• Articolo , 18 aprile 2007
  • Grande impegno per le rinnovabili, ma guai alle mode

  • È in atto una grande trasformazione sociale nella cultura energetica, ma bisogna vigilare sulle furbizie del Bel Paese ed impegnarsi sulla formazione professionale

*Senatore Bubbico, in qualità di Sottosegretario del Ministero per lo Sviluppo Economico, può spiegarmi cosa sta accadendo in questi mesi nel variegato mondo delle rinnovabili?*
Attualmente la logica più diffusa è di preoccuparsi indiscriminatamente della riduzione della Co2, anche a scapito della qualità di integrazione territoriale delle nuove tecnologie.
Spesso queste tematiche generano vere e proprie mode, fenomeni mediatici che annebbiano la lucida e concreta valutazione del bilancio energetico e ambientale di un intervento.
Bisogna inoltre sposare la logica della “contabilizazzione” energetica di ogni singola scelta, basandosi sul ciclo di vita e su quello produttivo, per valutarne l’effettiva impronta ambientale.

*Come si può ovviare a questo problema?*
Attraverso un approccio equilibrato che si basi su un mix di utilizzazioni delle fonti rinnovabili e della generazione distribuita. Se noi concentriamo tutte le nostre attenzioni in modo monotematico, come spesso i fenomeni mediatici ci portano a fare, immaginando il nostro futuro dipendente esclusivamente dal solare, dall’eolico o dalla biomassa, non raggiungeremo mai gli obiettivi programmati e saremo destinati a convivere con nuovi problemi territoriali che tali processi comporteranno.

*In Italia il quadro normativo, ma direi anche quello sociale, per lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia sta vivendo uno sviluppo esponenziale. Almeno questo è ciò che appare dall’attenzione che i media rivolgono a queste tematiche. Quanta responsabilità ha, per questo “Boom delle Rinnovabili” , il Ministero per lo Sviluppo Economico?*
Non credo che sia il risultato di un lavoro specifico del Ministero per lo Sviluppo Economico. Credo invece che la sensibilità da parte dei cittadini sia cresciuta notevolmente, e con essa quella dei “mondi professionali” che ruotano intorno a queste problematiche. Quindici anni fa questi problemi appartenevano solo ad una esigua elite professionale particolarmente specializzata. Se da una parte, infatti, rilevo nel mondo professionale un deficit di “cultura tecnologica” sui temi energetici, dall’altra vedo emergere una consapevolezza nell’opinione pubblica mai riscontrata prima. Quest’ultima genera una forte domanda da parte di un potenziale mercato. Ovviamente tutto questo, che potrebbe indurci a considerare come già presenti nel nostro Paese le migliori condizioni di contesto per lo sviluppo delle politiche energetiche sostenibili, merita invece grande attenzione. Per questo direi che esistono ancora solo le precondizioni per costruire una politica energetica più matura e consapevole rispetto a prima. Il nostro Ministero, che non ha esercitato nel passato un grande ruolo su queste tematiche, oggi dà un contributo nel separare le politiche energetiche dalle logiche e dalle mode del momento, trattando l’energia come una componente indispensabile della politica industriale per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese.

*Dallo studio “Le fonti rinnovabili per l’energia elettrica in Europa” commissionato dal GSE a Nomisma Energia e presentato da pochi giorni, risulta che l’Italia nella UE-25 è il quarto produttore di elettricità da fonte rinnovabile, ma dall’attuale 15% dovremo passare al 22% nel 2010.*
*Qual è, se ne esiste una, la ricetta del Ministero per lo Sviluppo Economico per raggiungere questo ambito target?*
La ricetta è nel sostenere contemporaneamente tutte le fonti rinnovabili, senza preferenze o esaltazioni derivanti da mode. Bisogna individuare le tipologie e le taglie dei generatori, a prescindere dalla fonte rinnovabile utilizzata, tenendo conto delle esigente territoriali su scala locale e con il fine ultimo della generazione distribuita. Bisogna utilizzare l’opportunità della produzione energetica locale come fattore basilare per lo sviluppo delle risorse territoriali.

