• Articolo , 30 luglio 2010
  • Fuliggine, un ruolo da protagonista nel riscaldamento globale

  • Grazie ad un modello climatico unico nel suo genere alcuni ricercatori di Stanford sono riusciti a valutare il contributo del particolato carbonioso sul Global Warming, scoprendo che i suoi effetti sono secondi solo a quelli dell’anidride carbonica

(Rinnovabili.it) – La fuliggine proveniente dalla combustione dei carburanti fossili e dai biocombustibili solidi contribuisce al riscaldamento globale molto più di quanto si pensasse. Lo rivela uno “studio dell’Università di Stanford”:http://news.stanford.edu/news/2010/july/soot-emissions-ice-072810.html che spiega come, a differenza del biossido di carbonio, il particolato carbonioso si soffermi solo poche settimane in atmosfera ma abbia effetti ugualmente importanti in termini climatici.
Un contributo, però, fino ad oggi sottovalutato dal mondo scientifico. I ricercatori hanno esaminato gli effetti delle particelle di fuliggine a partire da due tipi di fonti: combustibili fossili come diesel, carbone e benzina, e biocarburanti solidi come il legno, il letame e altre biomasse impiegate per il riscaldamento domestico. Ciò che è stato trovato è che la combinazione di entrambi i tipi di particolato è *la seconda causa del riscaldamento globale dopo l’anidride carbonica*, il che classifica i suoi effetti addirittura davanti a quelli del metano, un gas ad effetto serra molto importante.
Sul fronte salute non è una novità che il ‘nero fumo’ sia considerato potenzialmente dannoso; se è vero che molte ricerche nel tempo hanno evidenziato una certa correlazione tra inquinamento ambientale da particolato carbonioso e morti per cancro, gli scienziati della Stanford hanno scoperto che le emissioni di fuliggine sono responsabili di oltre 1,5 milioni di morti premature in tutto il mondo ogni anno, affliggendo milioni di altri con malattie respiratorie e cardiovascolari.

Ma proprio per le sue caratteristiche di labilità – come sopra accennato permane nell’atmosfera solo alcune settimane – ha portato i ricercatori alla conclusione che riducendo la sua produzione si avrà come effetto il rallentamento del ritmo con cui avanza il surriscaldamento globale. Secondo Mark Jacobson, a capo del progetto di ricerca, eliminando il particolato prodotto dalla combustione si potrebbe ridurre il riscaldamento sopra le zone del Circolo Polare Artico, nei prossimi 15 anni, di 1,7 gradi Celsius.
La soluzione più semplice nel mondo sviluppato è ovviamente rappresentata dai filtri anti particolato e dalla scelta di una mobilità elettrica.