• Articolo , 4 gennaio 2008
  • Fotovoltaico e “Footprint” Ecologico

  • Affrontiamo da vari angolazioni lo straordinario progetto della “Zero Energy Tower” di Adrian Smith

Sfogliando il numero 259 – di ottobre 2007 – della Rivista “Blueprint”, rivista specialistica che sfoggia il seguente sottotitolo: “The Magazine for leading architects and designers”, troviamo un’interessante intervista all’architetto Adrian Smith, progettista della “Zero Energy Tower”. L’edificio è stato dallo stesso Smith definito come una “new generation” rispetto a “Pearl River”.
Il progetto è ad “impronta” ecologica ultra “light”, con un impatto ambientale ridottissimo, dal valore, se non proprio nullo, letteralmente tendente allo zero.
Rispetto alla Cina, dove per esempio le correnti d’aria provengono dal mare, ovvero dal Sud geografico della nazione, a Chicago, città sede del nuovo – ancora una volta innovativo – progetto firmato Smith-Gill, il vento soffia in tutte le direzioni, sicchè i progettisti posizionano turbine eoliche – di cui molto interessante è il design – ai quattro angoli del grattacielo.
L’Edificio è a facciata doppia e ventilata. I pavimenti tra i due strati di vetro della facciata sono, da progetto, percorribili ed integrati con tecnologia fotovoltaica di seconda generazione o oltre. Infatti è proprio sul vetro ad alta efficienza, intesa come “performance” complessiva, e su un’accurata ed accorta gestione dei flussi d’aria, che si basano le soluzioni progettuali dell’ingegnoso ed ispirato Smith.
Da quanto detto sopra vediamo dunque che in siti ove vi siano vincoli ambientali, paesaggistici, architettonici o urbanistici, le considerazioni da fare si moltiplicano: alle imprescindibili variabili ambientali e morfologiche del luogo, da tenere presenti in genere per la riuscita progettazione di un buon impianto fotovoltaico, se ne aggiungono diverse altre, come ad esempio il regime locale dei venti, che nella “Zero Energy Tower” viene affrontato ed utilizzato egregiamente.
Altri esempi, nostrani ma non solo, di “best practices” di integrazione fotovoltaica, di “Prima generazione” (a basso impatto ambientale e visivo) sono esposti nella carrellata fotografica che segue. Nella Foto 7 vediamo piccoli compattatori per rifiuti ad alimentazione solare, (Brisbane, Australia) in cui è evidente che scelte spesse volte “condizionate” dal sito o dall’edificio di integrazione sono d’obbligo quasi in ogni situazione. Alcuni produttori di moduli fotovoltaici stanno già intraprendendo una sorta di standardizzazione in merito alla, diciamo, “destinazione d’uso” finale dei propri moduli: alcuni prodotti, ad alta resistenza all’urto ed a doppia esposizone dovrebbero essere presto pronti per le barriere antirumore. Certo è che se dietro la barriera da erigere si dovessero nascondere bellezze naturali od antropiche di sorta, un’ulteriore caratteristica, quella della trasparenza, potrebbe forse venire a mancare a pezzi, altrimenti, perfettamente, in quanto ponderatamente, attagliantisi al caso.
Come novità in fatto di celle fotovoltaiche la ricerca sembra continuare ad offrirne, senza soluzione di continuità, varie estremamente interessanti, anche se, a parere dell’autrice, si tratterà di stabilire senz’altro, nel tempo, quali processi produttivi saranno in grado, rispetto agli altri, di mantenere – o raggiungere – il livello di Impatto Ambientale complessivamente minore.
Come buoni propositi in occasione delle festività ci si augura che presto le luci decorative cittadine possano tutte, o quasi, venire integrate con dei Light Emitting Diodes ad alimentazione solare.

_Fig.7: L’ombreggiamento dei moduli FV dei piccoli compattatori di rifiuti urbani ad alimentazione solare non ne inficia l’efficienza essendo solo parziale e soprattutto in quanto questi sono collocati in un contesto geografico dove l’intensità luminosa è tale, comunque, da consentire al piccolo impianto di funzionare ugualmente e non risentirne oltre la misura consentita (la quantità di componente riflessa della luce, superiore a quella presente alle nostre latitudini, è sufficiente – stando ai distributori nazionali, la Allied Group – a sopperire in questo caso ad ogni eventuale, parziale, mancanza di irraggiamento diretto)._

(Fonti “Blueprint” n. 259, Ottobre 2007; www.blueprintmagazine.co.uk; www.smithgill.com, www.google.com, www.allied.group.com.au)