circa 1% annuo che ovviamente si riflette su una analoga flessione della tariffa incentivante.
La seconda voce di ricavo è il risparmio in bolletta elettrica (mancato esborso verso il distributore di energia elettrica). Supponendo di coprire completamente il fabbisogno di energia elettrica dell’utenza e di utilizzare il meccanismo dello scambio sul posto, tale risparmio si può quantificare in circa 700,00 €/annuo. Tale valore dovrà essere ridefinito annualmente aumentandolo in funzione del costo reale dell’energia elettrica (ad oggi possiamo assumere un 10-15% annuo) fino alla fine della vita operativa dell’impianto fotovoltaico.
Le due voci di ricavo analizzate (incentivo statale e risparmio in bolletta) sono presenti contemporaneamente e quindi vanno sommate. Quindi al 1° anno possiamo ipotizzare:
– Incentivo statale 1.848,00 €
– Risparmio in bolletta elettrica 700,00 €
– TOTALE ricavi (al 1° anno) circa 2.500 €

_Con l’analisi dei costi e dei ricavi le basi del conto economico sono presto fatte:_

* Costo impianto da 3 kW 20.000 € (ipotizzando un costo di 6.100 €/kW + IVA 10%)

* Costo manutenzione ordinaria annuale (circa 100 €)

* Costo manutenzione straordinaria (circa 1200 € da erogare al cambio dell’inverter)

* Costo assicurazione incendio e furto (circa 75 € annui)

Con questi numeri in mano il cliente può tranquillamente ricavare gli altri indicatori economici primari (ricavi cumulati, utili, flusso di cassa, Tasso Rendimento Interno, Valore Attuale Netto, etc.). Nel nostro esempio si avrebbero rispettivamente:
– Ricavi cumulati (a 20 anni) 105.000 €
– Utili cumulati (a 20 anni) 102.000 €
– Flusso di cassa negativo per i primi 7 anni e poi positivo con valore medio annuo di circa 7.000 € (circa 4.000 € all’8° anno per poi crescere fino a circa 12.000 € al 20° anno)
– VAN a 20 anni circa 36.000 €
– TIR a 20 anni circa 16,5%

*In ultimo, per avere un quadro economico completo* è senza dubbio imprescindibile l’analisi del regime fiscale applicabile al proprietario dell’impianto. In questo caso si consiglia di non seguire consigli di amici ed esperti del settore, ma di far consultare dal proprio commercialista le apposite circolari dell’Agenzia Delle Entrate (in particolare la circolare 46/E).
A questo punto il quadro economico si può considerare completo e quindi si passa, in genere, alla ricerca di una fonte di finanziamento per il proprio impianto fotovoltaico. Si passa quindi all’analisi finanziaria. Dato l’ampio ventaglio di offerte immesse nel mercato da banche, assicurazioni e finanziarie non possiamo esaurire in questa sede tutte le proposte di finanziamento (le analizzeremo in successivi approfondimenti), ma vogliamo dare delle informazioni che tornino utili al potenziale cliente in cerca di un finanziamento per il proprio impianto. Quasi tutti gli istituti di credito stanno proponendo prodotti dedicati esclusivamente al fotovoltaico. Attenzione però che molti di essi sono dei semplici prestiti personali camuffati da “mutuo” fotovoltaico (a tassi di poco inferiori a quelli del puro prestito personale ). Pochi di essi hanno un vero carattere di “mutuo” fotovoltaico. Ce ne accorgiamo per esempio dalla durata massima del finanziamento (se superiore ai 10 anni), dal tasso di interesse appena superiore a quello per un mutuo per casa. Ogni istituto di credito assegna un proprio “rating” creditizio sul proprio prodotto finanziario. Ciò significa che la posizione generale del cliente deve rispettare questo “rating”. Questo in genere significa che le garanzie richieste sono quelle personali del cliente (ossia certificate dalla dichiarazione dei redditi, CUD, o bilancio aziendale, insolvenze, altri mutui accesi etc.) o immobiliari (nel caso di mutuo ipotecario), e che il fatto che ci sia l’accesso agli incentivi statali è considerato al più una garanzia “accessoria”, ossia non sufficiente da sola all’esito positivo dell’istruttoria finanziaria. Premesso che un investimento finanziario è sempre strettamente legato al tipo di cliente ed alle sue potenziali garanzie, possiamo dare dei riferimenti di mercato generali specificatamente orientati al fotovoltaico. Le principali caratteristiche che un buon prodotto finanziario dovrebbe avere sono:
a) “mutuo” chirografario e non ipotecario
b) tasso di interesse fisso
c) cessione del credito diretto. Ossia l’incentivo statale direttamente ceduto all’istituto di credito a parziale/totale copertura della rata di finanziamento
d) durata che possa arrivare a 20 anni.
Di questi aspetti i più critici appaiono senza dubbio il tasso di interesse ma soprattutto la durata massima. Il tasso di interesse fisso varia in funzione della durata del prestito, ma in generale per un prodotto sotto i 10 anni un buon tasso di interesse non dovrebbe superare il 6%. E intorno ai 15 anni non superare il 6,50 %. Più critico il discorso della durata massima. Qui va ricordato brevemente che l’intento chiarissimo e dichiarato del legislatore che ha varato il “nuovo conto energia” era di commisurare l’entità dell’incentivo statale al costo dell’impianto aumentato di un extra tale da coprire gli interessi bancari di un eventuale finanziamento a 20 ANNI (stessa durata dell’incentivo)!! Iniziamo quindi ad affermare chiaramente, e senza possibilità di smentita, che un finanziamento inferiore ai 17-19 anni, anche con un ottimo tasso d’interesse, non riesce in alcun modo ad essere completamente coperto dagli incentivi statali; ossia il cliente deve “integrare” la parte mancante magari mettendo mano ad una parte del risparmio ottenuto in bolletta!!!
Detto questo, se si cercano informazioni presso i propri istituti di credito, ci si accorgerà che pochissimi, se non addirittura nessuno, riesce ad offrire un prodotto con queste caratteristiche minime imprescindibili. In definitiva oggi in Italia assistiamo ad un incremento notevole della domanda di fotovoltaico con delle ricadute importanti sul fatturato totale, che però sarebbe enormemente superiore se gli istituti di credito facessero la loro parte. Tutti gli operatori di mercato sono ormai concordi che tra i vari attori in gioco nel mercato fotovoltaico (stato-imprese-professionisti-banche-clienti) i grandi assenti sono senza dubbio gli istituti di credito.