• Articolo , 31 agosto 2009
  • Gli eco-pannolini si fanno strada anche in Valle D’Aosta

  • Gli ecopannolini guadagnano terreno anche in Valle d’Aosta grazie all’iniziativa di Jessica Nico di La Thuile e Joelle Clusaz di Avise, che da alcuni mesi promuovono l’utilizzo dei pannolini lavabili su Internet. Con l’attenzione rivolta ai tempi di smaltimento secolari e alle discariche al tracollo, le due giovani mamme hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione […]

Gli ecopannolini guadagnano terreno anche in Valle d’Aosta grazie all’iniziativa di Jessica Nico di La Thuile e Joelle Clusaz di Avise, che da alcuni mesi promuovono l’utilizzo dei pannolini lavabili su Internet. Con l’attenzione rivolta ai tempi di smaltimento secolari e alle discariche al tracollo, le due giovani mamme hanno lanciato una campagna di sensibilizzazione sul sito www.bebevda.com. Primo in Valle d’Aosta a raccogliere la sfida dell’eco-pannolino é stato il Comune di Fenis: dà il buon esempio e concede contributi alle famiglie che si servono di prodotti lavabili. Ad Aosta il tema ha fatto capolino nella mozione presentata al Consiglio comunale di Aosta alla fine di luglio: i consiglieri comunali Verdi hanno chiesto di riconoscere un contributo alle famiglie che rinunciano ai pannolini usa e getta.

Secondo una ricerca dell’Università di Vienna, i pannolini di plastica richiedono circa 500 anni per decomporsi; per essere prodotti, inoltre, hanno bisogno del 37 per cento di acqua e del 70 per cento di energia in più rispetto alle quantità necessarie per il lavaggio dell’equivalente prodotto riutilizzabile.

I 2,2 miliardi all’anno di pannolini usati e gettati in Italia ogni anno richiedono 600.000 tonnellate di pasta di legno e un gran dispendio di energia, acqua, sostanze chimiche e materie plastiche. E diventano poi il 4 per cento dei rifiuti solidi urbani; una tonnellata per ogni bambino, nei suoi primi tre anni di vita. Non riciclabili, si degradano in centinaia di anni e in discarica sono possibile veicolo di agenti patogeni. Oltretutto sono costosi per le famiglie che spendono nei tre famosi anni fino a 2.000 euro, e per la collettività che si sobbarca gli oneri di smaltimento. ().