• Articolo , 19 novembre 2008
  • Francia: più quote CO2 all’Est, per maggiore adesione al pacchetto

  • La proposta della Francia va nella direzione di ottenere dei sì dai Paesi dell’Est al pacchetto clima-energia Ue, in cambio di quote aggiuntive di CO2 per le loro industrie

La presidenza di turno dell’UE, quella francese, spinge per trovare soluzioni e portare a casa un accordo sul pacchetto “20-20-20” prima della scadenza del mandato, entro quindi la fine di dicembre. Anche perché la prossima presidenza, toccherà, da gennaio, alla Repubblica Ceca che sappiamo essere uno dei Paesi che si è schierato contro la politica comunitaria su clima ed energia, insieme ad altri Stati dell’est europeo ed al governo italiano.
Infatti oggi appare sul “Financial Times” la proposta francese che dovrebbe consentire agli stati più recalcitranti di dare via libera alla normativa UE. L’iniziativa francese prevede l’erogazione delle quote supplementari di CO2, per milioni di euro, alle industrie dell’ambito energetico di questi Paesi, in cambio dell’adesione dei rispettivi governi al pacchetto legislativo su clima ed energia. La Polonia fa blocco con altri otto stati dell’est Europa. Il governo polacco ha, come d’altronde quello italiano, agitato lo spettro del veto al piano UE da realizzarsi entro il 2020. Il timore della Polonia e degli altri otto, riguarda una realtà industriale che dipende quasi totalmente dal carbone, e che esigerebbe un prezzo troppo alto per rispettare le soglie fissate da Bruxelles. Costi che in quei Paesi davvero potrebbero compromettere l’esile economia nazionale e le occasioni di crescita.
Ecco quindi la funzione mediatrice dell’iniziativa francese. “Per tenere conto di questa realtà, la Francia – è riportato su Financial Times – offrirebbe quindi anche un’esenzione temporanea (fino al 2016) ai Paesi che producono almeno il 60% di energia dal carbone, nell’ambito delle nuove misure per l’estensione del sistema di scambio di emissioni (Emission Trading System)”. Dunque gli sforzi dell’Unione europea e della maggior parte dei suoi stati membri, sono forti per arrivare compatti e concordi, con un pacchetto clima-energia condiviso, all’appuntamento di Copenaghen. Lì le cose potrebbero essere diverse da Kyoto. Infatti, gli Stati Uniti sicuramente saranno più sensibili e disponibili alle problematiche ambientali grazie al nuovo presidente Obama, mentre l’Australia, con il cambio di governo di un anno fa, ha ratificato il protocollo di Kyoto, passando da una posizione critica ad una di pieno appoggio. Insomma un’Europa ad una sola voce sarebbe forse un elemento determinante per un nuovo accordo mondiale sulla salvaguardia del clima e la produzione dell’energia. Due aspetti che coinvolgono anche una diversa visione economica e sociale del cambiamento. Su questo argomento vi invitiamo a leggere il testo dell’intervento che Jeremy Rifkin ha tenuto qualche giorno fa’ ad Ecomondo, una vera summa di quello che nel futuro potrebbe e dovrebbe cambiare a cominciare dal modello di sviluppo, ai sistemi economici, al diverso rapporto con l’ambiente. Chi fosse interessato può leggerne il “testo integrale”:http://www.rinnovabili.it/jeremy-rifkin-leuropa-il-futuro-le-nuove-generazioni