• Articolo , 7 luglio 2008
  • G8/2: l’appello dell’Oxfam e le richieste del WWF

  • Scendono in campo gli ambientalisti per spronare i leader del G8 verso obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi. E dalle organizzazioni umanitarie arriva l’appello affinché, sul clima, “l’Europa faccia la differenza”

Quella del G8 è “un’opportunità per compiere un grande passo in avanti verso il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici che il mondo desidera vedere realizzato durante la Conferenza delle Parti della Convenzione sul Clima (ONU) che si terrà a Copenhagen nel 2009”. E’ quanto afferma il WWF avanzando la sua richiesta di obiettivi più ambiziosi in materia di emissioni a effetto serra, che portino ad un taglio di almeno l’80% entro il 2050. D’accordo con quanto oramai stabilito anche dal mondo scientifico, solo una quota di riduzione del genere potrebbe, infatti, “mantenere il riscaldamento globale, dovuto all’intervento umano, al di sotto della pericolosa soglia dei 2 gradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre dell’epoca preindustriale”. Altro nodo importante, i Paesi a economie emergenti: “Anche Paesi come Cina e India devono contribuire ai tentativi globali di tagliare le emissioni, ma gli obiettivi ambiziosi a medio termine da parte delle nazioni industrializzate costituiscono un prerequisito cruciale. – spiega il WWF – Invece di scaricare la responsabilità su quei paesi meno capaci le otto nazioni più ricche del mondo dovrebbero fare ciò che i veri leader fanno: muoversi per prime”. Infine un invito al Giappone, affinché il Primo ministro Fukuda dia l’esempio adottando “politiche interne forti: prima di tutto un sistema di scambio di quote di emissioni e un obiettivo a medio termine severo, finalizzato a tagli di emissioni nel range del 25-40% entro il 2020”.
A pronunciarsi sono anche Oxfam International e Ucodep, che chiedono ai leader dei Paesi ricchi un’azione immediata sugli obiettivi ambientali a medio termine, sottolineando come se gli “Otto grandi” della Terra “non prenderanno provvedimenti urgenti, qualsiasi promessa a lungo termine sarà impossibile da mantenere”. Pur riconoscendo che i nuovi Fondi G8 di investimento nel clima promossi da USA, Gran Bretagna e Giappone possano aiutare i Paesi poveri ad adattarsi ai cambiamenti climatici, secondo le organizzazioni umanitarie, è indispensabile “un netto aumento” del capitale, a tutt’oggi ancora insufficiente. Solo l’adattamento immediato al cambiamento climatico di un Paese come l’Etiopia, riferisce Oxfam, “costa quasi 512 milioni di euro”, contro i 319,7 milioni di euro su cui finora può contare il Fondo G8 per l’Adattamento. L’appello lanciato da Oxfam e Ucodep, vuole richiamare all’azione soprattutto l’Europa. Di fronte al rifiuto di USA, Giappone e Canada di ridurre le emissioni di CO2 entro il 2020, l’UE “è l’unica che possa garantire un reale progresso dei negoziati”. E ancora più cruciale sarà il ruolo dell’Italia dal momento che a gennaio assumerà la presidenza G8.