• Articolo , 9 luglio 2008
  • Francia: polemiche dopo l’incidente nucleare

  • L’incidente alla centrale nucleare vicino Avignone ha suscitato le critiche della commissione sulla radioattività e le proteste delle associazioni ambientaliste

Dopo l’incidente di ieri, durante le operazioni di pulizia di una cisterna di un reattore del gruppo Areva, (classe ’75, a 40 km da Avignone) sono scoppiate le polemiche, anche perché è il terzo verificatosi in circa un anno, dopo quello in Giappone e quello in Slovenia. Stavolta trentamila litri di liquido contenente uranio (12 grammi di uranio per litro), si sono riversati accidentalmente al suolo e poi nel canale limitrofo che ha fatto giungere le acque radioattive nei fiumi La Gaffière e L’Auzon.
Il responsabile della comunicazione della società Gilles Salgas, ha affermato che: “È la prima volta che si verifica un incidente del genere e su una scala di incidenti nucleari che va da 0 a 7 dovrebbe essere classificato a livello 1”. Le rassicurazioni delle autorità non hanno però evitato le polemiche sul nucleare, tema scottante dopo l’annunciato programma del presidente Sarkozy di aumentare le centrali in Francia (oggi sono 53).
Severe critiche sono invece arrivate dalla Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) che ha denunciato la “mancanza di affidabilità” della centrale in questione, spiegando che “il rischio sanitario è effettivamente lieve ma questo incidente, non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un sito destinato invece a svilupparsi”. Per non parlare del modo di informare sull’accaduto: “L’utilizzo dell’unità di misura della massa (il grammo) – ha fatto notare il Criirad – invece di quella della radioattività (il becquerel) non rende conto dell’ampiezza della fuga”. La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi “uno scarico più di 100 volte superiore al limite annuale”.
Ancora più drastico l’intervento di “Sortir du Nucleaire”, organizzazione ecologista, secondo la quale: “È impossibile che una diffusione di uranio di tale entità non abbia conseguenze importanti sull’ambiente e forse anche sulla salute della popolazione”.