• Articolo , 5 gennaio 2010
  • Google aiuta a monitorare la deforestazione

  • Il braccio verde di Big G, in collaborazione con alcuni specialisti, ha lanciato un nuovo software per fornire una maggiore capacità di tutela del patrimonio forestale

(Rinnovabili.it) – Il braccio filantropico del colosso di Mountain View continua la sua marcia a favore del Pianeta. Dopo aver stanziato ingenti somme a sostegno di progetti e aziende per combattere i cambiamenti climatici, lanciato un software gratuito per monitorare i consumi energetici domestici e aver fornito un nuovo impulso al settore R&S delle rinnovabili, ora Google.org è pronto a lanciarsi in un’altra battaglia: quella contro la deforestazione. E per farlo ha realizzato una nuova piattaforma, tramite la tecnologia di Google Earth, per monitorare l’estensione di boschi e foreste e consentire a scienziati, governi, o agenzie di controllo ambientale, di verificare on-line la situazione dei “polmoni terrestri”.
Il software, presentato il mese scorso alla conferenza sul clima a Copenhagen, si prefigge di aiutare il programma REDD delle Nazioni Unite (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in Developing Countries); il nuovo motore di elaborazione di immagini satellitari ad alte performance è in grado di processare terabyte di informazioni su migliaia di server, dando l’accesso ai risultati online e permettendo di visualizzare cambiamenti e variazioni delle foreste in un determinato periodo di tempo.
Attualmente utilizzato solo da un ristretto numero di partner per la fase di test, è uno strumento in cui Big G crede molto: “Ci auguriamo che questa tecnologia contribuisca a fermare la rapida distruzione delle foreste nel pianeta. Le emissioni da deforestazione tropicale sono paragonabili a quelle di tutta l’Unione europea, e sono superiori alla CO2 rilasciata da tutte le automobili, camion, aerei, navi e treni nel mondo”, si legge nel blog ufficiale. “Il monitoraggio tradizionale delle foreste è complesso e costoso, richiede l’accesso a grandi quantità di dati satellitari, una gran quantità di dischi rigidi per contenere i dati e di computer per elaborare le informazioni, e soprattutto molto tempo per i calcoli. Il nostro prototipo dimostra come il motore Earth renda tutto questo più facile, spostando tutto nel cloud”.