• Articolo , 16 luglio 2009
  • Grecia, Usa, Italia e Uk unite nello studio del Climate Change

  • Variazioni nei parametri ambientali e del relativo impatto sulle attività umane vengono esaminati considerando gli scenari di emissione dell’IPCC

Grecia, USA, Italia e Gran Bretagna si uniscono nello studio dei cambiamenti climatici conseguenti il tanto discusso Global Warming e rivelano scenari preoccupanti nel bacino del Mediterraneo per il periodo 2031-2060. Nel loro recente articolo, pubblicato sul Global and Planetary Change, i ricercatori descrivono le variazioni climatiche e l’impatto che esse avranno sulle attività umane e sugli ecosistemi naturali quando, verosimilmente, si verificherà un riscaldamento globale di 2°C. Lo studio è stato effettuato utilizzando il modello di circolazione globale HadCM3. Dalle simulazioni effettuate le variazioni nelle precipitazioni e nella temperatura superficiale vengono esaminate attraverso l’analisi dei valori estremi, sotto gli scenari di emissione A2 e B2 (scenari futuri di emissione codificati dall’IPCC).
La fiducia nei risultati si ottiene attraverso il bootstrap (metodo statistico iterativo con il quale si ricavano, dalla distribuzione empirica del campione, diverse stime del parametro di interesse con le quali si è in grado di ottenere misure di variabilità del parametro stesso quali ad esempio la deviazione standard). Di seguito riportiamo le conclusioni del progetto di ricerca mentre l’artcolo è reperibile su “Scienze Direct”:http://www.sciencedirect.com/ nella sua versione intergrale.

Il modello climatico mostra che, sulle aree territoriali del bacino Mediterraneo, il riscaldamento è maggiore rispetto alla media globale. Il tasso di riscaldamento del pianeta è di circa 2 °C in primavera e in inverno, mentre raggiunge i 4 °C in estate.
Si prevede un mese addizionale di giorni estivi, insieme a notti tropicali con una durata da 2 a 4 settimane. Ci si aspetta un aumento dei giorni con ondate di caldo e una diminuzione delle notti di gelo pari ad un mese nelle aree interne.
Nella parte settentrionale del bacino, il diffuso calo delle precipitazioni in estate è parzialmente compensato da un aumento delle precipitazioni invernali. Un periodo aggiuntivo di giorni secchi da uno a tre settimane porta ad una stagione secca allungata di una settimana e spostata verso la primavera nel sud della Francia e all’interno dell’Algeria, e verso l’autunno altrove. Nel Mediterraneo centrale le giornate aride aumentano di un mese, partendo una settimana prima e terminando tre settimane più tardi.
E’ stato valutato anche l’impatto di questi cambiamenti climatici sulle attività umane come l’agricoltura, l’energia, il turismo e degli ecosistemi naturali (incendi boschivi).
Per quanto riguarda l’*agricoltura*, le colture il cui ciclo di coltivazione è soprattutto autunnale e invernale, non mostrano variazioni o riportano addirittura un aumento delle rese. Al contrario, le estive registrano una notevole diminuzione del tasso di rendimento. Il diverso andamento è attribuito ad un periodo di siccità più lungo durante l’estate e ad un aumento delle precipitazioni in inverno e in autunno.

Un mese addizionale ad alto rischio di *incendi boschivi* è previsto per gran parte del bacino.

La domanda di *energia* subisce un aumento: i livelli in significativa diminuzione nel corso di un periodo invernale più caldo nelle zone interne, sembrano invece aumentare notevolmente durante l’estate quasi ovunque.

Infine, temperature estremamente elevate durante la stagione estiva nel Mediterraneo, congiuntamente ad un miglioramento delle condizioni climatiche nel Nord Europa, potrebbero portare ad una graduale diminuzione del *turismo* estivo nel Mediterraneo, ma anche ad un aumento in primavera e in autunno.