• Articolo , 11 dicembre 2009
  • Gas serra: le emissioni sono maggiori di quanto dichiarato?

  • Da uno studio statunitense sembra che spesso i dati sulle emissioni di gas inquinanti dichiarati dalle aziende siano incongruenti con quelli rilevati dalle stazioni

(Rinnovabili.it) – In occasione della Conferenza di Copenhagen è stato presentato uno studio portato avanti da alcuni ricercatori americani. Gli esperti hanno rilevato che la concentrazione di alcuni gas, più dannosi della CO2 per il cambiamento climatico, è molto più elevata rispetto a quanto dichiarato. Il riferimento è soprattutto alle aziende che stanno beneficiando dei fondi delle Nazioni Unite per diminuire la produzione al fine di ridurre le emissioni, dubitando che stiano effettivamente rispettando i patti visti i livelli di inquinanti rilevati.
A tal proposito la Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite ha dichiarato di non avere dubbi sull’onestà delle suddette imprese rivelando come sia stato attivato un robusto sistema di controllo.
Tuttavia Ray Weiss dello Scripps Institution of Oceanography di San Diego, California, ha dichiarato che non tutte le aziende stanno rispettando i patti, continuando a produrre a pieno regime. “Confrontando ciò che è stato riportato con ciò che rileviamo in atmosfera è facile notare delle discrepanze”, ha comunicato alla BBC News aggiungendo che, benché ci siano compagnie virtuose, alcune probabilmente hanno innescato una sorta di mercato nero delle emissioni di questi gas inquinanti.
Gas industriali come l’esafluoruro di zolfo (SF6), idrofluorocarburi (HFC) e Tetrafluoruro di carbonio (CF4) sono tra i più potenti gas ad effetto serra presenti in atmosfera e, a parità di peso, l’SF6 è 23.000 volte più inquinante rispetto alla CO2 anche se, secondo quanto dichiarato dall’IPCC, questi gas contribuiscono solo all’1% del danno climatico generato dall’attività antropica.
Il problema della discordanza tra i dati rilevati e i dati comunicati potrebbe derivare, a detta del Dottor Weiss, dalla errata posizione delle stazioni di monitoraggio, spesso costruite in zone isolate e quindi lontane dalle fonti inquinanti.
“Le fabbriche sono state modificate per bruciare i gas piuttosto che per diminuirne la produzione; stiamo per questo effettuando delle misurazioni di HFC23 nell’area asiatica e stiamo monitorando i risultati che si stanno rivelando incompatibili con i dati dichiarati dalle aziende”.
Attualmente la maggior parte del denaro disponibile grazie alle disposizioni del Clean Development Mechanism (CDM) relativo al Protocollo di Kyoto, sono stati destinati alla Cina, dove le aziende si stanno adoperando ad attuare dei cambiamenti, avendo le risorse necessarie per farlo, al contrario dei Paesi in via di sviluppo.
“Vi posso assicurare che le riduzioni nell’ambito del CDM sono reali, perché sono controllate monitorate e verificate”, ha dichiarato Lex de Jonge, presidente del CDM Executive Board sottolineando che “Un altro problema è se ci sono altre fonti di HFC23 che stanno mettendo questo gas in atmosfera”.