• Articolo , 30 maggio 2008
  • Fotovoltaico? Si, ma per coltivare in pieno deserto

  • Uno straordinario programma di solidarietà internazionale, nei campi profughi del Saharawi, sviluppato dall’ISES Italia e dal CIRPS – Università “La Sapienza” di Roma

La popolazione Saharawi vive di soli aiuti umanitari, anche se una piccola economia informale ha negli ultimi anni preso piede con enormi difficoltà. In occasione dell’VIII edizione della Sahara Marathon, evento sportivo di solidarietà internazionale, ISES ITALIA e CIRPS-Università “La Sapienza” di Roma, hanno collaborato, nel deserto dei Campi Profughi Saharawi in Algeria, per realizzare alcuni progetti e presentare uno studio tecnico e sociale per la realizzazione di orti solari a conduzione familiare, finalizzata alla sussistenza e all’autodeterminazione alimentare delle famiglie che vivono presso questi stessi campi.
Il primo progetto ha visto l’applicazione, in una delle zone più soleggiate del pianeta, di moduli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e l’estrazione dell’acqua. La sostenibilità economica e tecnologica degli impianti garantisce agli orti l’approvvigionamento idrico senza costi di alimentazione, altrimenti molto onerosi, vista l’assenza di una rete elettrica, la scarsissima viabilità nel deserto e la fragilità della microeconomia locale.

I moduli fotovoltaici potranno dare effetti successivi, data l’abitudine della popolazione di Dakhla a utilizzare moduli fotovoltaici per piccolissimi impianti domestici (un punto luce o una radio-tv).
La realizzazione di impianti fotovoltaici sostenibili, anche in zone remote e svantaggiate, con la partecipazione dei ragazzi Saharawi con disabilità intellettiva, è potuta avvenire grazie a un forte coinvolgimento del Governatore di Dakhla, del locale Centro per la Disabilità e della Giunta Spagnola di Estremadura.

Il Sahara Occidentale si affaccia sull’Atlantico e confina con il Marocco, l’Algeria e la Mauritania oggi è un territorio conteso tra Marocco e Repubblica Saharawi: la fine del dominio coloniale spagnolo nel 1975 ha visto, da un lato, il tentativo di ammissione dei territori da parte del Marocco e della Mauritania, dall’altro quello di autodeterminazione del Popolo Saharawi, condotto dal movimento indipendente Fronte Polisario.

Per dare maggiore visibilità alla causa Saharawi, obiettivo che rimane principale nel sostegno a questa popolazione, visto il loro stato di isolamento, è stato realizzato anche il progetto “Medaglie dei giovani Saharawi per eventi Ambientali, Culturali e Sportivi”, in cui ISES ITALIA e CIRPS hanno scelto di realizzare proprie medaglie e manufatti di riciclo presso i giovani Saharawi, per dare un contributo all’economia locale e veicolare una più ampia azione di sensibilizzazione alle tematiche ambientali. Queste stesse medaglie, con il logo della Sahara Marathon 2008, sono state indossate dai maratoneti accorsi da tutto il mondo, per condividere allo stesso tempo la durezza ambientale, l’unicità e le capacità di cambiamento e cooperazione di questo popolo.
Domenica 8 e lunedì 9 giugnosarà la volta della Ecomaratona delle Madonie e la presentazione dei progetti e delle medaglie di riciclo anche alla Università di palermo.

Il Dipartimento della Sapienza CIRPS (Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile), diretto dal Prof. Vincenzo Naso, ha sempre svolto anche attività di cooperazione, in particolare quelle riguardanti tecnologie energetiche rinnovabili (PV, Solare Termico, MicroHydro), costruzione di impianti di potabilizzazione innovativi, autonomia di persone con disabilità e progettazione nella cooperazione allo sviluppo.
Oltre i progetti presso i Campi Profughi Saharawi (Algeria) di cui trattiamo in questo articolo, le iniziative più rilevanti di cooperazione ed interscambio universitario riguardano Angola, Kossovo, Etiopia, Cina, negli anni 2000- 2004 in Iraq, dal 1997 in Chiapas (Messico).

