• Articolo , 9 novembre 2007
  • Giuseppe de Rita: Il decollo in Europa? Occorre una potente rete per le rinnovabili

  • Incontriamo il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in occasione di un incontro tra gli operatori di settore per commentare lo studio, ancora in bozza, “Energia e sostenibilità ambientale”. L’iniziativa, nata dalla collaborazione del Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio con la Fondazione Censis nel 50° anniversario dei Trattati di […]

Incontriamo il Presidente del Censis Giuseppe De Rita in occasione di un incontro tra gli operatori di settore per commentare lo studio, ancora in bozza, “Energia e sostenibilità ambientale”. L’iniziativa, nata dalla collaborazione del Dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio con la Fondazione Censis nel 50° anniversario dei Trattati di Roma, prevede uno studio sull’utilizzo dei finanziamenti europei in Italia e una riflessione sulla capacità di partecipazione dei soggetti italiani ai programmi comunitari di ricerca e sviluppo attivati su diversi temi, tra cui l’energia e la sostenibilità ambientale.

Mauro Spagnolo – *Presidente De Rita, il Censis ha presentato agli operatori di settore un interessante studio “energia e sostenibiltà ambientale” sulle energie rinnovabili. Perchè la fondazione si occupa di energia e di risparmio energetico?*
*Giuseppe De Rita* – Il connubio “energia e ambiente” è diventato oggi una delle principali priorità strategiche dell’agenda politica, sia per le ricadute allo stesso tempo individuali e globali delle scelte operate, sia per gli effetti di lungo periodo che possono discendere dalle diverse opzioni in gioco. Al punto da rimettere in discussione la sostenibilità dello stesso modello tradizionale di sfruttamento delle risorse su cui è basata la crescita delle economie nazionali. Perseguire una maggiore efficienza energetica, e ottenere conseguenti risparmi sui consumi, è solo una delle risposte di fronte a un problema che comunque non si presta ad una soluzione unica.

MS – *Ci può sinteticamente descrivere gli aspetti di maggior interesse che emergono dal vostro studio?*
*GD* – I dati e le analisi sono ben noti agli addetti ai lavori. Da una parte, la vulnerabilità strutturale del nostro sistema energetico nazionale. Il tasso di dipendenza da fonti primarie è ormai all’85% del fabbisogno complessivo, rispetto ad un valore medio per l’Unione europea del 50%. La dipendenza dall’estero non ha solo pesanti risvolti negativi per l’Italia sul versante dei costi di approvvigionamento, visti i continui record battuti dal prezzo degli idrocarburi, ma anche sul piano strategico, viste le carenze sul fronte delle reti infrastrutturali: abbiamo solo quattro tubi che ci collegano a pochi Paesi fornitori di gas, rendendoci estremamente esposti ai rischi di rifornimento. Dall’altra parte ci sono alcune specificità tutte italiane del nostro energy mix rispetto agli altri Paesi europei: poco carbone, assenza della fonte elettronucleare, fonti rinnovabili che crescono con lentezza e in un quadro frammentato.

MS – *In verità sembrerebbe che la corsa alle rinnovabili, in Italia, sia molto lanciata. Come spesso accade nel bel Paese arriviamo più tardi di altri ma la nostra presa di coscienza vive accelerazioni incredibili. Non ritiene che questo fenomeno generi un “affollamento” tra gli operatori o gli esperti che spesso vantano esperienze che non hanno?*
*GD* – Policentrismo del territorio e “affollamento” dei soggetti sono, in effetti, due aspetti chiave che si riflettono anche nella nostra capacità di cogliere le opportunità offerte dai programmi comunitari per ottenere finanziamenti e creare solide partnership per la costruzione delle indispensabili filiere di ricerca ad alta specializzazione, trasferimento tecnologico e applicazione. La leadership in Europa in questo campo di sperimentazione è di Germania, Francia, Regno Unito, Olanda. L’Italia ha un rateo di successo più basso e riesce a catalizzare meno fondi: la frammentazione dei soggetti concorrenti e la mancanza di selezione attorno a tre o quattro idee-guida ci penalizza. Credo che un contributo importante possa venire dai big player energetici nazionali, che grazie alla dimensione aziendale e al know how interno possono innescare processi di selezione, di aggregazione e di traino per rafforzare la presenza del Paese.

MS – *Si fa un gran parlare di rinnovabili ed efficienza energetica. A suo giudizio quale ruolo hanno, nello sviluppo di queste tecnologie, le filiere locali e come dovrebbero essere organizzate?*
*GD* – Mi sembra che quello delle filiere locali sia al momento l’aspetto più delicato, l’anello debole. Che si parli di biocarburanti o di centrali a biomasse, occorre attrezzarsi in maniera razionale. Centralità del fattore “territorio” ma debolezza delle reti restano, anche da questo punto di vista, gli elementi distintivi che definiscono il nostro modo “molecolare” di accostare la questione. Per inciso, il fenomeno della protesta contro la realizzazione di infrastrutture di uso collettivo riguarda l’intero territorio nazionale, punteggiato di episodi di conflittualità locale che non riguardano solo le nuove centrali termoelettriche o i rigassificatori, ma mettono in discussione anche scelte ispirate da politiche attente alle compatibilità ambientali, come ad esempio la realizzazione di parchi eolici.

MS – *Qual è la sua opinione sugli impegni degli Stati membri a raggiungere la quota 20% di rinnovabili in Europa? E’ ancora una volta un obiettivo che sarà disilluso o esistono realmente delle condizioni per raggiungere quel risultato?*
*GD* – Siamo abituati all’affastellarsi di documenti con analisi congiunturali e dati previsionali prodotti da Bruxelles. Con ogni probabilità occorrerà attendere ancora a lungo prima che sia varata una vera e propria politica energetica dell’Ue e prima che i provvedimenti della Commissione europea in questo settore risultino effettivamente vincolanti. Le cancellerie europee sono impegnate in una dura competizione, perché interessi e strategie dei Paesi membri rimangono molto diversificati. Tuttavia, rispetto al passato vedo maggiore determinazione da parte di Bruxelles, o sarebbe meglio dire di Angela Merkel, che ha convinto la Ue a puntare sulle rinnovabili, e una maggiore duttilità dei singoli governi nazionali nell’orientarsi verso obiettivi comuni.

MS – *Parliamo di aspetti economici. Qual è la sua opinione rispetto all’affermazione di molti politici che le rinnovabili sono, oltre che un grande onere per la collettività, un’opportunità senza precedenti….*
*GD* – Quello dei costi delle energie rinnovabili mi sembra, a questo punto, davvero un falso problema. Ieri a New York il barile di petrolio ha toccato quota 98 dollari…