*Gli incentivi in “conto energia” prevedono il sostegno al solare fotovoltaico più grande al mondo. Secondo Lei, il mercato italiano reagirà in modo adeguato a tale opportunità?*
Io credo che il mercato reagirà anche se sarà necessario evitare situazioni di sovra incentivazione per evitare degli inevitabili meccanismi distorcenti. Dobbiamo avere cura di accompagnare lo sviluppo di queste tecnologie nel nostro Paese in modo che l’intero sistema produttivo sia in grado di cogliere tali opportunità in una condizione di completo e duraturo equilibrio economico.

*A proposito di incentivi. Parliamo del “dietro le quinte” dell’ultima Delibera del “Conto energia”. È noto che il Suo Ministero ha partecipato in modo molto diretto alla predisposizione della Norma con la lunga lista di aggiustamenti rispetto alla precedente. In tale occasione, come Vi siete coordinati con l’altro Ministero di competenza ed in questo senso ci sono stati problemi?*
Si, problemi ci ne sono stati e, forse, ce ne sono ancora.
Purtroppo nel nostro Paese è ancora limitata la cultura di cooperazione tra le varie componenti della Pubblica Amministrazione. Esiste ancora, nel nostro Ministero come negli altri, un’eredità di comportamenti che privilegiano le componenti settoriali. Questa mancanza di coordinamento, a volte, causa la perdita di vista del fine ultimo del nostro lavoro: l’interesse del cittadino. Bisogna ancora lavorare molto per allineare le strategie ed integrare le specifiche politiche.

*Sono in molti, tra gli osservatori e gli operatori stranieri, a ritenere che questa impennata delle rinnovabili non porti ad un effettivo e conseguente sviluppo del mercato e dell’indotto delle rinnovabili. Anche Lei è di questo avviso?*
Penso che effettivamente questo costituisca un pericolo. La consapevolezza del pericolo ci deve portare a varare politiche in grado di difenderci da esso. Ad esempio il progetto di INDUSTRIA 2005 è, a mio giudizio, uno strumento molto efficace in questo senso: un’unica piattaforma di coordinamento per tutti i soggetti politici, imprenditoriali e del mondo della ricerca.

*Può anticiparci in cosa consiste il progetto di INDUSTRIA 2005?*
Essenzialmente si tratta di un programma che ruota su un unico concetto: l’energia come basamento della politica industriale. E l’energia è concepita non più come strumento per attivare politiche industriali, ma come fine ultimo delle politiche stesse. Intorno a tale obiettivo si vuole far convergere tutte le componenti settoriali.
Ad esempio assumere il tema dell’efficienza energetica come parametro di riferimento nel comparto edilizio comporta il coinvolgimento di tutti i processi industriali e tecnologici ad esso riferiti. In tal senso si inseriscono anche i meccanismi di innovazione di processo, che consentono di realizzare prodotti dalle stesse caratteristiche, ma con un dispendio energetico produttivo assai ridotto. Si tratta quindi di un programma che intende avvalersi di contributi intersettoriali con il fine di ottenere un nuovo parametro per la valutazione della produttività: il fattore energetico inteso sia come quantità di energia utilizzata nell’intero ciclo produttivo del prodotto, sia come quantità di energia risparmiata grazie al processo innovativo. Esempio tipico: il processo di cogenerazione o della rigenerazione.

*Si rileva grande fermento, in particolare nel settore del solare fotovoltaico, nel mondo dei professionisti, dei consulenti e delle piccole imprese. A fronte di un auguratissimo incremento di tutto l’indotto, il Ministero per lo Sviluppo Economico non teme, in un processo così repentino ed in un paese “latino” come il nostro, un problema di competenze e professionalità che potrebbe ripercuotersi sul reale sviluppo del settore?*
Assolutamente si. Penso che quello della competenza professionale sia uno dei problemi più pericolosi per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Un problema che va affrontato contemporaneamente con i soggetti sociali, istituzionali e professionali affinché queste opportunità non premino i furbi, alla ricerca di facili introiti, ma costituiscano uno stimolo per motivare le diverse componenti professionali a crescere davvero, ed in fretta, nell’ambito di queste nuove conoscenze offrendosi sul mercato solo in regime di grande qualità.

*Infine, Sottosegretario, un quesito personale: al di là delle dichiarazioni di Governo e degli impegni Europei, riusciremo davvero a vincere quella che appare la sfida più impegnativa del nostro ecosistema, la sfida del Clima?*
Solo se la vinciamo potremo raccontarlo, diversamente nessuno di noi potrà dire “io l’avevo detto…”