• Articolo , 27 febbraio 2010
  • Grandi polemiche per il blocco del traffico

  • Una misura giudicata indispensabile, insufficiente, demagogica, esemplare… Le polemiche non sono mancate e ognuno ha portato le sue ragioni. Rimane il fatto inoppugnabile che smog e PM10 hanno superato, e di non poco, nei centri urbani i limiti consentiti e non si può restare con le mani in mano

Smog. Intanto ricordiamo un dato etimologico: la parola nasce dalla fusione di due termini inglesi: smoke (fumo) e fog (nebbia). E si tratta di un termine molto sentito e letto questi giorni sui media, in particolare per il grave grado di inquinamento urbano che si sta registrando nel Nord del Paese (ma che non risparmia nemmeno il centro o il sud). Per questo, domenica 28 gennaio in un gran numero di comuni del nord, in base alle decisioni dei propri amministratori, è stato programmato uno stop domenicale del traffico per l’eccesso di smog e di polvere sottili, ormai fuori controllo, nelle rispettive aree urbane. Questo ha scatenato un’accesa polemica tra i fautori del sì e quelli del no. Ma in tal caso la distinzione si articola anche all’interno delle due fazioni. In buona sostanza c’è chi è favorevole perchè ritiene che si tratti di una misura efficace (come succede per le targhe alterne) per ridurre smog e polveri sottili. Altri sono pure favorevoli, anche se sono convinti che così non si riesca a risolvere il problema inquinamento, ma credono possa essere comunque una misura con un impatto “di richiamo” da un punto di vista della consapevolezza climatica e sociale dei cittadini.
Tra i contrari invece c’è chi sostiene che non ci sia affatto bisogno di adottare questi stop e che anzi crei addirittura un impatto economico negativo. In più ci sono i contrari perché, all’opposto, giudicano queste misure palliativi insufficienti, che mettono a posto la coscienza degli amministratori e dei cittadini, convinti di aver fatto un piccolo sacrificio, ma pur sempre utile nella lotta all’inquiamento (a Milano, solo 6 volte su 15 il fermo-auto ha riportato le polveri sottili sotto le soglie). E invece, dicono gli ambientalisti, è una falsa convinzione. Occorre infatti far capire che questi sporadici provvedimenti non risolvono il problema dello smog, ma che occorrono delle misure strutturali e una pianificazione futura della mobilità e del trasporto cittadino completamente rinnovata.

h4{color:#D3612B;}. Dove il blocco

Ciò detto, andiamo a vedere quali sono i comuni che aderiscono allo stop del traffico. L’elenco è aggiornato al 27 mattina, anche se qualche defezione o qualche adesione dell’ultima ora potrebbe essere ancora possibile.

*Lombardia*: Milano – Cormano – Sesto San Giovanni – Bresso – Cinisello Balsamo – Settimo Milanese – Bergamo – Lodi – Lecco – Mantova – Monza – Varese – Sondrio – Brescia più 19 comuni dell’area più critica nel bresciano
*Piemonte*: Torino – Alessandria – Asti – Cuneo – Novara – Verbania e Vercelli – Beinasco, Collegno – Grugliasco – Ivrea – Moncalieri – Nichelino – Pinerolo – Rivoli e San Mauro
*Emilia Romagna*: Bologna – Cesena – Ferrara – Forlì – Modena – Piacenza – Ravenna – Reggio Emilia e Carpi
*Veneto*: Venezia – Vicenza – Padova – Treviso e Rovigo
*Friuli Venezia Giulia*: Udine
*Trentino Alto Adige*: Trento

h4{color:#D3612B;}. Favorevoli e contrari

Un’altra polemica tra favorevoli e contrari investe anche gli strumenti di rilevazione e il loro posizionamento e in definitiva i dati che forniscono. Anche se attualmente le centraline di rilevazione dell’inquinamento atmosferico nelle città sono basate su reti neurali e in grado di auto-programmarsi, e, dotate della capacità di elaborare tendenze sui dati statistici accumulati, riescono anche ad anticipare i livelli di smog che saranno in seguito effettivamente rilevati. D’altronde il problema dello smog viene sentito da tutte le metropoli, anche quelle di Paesi che non sembrerebbero così sensibili al problema. E’ il caso di Pechino il cui sindaco, Guo Jinlong, ha recentemente reso noto di aver ordinato all’Iveco 200 autobus a metano, da utilizzare in quella che sarà la prima zona di Pechino senza mezzi pubblici a gasolio. Il progetto prevede, in vista di ulteriori iniziative di questo tipo, una joint venture tra Iveco e costruttori cinesi, per la realizzazione di un impianto in grado di produrre 12.000 autobus non inquinanti l’anno. Tanto per avere un’idea del progetto, l’impianto sarà più grande della Fiat di Termini Imerese.
Tornando allo stop di domenica va anche registrata la posizione dell’Automobil Club Italiano che si schiera con coloro che ritengono assolutamente marginali e temporanei gli effetti di queste iniziative. In particolare il presidente dell’Aci, Enrico Gelpi ha dichiarato: “Sappiamo tutti, sulla base dei dati scientifici anche del Ministero dell’Ambiente, quanto sia marginale l’incidenza delle emissioni degli autoveicoli sui livelli di smog, ma l’auto è il bersaglio più facile per le amministrazioni locali chiamate a far qualcosa contro l’inquinamento – ha poi proseguito aggiungendo -
Ben altro si sarebbe dovuto e si dovrebbe fare. Oltre ad intervenire sulle principali fonti di inquinamento, è necessario rafforzare il trasporto pubblico locale, garantire una più efficiente accessibilità ai grandi centri urbani, potenziando il trasporto su ferro, ponendo maggiore attenzione all’impatto sulla mobilità dei nuovi insediamenti residenziali e commerciali e delle operazioni di recupero delle aree dismesse”.