Il Popolo Saharawi è in esilio da 31 anni e sta affrontando una dura lotta per la propria indipendenza nelle più avverse condizioni ambientali e materiali. Ad oggi il territorio del Sahara Occidentale risulta diviso diagonalmente da nord-est a sud-ovest da muri di terra e sabbia, costruiti dal Marocco (in sei fasi successive tra il 1980 e il 1987), che controlla i 2/3 occidentali del paese, assai ricchi di risorse naturali. La restante parte è controllata dal Fronte Polisario.
Nonostante questa difficile situazione geo-politica, grazie alla forza di volontà, alla solidarietà e alla cooperazione internazionale, la popolazione è riuscita a creare uno stato regolato in tutte le sue istituzioni.

Da due anni il CIRPS ha avviato Progetti di Cooperazione in Corso con il Popolo e la RASD ovvero il Governo Sahrawi, essi sottendono una strategia che mira a realizzare progetti a forte valenza ambientale, tenendo in primo piano l’obietivo della popolazione Sahrawi a tornare sulla propria terra, attualmente occupata dal Marocco. Per esempio “Huertos solares de inclusividad” (Orti Solari) prevede uno studio tecnico-economico con la realizzazione di orti a conduzione familiare, scelti su indicazione del locale Centro per la Disabilità e con l’approvazione del Governatore di Dakhla. L’intento è favorire l’inserimento dei disabili nel sostegno alimentare delle proprie famiglie. Al fine di garantire l’irrigazione, gli orti prevedono l’utilizzo di pompe e pannelli a energia fotovoltaica.
La Controparte locale è il Ministero Ambiente e Acqua della RASD, ed il Centro de Discapacidad di Dakhla. In Italia stanno collaborando ISES ITALIA, per pozzi e pannelli;CIRPS per progettazione e coordinamento in loco e da Roma, Reseda, Cooperativa Sociale per il supporto tecnico;
Obiettivo è l’ aumento dell’autosufficienza alimentare all’interno dei campi profughi Saharawi e miglioramento della dieta alimentare delle famiglie con disabili a carico.
Le Attività realizzate sono state rivolte allo studio idrogeologico, visite alle famiglie proprietarie degli orti, contatto e accordi con Regione Spagnola Extremadura, la realizzazione di pozzi e mura di cinta per gli orti, formazione delle famiglie, consegna di pompe e pannelli fotovoltaici, distribuzione di materiale per la semina e l’irrigazione, inaugurazione del primo orto.

