• Articolo , 6 giugno 2011
  • Giappone: nuovo interesse per la geotermia

  • Nella scia della crisi nucleare, gli esperti asseriscono che sia giunto il momento di sfruttare il calore sotterraneo della nazione: oltre 23 GW di risorse potenziali

(Rinnovabili.it) – Le attuali carenze energetiche del Giappone potrebbero essere arginate in tempi non troppo lunghi ricorrendo allo sfruttamento del potenziale geotermico nazionale. A sostenerlo è Bloomberg New Energy Finance secondo cui il Sol Levante possiede il potenziale per entrare nell’olimpo dei grandi produttori mondiali di energia geotermica. In realtà, allo stato attuale il paese appare indietro: è dal 1996 che non sono stati presentati più grandi progetti e gli impianti in grado di sfruttare le acque sotterranee rappresentano oggi solo lo 0,2 per cento della capacità energetica del Giappone. Ad ostacolare nuovi progetti è soprattutto una normativa rigida che vieta la perforazione di pozzi nelle aree naturali ed un opposizione “culturale” da parte dei proprietari dei famosi “onsen” (bagni termali), preoccupati che l’uso dell’acqua calda del sottosuolo per generare elettricità possa danneggiare le loro attività.

Eppure, rivela il braccio di ricerca di Bloomberg, sono proprio i parchi a vantare l’82 per cento dei 23,5 GW geotermici stimati per il sottosuolo nipponico. “Se il governo vuole realizzare un nuovo passo avanti nello sviluppo della geotermia, si dovranno rivedere tutte le normative esistenti, in particolare quelle in materia di accesso ai parchi naturali e sul processo di approvazione dei progetti”, spiega l’analista Yugo Nakamura.
Secondo gli esperti le maggiori risorse ad alta entalpia si trovano a nord-est di Tohoku e a sud-ovest di Kyushu, regione che ospita il vulcano Kuju. “Per sostenere il futuro sviluppo geotermico, il governo giapponese sta discutendo la possibilità di introdurre un _feed in tariff”,_ ha dichiarato Shigeto Yamada, ingegnere e portavoce della _Geothermal Research Society of Japan,_ sottolineando peraltro le continue pressioni esercitate dall’industria di settore per ottenere nuove sovvenzioni governative. “Naturalmente, gli investimenti dall’estero sono sempre i benvenuti”.