h4{color:#D3612B;}. Analisi, studi e dati

Oltre all’aspetto ambientale e del problema dell’innalzamento della temperatura con il rischio del cambiamento del clima, occorre tener presente anche l’emergenza sanitaria. Infatti secondo uno studio Oms-Apat, tra il 2002 e il 2004 oltre 8000 morti sono imputabili agli effetti a lungo termine delle polveri sottili. A queste si aggiungano anche i migliaia di ricoveri ospedalieri, che gravano sul sistema sanitario italiano.
Non crediamo occorrano altri dati per capire quanto sia grave una situazione che nell’ultimo decennio, soprattutto a Milano sta peggiorando velocemente. L’associazione Altroconsumo ad esempio, con l’utilizzo di rilevatori portatili, ha potuto misurare l’esposizione al particolato in tutta la città, compresi metropolitane e negozi, rilevando che anche in luoghi chiusi come i supermercati le concentrazioni di polveri si siano ormai stabilizzate ben oltre i limiti.
Ma affrontiamo il toro per le corna. Questi blocchi di un giorno hanno qualche effetto? Secondo uno studio che l’associazione costruttori italiani di automobili (ANFIA) e quella degli importatori di veicoli stranieri (UNRAE) hanno commissionato al CSST (Centro Studi sui Sistemi di Trasporto), sembrerebbe di no. “Il divieto di circolazione per qualsiasi veicolo comporta una riduzione di appena il 3% delle emissioni di PM10 da gas di scarico, rispetto al divieto di circolazione con esenzione per le autovetture Euro3 ed Euro4. La circolazione a targhe alterne ottiene una riduzione di appena l’1% delle emissioni.
I veicoli Euro3 ed Euro4, in tutto questo, contribuiscono solamente in minima parte alla emissione di PM10, in quanto è emerso che le emissioni si attestano per vetture corrispondenti a queste due normative influiscono nel totale solamente all’1,0 – 2.0% su scala nazionale e 2.5 – 3.0% su scala metropolitana”.
Le soluzioni indicate sono quindi incentivare il rinnovo del parco circolante di commerciali e bus, promuovendo la distribuzione di veicoli a metano. Quindi stimolare il rinnovo del parco vetture tradizionale. Quel 3% di PM10 potrebbe ridursi se tutte le auto circolanti fossero almeno Euro3. Questo significa che andrebbe incentivato l’acquisto di auto usate con queste caratteristiche. Anche un intervento sulla fluidificazione del traffico ridurrebbe i consumi e quindi le emissioni.

h4{color:#D3612B;}. Dal mondo degli ambientalisti

Gli ambientalisti sono generalmente d’accordo su queste iniziative, ma pongono l’accento sul fatto che debbono essere integrate con provvedimenti che incidano sullo sviluppo del modello di mobilità e di trasporto.
A questo proposito Andrea Poggio, vice direttore di Legambiente, ritiene che: “L’appello lanciato ieri dai sindaci di Milano e di Torino per il blocco contemporaneo del traffico in tutte le città della Pianura Padana è una novità importante in questa pesante stagione inquinata. Ma, accanto alle 100 ordinanze di blocco, ci attendiamo 100 delibere di misure strutturali antinquinamento”. Per l’associazione interviene anche la direttrice nazionale, Rossella Muroni, che sottolinea come “Per un giorno il silenzio del rombo dei motori sarà una pausa di riflessione per milioni di cittadini, e un monito nei confronti di un governo nazionale che non ha trovato il tempo, in tre anni, neppure di elaborare il Piano di risanamento dell’aria che l’Europa attende da tempo – ricorda la Muroni – L’Unione Europea ha infatti aperto una procedura di infrazione milionaria nei confronti dell’Italia a causa dell’inerzia delle istituzioni che ci condannano quindi all’inquinamento e alle tasse oggi e domani”.
Severi anche dal Wwf: “Una chiusura domenicale una tantum è inadeguata”. Infatti l’associazione boccia senza appello i blocchi al traffico, inutili in una situazione definita “di emergenza cronica”, e vorrebbe più coraggio politico su misure come l’Ecopass, la metropolitana e le ferrovie.
“È indispensabile non rimandare più gli interventi legati alla pianificazione del territorio che strutturalmente possono ridurre l’inquinamento, a partire dallo stralcio del tunnel Rho-Linate – si apprende in una nota dell’associazione ambientalista – Servono nuovi investimenti in mobilità a impatto zero. I cittadini di Milano e della Lombardia devono avere un serio vantaggio economico e temporale nell’utilizzo di treni, bus e metro”.
A favore di una visione più ampia del problema dell’inquinamento da parco circolante c’è anche l’opinione, un po’ pessimista, del professor Mario Cirillo, responsabile del servizio inquinamento atmosferico dell’Apat (l’agenzia scientifica del ministero dell’ambiente), “Se anche si riducessero del 20% le emissioni di gas inquinanti nel centro di Roma o di Milano o di Bologna, non servirebbe a molto – fa notare il professore Cirillo – Le alternative sono quelle che ci offre la tecnologia. Sviluppare la strada dei veicoli eco-compatibili e dare un forte impulso ai trasporti pubblici. Se funzionassero bene, la gente lascerebbe l’auto a casa, ma temo che ciò sia una chimera perché per raggiungere questo obiettivo sarebbe impellente un accordo serio ed intelligente dei Comuni, delle Regioni e dello Stato: non penso ci sia la volontà”.