L’altro progetto cui si accennava per il collegamento con alcune Eco maratone Italiane è il Taller Impacto Cero (Laboratorio a Impatto Zero). L’idea centrale del progetto è garantire un’attività produttiva sostenibile, in grado di veicolare un’ampia sensibilizzazione verso la causa Sahrawi e le tematiche ambientali. L’attività produttiva consiste nella lavorazione di materiale di scarto per la produzione di manufatti. La nascita del laboratorio è legata alla produzione di medaglie utilizzate in occasione della Sahara Marathon 2007 e realizzate attraverso la lavorazione di alluminio di scarto, con tecniche tipiche dell’artigianato locale; nel corso del 2007 la produzione di medaglie si è allargata a eventi sportivi e culturali diversi, sia in Italia che all’estero. Insieme alle medaglie, vengono prodotti anche altri manufatti artigianali, venduti principalmente in occasione di eventi eco-solidali, che contribuiscono all’aumento di visibilità della causa Sahrawi.
In questo caso il soggetto co-finanziatore è stata la Regione Emilia Romagna. E l’Obiettivo il potenziamento delle risorse locali attraverso l’impiego giovanile e sensibilizzazione della popolazione locale verso le problematiche connesse alla gestione dei rifiuti.
Attività realizzate: allestimento del laboratorio, produzione di oltre 2000 medaglie per 13 eventi differenti tra cui la SaharaMarathon 2008, produzione di diverse decine di portapenne, coinvolgimento di alcuni disabili nella produzione e attuale ristrutturazione del laboratorio, produzione di almeno 2.500 medaglie per il 2008, creazione di nuovi prototipi di medaglie, sensibilizzazione nelle scuole sul tema dei rifiuti e sul corretto uso dei materiali di scarto e riciclo.
Un altro progetto importante per la gestione dell’acqua in pieno Deserto del’Sahara è il Potenziamento Social y Recursos Hidricos de Victimas de Mina, (Sviluppo Umano e Risorse Idriche del Centro Vittime di Mina). Questo progetto prevede la realizzazione di un sistema idrico per trasportare l’acqua da un pozzo al serbatoio, posizionato su una lieve altura nelle immediate vicinanze della struttura, a una quota tale da permettere un’adeguata distribuzione dell’acqua verso il Centro stesso, sfruttando il dislivello altimetrico. Oltre al soddisfacimento del bisogno primario dell’acqua, il progetto mira alla formazione di una Disable People Organization Saharawi, rappresentativa delle necessità delle persone con disabilità presso i campi e i territori del Sahara Occidentale.
I suoi obiettivi sono il coinvolgimento di persone con disabilità in programmi di assistenza e sviluppo, per contribuire in tal modo all’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e l’indipendenza idrica all’interno del Centro Victimas de Mina di Njaila, attraverso la creazione di un impianto idrico. Sono state realizzate attività come l’avvio della collaborazione con il Taller Impacto Cero, incontri con i responsabili delle Commissioni Salute, Finanza e Alimentazione, progettazione dell’impianto idrico, raccolta preventivi locali per materiali e lavori, costruzione di un deposito d’acqua, realizzazione dell’acquedotto di 1km per il trasporto dell’acqua, avvio di una associazione di disabili Saharawi inserita nel contesto internazionale.
Infine, molto importante anche dal punto di vista di salvaguardia ambientale è il progetto di turismo responsabile presso i campi e i territori Saharawi liberati, per gestire in modo autonomo il ricevimento di viaggi di consocenza e solidarietà.
Il progetto si propone lo sviluppo della capacità ricettiva del popolo Saharawi perchè possa gestire in modo autonomo il ricevimento dei viaggi di conoscenza e solidarietà e migliorare la pratica e la sostenibilità della ricezione turistica, presso i territori liberati e i campi profughi. Il primo obbiettivo di un tale progetto sta nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica internazionale, e in particolare di quella europea, alla causa Saharawi. In secondo luogo, si focalizza sulla creazione di impiego per i giovani e la dinamizzazione dell’economia locale. Il terzo obiettivo è quello della preservazione e della diffusione del patrimonio culturale e archeologico Saharawi.

Circa 200.000 rifugiati Saharawi vivono da più di venti anni nella zona di Tindouf, a sud-ovest dell’Algeria, in campi profughi strutturati in province e distretti, in cui le donne svolgono un ruolo estremamente attivo.
La guerra per il controllo del territorio ha portato alla dislocazione di oltre un milione di mine anti-uomo che continuano a incrementare il numero delle vittime, per le quali assistenza e cure mediche sono indispensabili.
I progetti ambientali dagli orti alle medaglie, dall’acquedotto al turismo, sono alcune delle risposte che si possono dare per rendere concreti anche nella solidarietà i vantaggi di una progettazione rispettosa e rivolta all’ambiente.

Per questo i Saharawi ed i progetti che con loro si possono realizzare sono un esempio importante di Islam aperto al dialogo e impegnato in una via preferenziale di soluzione politica nel quadro delle risoluzioni ONU, mostrando una forte determinazione a non rimandare ulteriormente uno sblocco del referendum di autodeterminazione

Contatti: andrea.micangeli@uniroma1.it